Si è spento alle 9.20 all’ospedale Monaldi di Napoli Domenico, due anni, diventato il simbolo di una tragedia sanitaria che ha tenuto l’Italia col fiato sospeso per quasi due mesi. Il bambino era ricoverato in terapia intensiva dal 23 dicembre 2025, dopo un trapianto di cuore danneggiato. Stamattina, intorno alle 5.30, le condizioni si erano ulteriormente aggravate con un arresto cardiocircolatorio e il piccolo aveva ricevuto l’estrema unzione dal cardinal Battaglia.
Domenico era affetto da cardiomiopatia dilatativa e attendeva da tempo un trapianto salvavita. Il 22 dicembre 2025 era arrivata la notizia tanto attesa: un cuore compatibile trovato a Bolzano. Il 23 dicembre, però, l’organo arrivò al Monaldi in condizioni gravemente compromesse, conservato in un contenitore non omologato e mantenuto con ghiaccio secco invece del ghiaccio tradizionale, con conseguenti danni da congelamento a livello cellulare. I medici, avendo già rimosso il cuore malato del bambino, si trovarono senza alternative e procedettero comunque al trapianto.
Dal 23 dicembre, Domenico è rimasto ricoverato in terapia intensiva attaccato all’ECMO, la macchina che supporta la funzione cardiaca e polmonare. A febbraio si era reso disponibile un secondo cuore, ma il pool di specialisti, tra cui esperti del Bambino Gesù di Roma, del Regina Margherita di Torino, di Padova e di Bergamo, aveva stabilito che le condizioni del bambino non erano compatibili con un nuovo intervento, a causa del deterioramento di reni, fegato e polmoni.
Il 19 febbraio 2026 la famiglia aveva avviato una Pianificazione Condivisa delle Cure (PCC), il percorso previsto dalla Legge 219/2017 per evitare l’accanimento terapeutico e alleviare le sofferenze. Il bambino era sedato, collegato all’ECMO, con una grave insufficienza multiorgano. I genitori sono rimasti vicino a lui, sussurrandogli dolcemente e pregando.

Al momento la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo con sei indagati per lesioni colpose, tra medici e paramedici delle due équipe del Monaldi, ma la morte di Domenico potrebbe trasformare il reato in omicidio colposo. Anche la Procura di Bolzano ha aperto un procedimento separato. Gli ispettori del Ministero della Salute hanno acquisito documentazione in entrambi gli ospedali che si rimbalzano le responsabilità. Naturalmente, tutto è in fieri e gli inquirenti dovranno lavorare a lungo per definire chiaramente come si sia bloccata la catena di comando.
La vicenda ha riaperto il dibattito sulla sicurezza delle procedure di trasporto degli organi in Italia, sull’uso obbligatorio di contenitori omologati di nuova generazione e sulla formazione del personale coinvolto nelle catene di trapianto. Il caso Domenico potrebbe diventare un punto di svolta normativo per il settore. Ma ne avremmo fatto volentieri a meno.



