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Home » Attualità » Il caso di Nessy Guerra, bloccata in Egitto con la figlia da oltre 2 anni e perseguitata dall’ex marito

Il caso di Nessy Guerra, bloccata in Egitto con la figlia da oltre 2 anni e perseguitata dall’ex marito

La sanremese Nessy Guerra si trova in Egitto, bloccata da un'accusa di adulterio mossa dall'ex marito che la ricatta e ha tentato di rapire la loro figlia.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene30 Gennaio 2026
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Nessy Guerra
Nessy Guerra (fonte: YouTube)

La vicenda di Nessy Guerra, giovane mamma di Sanremo, si protrae ormai da tempo tra processi, ricatti e fughe che sembrano uscite da una spy story. Da oltre due anni la donna è bloccata in Egitto insieme alla figlia Aisha di tre anni e mezzo, coinvolta in una complessa vicenda giudiziaria che rischia di stravolgere per sempre la sua vita e quella della bambina.

Ieri si è tenuta l’udienza del processo per adulterio presso il tribunale di Hurgada, che ha visto Nessy come imputata. L’accusa è stata presentata dall’ex marito Tamer Hamouda, italo-egiziano già condannato in Italia in via definitiva per violenza e stalking. La sentenza è attesa per il 18 febbraio, mentre il 2 febbraio è fissata l’udienza civile sull’affidamento della figlia.

Durante l’udienza, l’ex marito ha portato un testimone egiziano per deporre contro Nessy. Ma la situazione ha preso una piega inquietante quando questo individuo ha contattato il padre della donna prima del processo. “Prima del processo, questo individuo ha contattato mio padre e gli ha chiesto dei soldi, della serie ‘se non me li dai, testimonio contro tua figlia’”, ha spiegato Nessy Guerra. Il testimone avrebbe richiesto 200 mila lire egiziane, circa quattro mila euro, in cambio del suo silenzio.

La situazione si è ulteriormente complicata quando il testimone ha ammesso per iscritto, tramite messaggio, di aver ricevuto denaro dall’ex marito. “Ha ammesso che Tamer gli ha offerto 200 mila lire egiziane per testimoniare contro di me”, ha dichiarato la sanremese. I messaggi che documentano il tentativo di ricatto sono stati depositati in tribunale come prova della manipolazione in corso.

Il tribunale di Hurgada ha disposto il deposito delle memorie conclusive e la causa è stata rinviata in attesa della decisione del giudice. Nel frattempo, Nessy Guerra vive in una residenza protetta, cambiata più volte per motivi di sicurezza, costretta a tenere le finestre chiuse per paura dell’ex marito. La donna ha raccontato che Tamer avrebbe già tentato di rapire la bambina e avrebbe assoldato persone per pedinarla.

In Egitto, una moglie riconosciuta colpevole di adulterio può essere punita con una reclusione fino a due anni. Si tratta di criteri profondamente diversi da quelli dell’ordinamento italiano, dove l’adulterio non costituisce reato e dove l’interesse superiore del minore rappresenta la guida principale in tutte le decisioni che riguardano i bambini. Nel sistema giudiziario egiziano, questo aspetto non è stato preso in considerazione: “Il giudice non mi ha mai chiesto nulla di mia figlia, ma probabilmente ha capito che Tamer è una persona pericolosa”, ha commentato Nessy.

Questa non è la prima denuncia per adulterio presentata da Tamer Hamouda contro la ex moglie. L’uomo l’aveva già denunciata due volte in precedenza per lo stesso reato, ed entrambe le volte la causa era stata archiviata. Ma non si è dato per vinto, presentando una terza accusa che ora rischia di avere conseguenze drammatiche.

Durante l’ultima udienza, l’ex marito si è presentato in tribunale accompagnato dalla madre, che ha accusato il governo italiano di discriminare Tamer perché musulmano. Nessy non si è presentata fisicamente all’udienza per motivi di sicurezza, ma era rappresentata dal suo legale che ha presentato tutta la documentazione a difesa.

Il caso ha attirato l’attenzione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha dichiarato: “Seguiamo questo caso con una grande attenzione, una madre ridotta in condizioni di prigionia con una bimba così piccola deve essere assistita con forza”. Tajani ha assicurato che Nessy Guerra è assistita “minuto per minuto” dall’ambasciata italiana al Cairo e che il governo italiano spiegherà il caso alle autorità egiziane, analizzando con loro ogni risvolto giuridico e anche umano.

L’affidamento della figlia Aisha rappresenta un altro nodo cruciale della vicenda. Inizialmente disposto a favore della nonna paterna, l’affidamento sarà oggetto di una nuova udienza che potrebbe determinare il futuro della bambina. I familiari di Nessy, presenti con lei in Egitto, continuano a chiedere un intervento deciso della politica italiana per risolvere una situazione che appare sempre più insostenibile.

La realtà giudiziaria egiziana presenta regole molto diverse da quelle italiane. Nel Paese dei faraoni, senza un certificato di matrimonio, un uomo e una donna non possono dormire nello stesso albergo e neanche in stanze diverse, sebbene questa norma non venga applicata nelle grandi catene alberghiere internazionali. Per Nessy, questa differenza culturale e giuridica si è trasformata in un incubo che dura da oltre due anni.

Ora la giovane mamma attende con ansia la sentenza del 18 febbraio, che potrebbe condannarla a due anni di carcere, e l’udienza sull’affidamento della figlia. “Resteremo in ansia nell’attesa”, ha dichiarato, mentre la sua storia continua a sollevare interrogativi sul rispetto dei diritti umani e sulla protezione dei cittadini italiani all’estero.

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