La vita privata di Valentino Garavani è sempre stata avvolta da una discrezione assoluta. Sin dalla prima collezione nel 1959 e fino all’ultima, sviluppata prima del ritiro nel 2008, il celebre stilista ha sempre mantenuto riserbo sulla sua vita, limitandosi a concedere pochi dettagli. E sui suoi amori le notizie sono sempre state pochissime: solo dopo essersi ritirato dal mondo della moda egli si abbandonò ad alcune, limitatissime, confessioni.
Al centro dell’esistenza di Valentino Garavani c’è sempre stato Giancarlo Giammetti, la figura più duratura e significativa della sua vita. L’incontro avvenne per caso il 31 luglio 1960, al Pipistrello Night Club di Roma, in pieno fermento della dolce vita. Valentino aveva già studiato moda a Parigi per dieci anni, formandosi da Jean Dessès e Guy Laroche, e aveva aperto il proprio atelier nella Capitale, aiutato dai genitori. Ma era difficile mantenere in piedi un’impresa nascente, specialmente quando gli investitori si ritiravano di colpo.
Giancarlo Giammetti era un figlio della Roma bene, studente svogliato alla Facoltà di Architettura di Valle Giulia, sei anni meno dello stilista e una mente in grado di sfogliare il futuro. Come raccontò lui stesso, non amava studiare ma amava l’architettura, l’arte e immaginare, non la routine. Quell’incontro estivo cambiò letteralmente la vita a entrambi.
Il sodalizio cominciò tra i locali notturni di Via Veneto e l’atelier in piazza Mignanelli, poi spostato in Via Gregoriana, che insieme agli studi di altre maison trasformò Roma in una Hollywood sul Tevere. La definizione di ruoli precisi a livello professionale fu immediata: uno creativo, l’altro businessman. Valentino il talento e Giancarlo il cervello, come dicevano gli amici. Dodici anni di relazione sentimentale che si trasformarono in oltre mezzo secolo di intesa professionale.
Come raccontò Valentino stesso nel 2004: “Giancarlo ed io ci capiamo perfettamente, ma la sua personalità è totalmente opposta alla mia”; “Un amore fraterno, ancestrale, un amore per la sopravvivenza. Che amore incredibile abbiamo provato e che profondo affetto continuiamo a provare”, commentò Giammetti. La loro relazione sentimentale si concluse di fatto nel 1972, ma il legame rimase indissolubile. Legati da sempre e per sempre, continuarono a parlare e bisticciare tra loro soltanto in francese, la lingua non comune che avevano scelto sin dagli inizi per esprimersi dentro un’unione che nessun altro aveva.
Il segreto della durata oltre l’amore lo svelò Giammetti stesso: “Nella mia vita ho sempre fatto di tutto per rendere la vita serena a Valentino, lo sento tutti i giorni, e ci vediamo, e quando mi vede sento che è felice. Sento che questo è il mio più grande vanto”. La loro dinamica venne splendidamente rappresentata nel documentario del 2008 Valentino: The Last Emperor, così come nel libro Private, pubblicato da Giammetti con Assouline nel 2013, che ha tracciato il loro legame personale e professionale.
Della storia con Giancarlo Giammetti si è saputo solo quando Valentino decise di rivelarla, mentre sulla successiva relazione con Vernon Bruce Hoeksema, fondatore del brand VBH, le informazioni sono ancora più scarse. Di Hoeksema persino i cenni biografici sono stringati: dopo una carriera da modello nel 1984 entrò nella maison Valentino come Executive Vice President restandovi fino al 2001. Fu lui a negoziare la primissima vendita del marchio.
Successivamente passò ad Asprey e da lì avviò il suo brand, assai amato da celebrità come Michelle Obama e Gwyneth Paltrow. La storia tra Valentino e Hoeksema è stata vissuta nel massimo della riservatezza: rarissime le foto pubbliche, risalenti principalmente agli ultimi anni dello stilista a capo della maison, ancora più rare quelle private.
Un capitolo a parte meritano le donne della vita di Valentino, che egli amò e venerò con gli abiti che confezionava per loro. “Alle mie indossatrici più belle spesso dicevo: farei un figlio con te, anche con te, e con te”, ricordò in un’intervista del 2007.
Un’eccezione illustre è rappresentata da Marilù Tolo, di cui egli si innamorò davvero dopo che gli aveva fatto da modella per una collezione, poco più che adolescente: “Era veramente bellissima, bruna, con questi occhi incredibili. Lei aveva solo 17 anni e io 27. Le regalai un anello, che mi restituì. Rimasi molto male”, raccontò Valentino in un raro excursus sulla sua vita privata. Tolo finì per sposare un altro uomo (pur restando amica di Valentino) e divenne attrice di cinema di genere, anche per Federico Fellini e Vittorio De Sica; ispirò anche una canzone di Serge Gainsbourg intitolata proprio Marilu.
Dietro l’imperatore della moda pulsava dunque un cuore segreto, fatto di amicizie durature, amori vissuti lontano dai riflettori e un’infinita devozione per le muse del rosso. Una vita privata tenuta con cura lontano dalle luci della ribalta, come gli spilli sottili che sua madre, agli inizi, raccoglieva ogni sera con la calamita nell’atelier romano, perché le modiste li trovassero puliti e pronti all’uso la mattina successiva. Il versante più segreto e rosso del suo cuore.



