In questi giorni i riflettori sono puntati su Atreju, l’evento politico organizzato da Fratelli d’Italia al via da oggi, 6 dicembre fino al 14, nei giardini di Castel Sant’Angelo a Roma. La manifestazione attira politici italiani e stranieri, artisti e giornalisti da tutto il mondo, ma molti si chiedono ancora: perché si chiama proprio così?
La storia di Atreju inizia nel 1998, quando venne creata come festa giovanile di Azione Giovani, il settore under 30 di Alleanza Nazionale. Tra i fondatori c’era anche Giorgia Meloni, allora giovane attivista e oggi presidente del Consiglio. Nel tempo la kermesse ha cambiato organizzatori: dal 2009 è passata a Giovane Italia (movimento giovanile del PdL) e dal 2014 è gestita da Gioventù Nazionale, il ramo giovani di Fratelli d’Italia.
Quello che era nato come appuntamento di partito si è trasformato in un forum politico trasversale. Il nome viene dal protagonista de “La storia infinita”, il romanzo fantasy di Michael Ende pubblicato nel 1979 e trasformato in film cult nel 1984. Atreju è un giovane guerriero che combatte contro il Nulla, una forza oscura che divora il mondo della fantasia. Gli organizzatori hanno sempre spiegato di aver scelto questo personaggio perché rappresenta un ragazzo che lotta contro l’apatia e il vuoto valoriale che minacciano le nuove generazioni.
La scelta del nome genera però controversie ricorrenti. In passato Roman Hocke, amico e agente letterario di Michael Ende (morto nel 1995, tre anni prima della prima edizione di Atreju), ha dichiarato ad Huffpost che né l’autore né i suoi eredi hanno mai autorizzato l’uso del personaggio per scopi politici. Anzi, gli eredi avrebbero espressamente vietato questo utilizzo.
Secondo Hocke, il richiamo ad Atreju contraddirebbe i valori di apertura e inclusione che Ende difendeva. L’agente letterario parla addirittura di possibile appropriazione indebita. Di contro, gli organizzatori sostengono che la manifestazione dà spazio a voci di ogni orientamento politico, rendendo improprio qualsiasi accostamento a posizioni divisive.
La questione è intricata dal punto di vista legale perché coinvolge tre diversi sistemi di diritto d’autore: italiano, tedesco ed europeo. Tutelare un’opera è una cosa, proteggere solo il nome di un personaggio è molto più complicato.
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Tra i momenti chiave dell’edizione 2025 spiccano ospiti internazionali di grande rilievo come Abu Mazen, presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, e Rom Braslavski, israeliano che è stato ostaggio di Hamas per oltre due anni. Sul palco si alterneranno tutti i leader dell’opposizione (Giuseppe Conte, Carlo Calenda, Matteo Renzi, Riccardo Magi e Angelo Bonelli), tranne Elly Schlein, in dialogo con i ministri del governo.
Non mancheranno temi delicati come la separazione delle carriere in magistratura con il ministro Nordio, Antonio Di Pietro e Gaia Tortora, o il dibattito su immigrazione e trafficanti con vari ministri europei coordinati da Piantedosi.
Il mondo dello spettacolo sarà rappresentato da Carlo Conti, Mara Venier, Ezio Greggio e Raoul Bova, mentre tra i momenti più attesi ci sono l’intervista a Raffaele Fitto (commissario e vicepresidente europeo), il confronto tra ministro Crosetto e Marco Travaglio, e l’incontro Ignazio La Russa-Enrico Mentana. Spazio anche allo sport con la premiazione degli allenatori campioni del mondo di pallavolo Ferdinando De Giorgi e Julio Velasco, insieme a Gianluigi Buffon.
Come da tradizione, domenica 14 dicembre chiuderà Giorgia Meloni, affiancata dai leader della coalizione di centrodestra Salvini, Tajani, Lupi e Cesa, oltre al presidente del partito Ecr Mateusz Morawiecki.
