Diciassette anni dopo l’ultima volta, Gianfranco Fini è tornato ad Atreju, la festa di Fratelli d’Italia che si tiene ai giardini di Castel Sant’Angelo a Roma. Un ritorno carico di emozioni e significati per l’ex presidente di Alleanza Nazionale, che sul palco ha incontrato Francesco Rutelli per rivivere la storica sfida elettorale del 1993, quando si contesero la poltrona di sindaco della Capitale.
Davanti a cinquecento persone, Fini ha definito il momento “un ritorno a casa”, pronunciando parole che hanno fatto scalpore. Quando gli hanno chiesto se si riconosce nel centrodestra attuale, la sua risposta è stata netta: “Sì”. E ha aggiunto qualcosa di ancora più clamoroso, accolto da applausi scroscianti: ammettere che sciogliere Alleanza Nazionale fu un errore.
Secondo Fini, AN rappresentava una comunità politica solida, e ha riconosciuto a Giorgia Meloni e a Fratelli d’Italia il merito di aver ricostruito quello spirito comunitario. “Restare fuori dal proprio perimetro significa rischiare di diventare apolidi”, ha spiegato, precisando di riconoscersi nell’attuale governo. Ha anche confessato: “L’ho votata, la voterò anche se non condivido tutto al 100%, come è normale per uomini liberi”.
L’ex vicepremier ha chiarito di non volere favori o incarichi da Fratelli d’Italia, sottolineando come il suo pentimento riguardi soprattutto le condizioni che pose ai tempi del Popolo delle Libertà, quando ruppe con Silvio Berlusconi. “Il Pdl doveva essere plurale, ma quella pluralità venne meno. Non mi sono mai fatto comandare da nessuno”, ha detto, ribadendo la sua indipendenza pur ammettendo l’errore strategico.
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Nato a Bologna il 3 gennaio 1952, Fini si è laureato in Pedagogia prima di tuffarsi nella politica militando nel Movimento Sociale Italiano, il partito neofascista. La sua carriera decolla velocemente: nel 1983 diventa deputato e lo resterà fino al 2013. La svolta arriva nel 1995 a Fiuggi, quando guida la trasformazione del MSI in Alleanza Nazionale, archiviando il passato neofascista e portando la destra al governo insieme a Berlusconi.
Con AN diventa una figura centrale del centrodestra italiano: nel 2004 è ministro degli Esteri, dal 2008 al 2013 ricopre l’incarico prestigioso di presidente della Camera. Ma nel 2010 rompe con Berlusconi e fonda Futuro e Libertà per l’Italia, un esperimento che si rivela fallimentare: alle elezioni del 2013 raccoglie appena lo 0,4% dei voti, chiudendo di fatto la sua carriera politica attiva.
Oggi Fini è in pensione e non ha incarichi politici né tessere di partito. Negli ultimi anni è tornato sotto i riflettori principalmente per questioni giudiziarie: nel 2024 il Tribunale di Roma lo ha condannato in primo grado a 2 anni e 8 mesi per riciclaggio, in relazione alla vendita controversa di un appartamento a Montecarlo ereditato da Alleanza Nazionale dalla contessa Colleoni. Nella stessa vicenda sono stati condannati anche la sua compagna Elisabetta Tulliani (5 anni), il cognato Giancarlo Tulliani (6 anni) e il padre di lei, Sergio Tulliani (5 anni). La sentenza non è definitiva e può essere impugnata in appello.
Fini ha commentato dicendosi sereno e sostenendo di aver solo autorizzato la vendita senza conoscere i dettagli finanziari delle operazioni di riciclaggio. Appare raramente in tv o in interviste.



