Un contenitore blu con fascia bianca e manico arancione, dello stesso tipo di quelli portati in spiaggia d’estate. È questo il box isotermico, un modello degli anni Ottanta, privo di qualsiasi sistema elettronico di controllo della temperatura, che il 23 dicembre scorso è stato usato per trasportare il cuore destinato al piccolo Domenico, il bambino morto a Napoli dopo un trapianto finito in tragedia.
L’equipe dell’ospedale Monaldi di Napoli aveva a disposizione, già da mesi, contenitori tecnologici di nuova generazione dotati di termostato. Eppure nessun membro del personale aveva seguito il corso di formazione necessario per utilizzarli. Così, per il trasporto dall’ospedale San Maurizio di Bolzano fino al capoluogo campano, si è ricorso al vecchio frigo da campo, con una scritta a pennarello nero sul fianco: “S. Op. C. Ch. Ped.”, abbreviazione di “sala operatoria di cardiochirurgia pediatrica”.

Quella scritta è stata notata dai carabinieri del Nas di Napoli nel momento in cui il contenitore è stato posto sotto sequestro, dopo la morte del bambino. Il fascicolo fotografico e il verbale del sequestro fanno ora parte degli atti trasmessi dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, insieme alla richiesta di incidente probatorio per l’autopsia sul corpo di Domenico.
Sette componenti dell’equipe chirurgica del Monaldi risultano indagati per omicidio colposo. Domenico è morto sabato scorso, dopo sessanta giorni trascorsi in coma farmacologico, a seguito di complicazioni riconducibili, secondo le prime ricostruzioni, al danno provocato al cuore dall’utilizzo di ghiaccio secco durante la fase di conservazione e trasporto.
Il Monaldi, nel documento di Audit interno, ha definito l’impiego di ghiaccio secco un “elemento determinante nella causazione del danno”, al quale sarebbero ascrivibili “le conseguenze successive”. Nel verbale emerge un dettaglio che pesa: il personale della sala operatoria di Bolzano aveva chiesto se fosse necessario ghiaccio sterile o non sterile, e l’equipe di espianto proveniente da Napoli aveva risposto che la distinzione non era rilevante ai fini della conservazione. Una risposta che ora è al centro dello scontro tra i due ospedali: da un lato chi avrebbe fornito il ghiaccio ritenuto inadeguato, dall’altro chi non avrebbe effettuato i controlli necessari.
Mentre l’inchiesta entra nella fase più delicata, le verifiche si moltiplicano. Gli ispettori inviati dal Ministero della Salute sono arrivati all’ospedale di Bolzano per acquisire tutta la documentazione relativa alla vicenda, replicando le stesse procedure già svolte al Monaldi la settimana precedente. In parallelo, i carabinieri del Nas di Trento si sono recati all’ospedale bolzanino per una serie di accertamenti autonomi: ai militari è stato consegnato l’elenco completo del personale coinvolto nell’intera procedura di espianto e trasporto del cuore, a tutti i livelli professionali.
La morte di Domenico ha lasciato un segno profondo. La famiglia sta portando avanti l’iter per istituire una fondazione in sua memoria, mentre da tutto il mondo continuano ad arrivare manifestazioni di vicinanza. Quel che rimane, però, al di là del cordoglio, è una serie di domande senza risposta: perché non si è usato il contenitore tecnologico disponibile? Chi doveva controllare la qualità del ghiaccio? E soprattutto, si poteva evitare? Sono domande a cui spetterà alla magistratura rispondere. Il percorso è ancora lungo.



