La cucina italiana entra ufficialmente nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità. La decisione è arrivata dal Comitato intergovernativo dell’UNESCO, riunito a Nuova Delhi, e rappresenta un traguardo senza precedenti: l’Italia è il primo Paese al mondo a vedere riconosciuta la propria tradizione culinaria nella sua completezza, non solo singoli piatti o tecniche.
La candidatura, intitolata “Cucina italiana: sostenibilità e diversità bioculturale”, è stata presentata dai ministeri della Cultura e dell’Agricoltura. Il 10 novembre 2025 era arrivato un primo via libera dal comitato tecnico, che aveva espresso valutazione positiva e raccomandato l’inserimento nella Lista rappresentativa. Il voto unanime ha sancito l’ingresso ufficiale.
Secondo l’UNESCO, la cucina italiana non è semplicemente un insieme di ricette famose come pasta, pizza o risotto. È un sistema culturale complesso che intreccia tradizioni regionali, stagionalità, biodiversità e soprattutto convivialità. Nelle parole del Comitato, rappresenta “un modo per prendersi cura di sé stessi e degli altri, esprimere amore e riscoprire le proprie radici culturali”.
È considerata un’arte di vivere che unisce famiglie, comunità e territori, trasmettendo memoria e identità attraverso le generazioni. Non si celebra solo il cibo, ma l’intero rituale della tavola: dalla preparazione alla condivisione, dal rispetto dei prodotti locali alla lotta contro lo spreco alimentare.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, presente alla cerimonia in India, ha parlato di “grande gioco di squadra” e ha sottolineato come ogni ricetta racconti i territori italiani, promuovendo una dieta mediterranea sostenibile e rappresentando un motore di crescita economica.
La premier Giorgia Meloni ha commentato con un videomessaggio: “Per noi italiani la cucina non è solo cibo. È cultura, tradizione, lavoro, ricchezza”. Ha ricordato che dietro ogni piatto ci sono filiere agricole che uniscono qualità e sostenibilità, un patrimonio millenario tramandato di generazione in generazione e la maestria di cuochi e ristoratori.
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha definito la giornata “storica”, aggiungendo che il riconoscimento celebra “l’identità nazionale” e sarà uno strumento per contrastare le imitazioni del Made in Italy. Ha ringraziato le famiglie che tramandano ricette antiche, gli agricoltori che custodiscono la terra e i ristoratori che portano nel mondo i valori autentici dell’Italia.
Oltre al valore simbolico, questo riconoscimento potrebbe avere ricadute concrete significative. Si prevede un aumento dei flussi turistici verso le città d’arte e le regioni con forti tradizioni gastronomiche. Attualmente l’Italia esporta 70 miliardi di euro di prodotti agroalimentari ed è la prima economia europea per valore aggiunto nel settore agricolo.
La valorizzazione della cucina come patrimonio vivente potrebbe sostenere le piccole realtà locali, proteggendo saperi e sapori autentici dall’omologazione globale. L’UNESCO ha apprezzato anche il modello di sostenibilità ambientale della cucina italiana, basato sul contrasto allo spreco e sulla riduzione del consumo di risorse.
Con questo nuovo inserimento, gli elementi italiani nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO salgono a 19, più uno nel Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia. A livello mondiale, l’UNESCO ha riconosciuto finora 788 elementi in 150 Paesi.



