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Home » Attualità » KastaDiva, Taffo e quella raccolta fondi per il funerale sospesa: cos’è successo?

KastaDiva, Taffo e quella raccolta fondi per il funerale sospesa: cos’è successo?

La famiglia di Bruno Gagliano (KastaDiva) ha avviato una raccolta fondi per le spese funebri. L'intervento di Taffo ha sollevato dubbi che hanno portato alla sospensione.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino28 Gennaio 2026
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Bruno Gagliani in arte KastaDiva
Bruno Gagliano in arte KastaDiva (fonte: YouTube)

Sabato 24 gennaio Bruno Gagliano, performer noto nel panorama drag romano con il nome d’arte KastaDiva, è morto a 40 anni dopo essersi lanciato dal nono piano del palazzo dove viveva nel quartiere Colle Salario a Roma. Una vicina ha dato l’allarme in via dell’Apiro, ma i carabinieri hanno potuto solo constatare il decesso. L’identificazione è arrivata solo ore dopo. Originario di Alcamo, in provincia di Trapani, Gagliano aveva iniziato a esibirsi come drag queen a 17 anni, trasferendosi poi nella capitale dove era diventato una figura di riferimento al Muccassassina, storica serata della comunità queer romana. Nel 2017 aveva vinto il titolo di Miss Drag Queen Lazio e lavorava anche come truccatore professionista e artista del lipsync.

Gli ultimi mesi erano stati particolarmente difficili. Bruno era seguito da una clinica psichiatrica dopo un primo tentativo di suicidio e aveva recentemente perso la madre, che aveva assistito durante una lunga malattia. Questa serie di eventi aveva segnato profondamente il performer, portandolo a un progressivo peggioramento psicologico.

Subito dopo la tragedia, i familiari hanno aperto una raccolta fondi su GoFundMe per coprire le spese legate al rientro della salma da Roma ad Alcamo e alle esequie. Nel messaggio iniziale chiedevano aiuto per permettere a Bruno di “tornare nella sua terra e ricevere l’ultimo saluto dai suoi affetti”. In poche ore sono arrivate donazioni per 11mila euro.

Il problema è nato quando Taffo, l’agenzia di onoranze funebri famosa per i suoi post ironici sui social, è intervenuta pubblicamente sollevando dubbi sulla cifra richiesta. L’azienda ha fatto notare che il tetto della raccolta era passato prima da 7mila a 11mila euro, poi a 20mila, aggiungendo:

“Per trasportare una salma non ci vogliono tutti questi soldi (sapete, ce ne intendiamo). Vorremmo sapere a chi servono visto che Bruno non c’è più“.

Questo intervento ha innescato polemiche e portato alla sospensione temporanea della raccolta fondi.

 

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I parenti di Bruno hanno risposto pubblicamente spiegando che la cifra di 11mila euro serviva a coprire diverse voci di spesa: trasporto della salma, sepoltura, acquisto del posto al cimitero, lavori murari, tasse comunali e allestimento della camera ardente a Roma dopo l’autopsia, per dare modo a chiunque avesse conosciuto Bruno di salutarlo un’ultima volta.

Sulla questione dell’aumento del tetto massimo, la famiglia ha chiarito di non conoscere il funzionamento di GoFundMe: quando si raggiunge l’obiettivo iniziale, la piattaforma aumenta automaticamente il limite. “Non sapevo che stabilendo un tetto massimo e raggiungendo la somma, automaticamente questa aumentasse, sennò mi sarei premurata di bloccare tutto prima”, hanno scritto.

I familiari hanno inoltre ribadito che le donazioni sono spontanee e hanno promesso di fornire la documentazione di tutte le spese sostenute. Parte dei fondi eventualmente rimasti, hanno aggiunto, sarebbero stati destinati alla comunità LGBTQ+ e alle associazioni che si occupano di tossicodipendenza.

 

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