Alessandro Tortato, consigliere d’indirizzo della Fondazione Teatro La Fenice nominato dal Ministero della Cultura, ha rassegnato le dimissioni il giorno dopo il voto consultivo con cui il Consiglio ha confermato Beatrice Venezi come nuova direttrice musicale. Lo ha annunciato lui stesso in un lungo post su Facebook, intitolato semplicemente “Dimissioni”, con toni diretti e senza giri di parole. La motivazione di fondo è chiara: a suo avviso, la vicenda si è trasformata in uno scontro puramente politico, nel quale la presenza di un musicista tra i consiglieri non ha più senso.
Docente al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, Tortato era stato scelto a gennaio 2025 dal ministro Alessandro Giuli proprio in quanto figura tecnica: un musicista, cioè, capace di portare competenza artistica all’interno di un organo di governance. Aveva preso il posto di Cremisi, nominata nel 2019 dall’allora ministro Franceschini. La sua nomina era nata con un obiettivo preciso, portare professionalità musicale nelle decisioni del Consiglio, che, secondo lui, è venuto meno nel momento in cui la politica ha preso il sopravvento.
La nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale, annunciata dal sovrintendente Nicola Colabianchi il 22 settembre 2025 e formalizzata il 10 marzo 2026 dal Consiglio d’indirizzo presieduto dal sindaco Luigi Brugnaro, ha scatenato mesi di polemiche. Orchestrali, coristi e sindacati hanno contestato la scelta fin dal primo giorno, sostenendo che il curriculum della direttrice non sia all’altezza di un teatro di rilevanza internazionale come la Fenice. Le proteste hanno incluso volantinaggi durante gli spettacoli, assemblee e uno sciopero che, il 17 ottobre, ha portato all’annullamento di una prima. Persino oltre 140 abbonati storici avevano firmato una lettera aperta minacciando di non rinnovare l’abbonamento.
Nel post, Tortato elenca con precisione le ragioni del suo malumore. Sul piano istituzionale, critica Colabianchi per aver comunicato pubblicamente che la nomina di Venezi era stata approvata all’unanimità dal Consiglio d’indirizzo: un’affermazione falsa, secondo lui, e per giunta in contrasto con lo Statuto, che non attribuisce al Consiglio alcuna competenza sulle nomine artistiche. Sul piano personale, trova inaccettabile che Venezi abbia definito la Fenice un teatro “con gestione anarchica” e che abbia pubblicamente abbracciato il giornalista Andrea Ruggieri, il quale aveva definito orchestrali e coristi “pippe il cui massimo titolo è il battesimo”. Altrettanto fuori luogo, a suo giudizio, le dichiarazioni della direttrice sul pubblico veneziano, descritto come composto da ottantenni.
Tortato difende anche la sospensione temporanea del cosiddetto “welfare” aziendale, la quale era stata interpretata dai sindacati come una ritorsione contro le proteste. Per lui si è trattata invece di semplice prudenza finanziaria:
“Visto che stiamo parlando della Fenice e non della bocciofila di Maerne, che non esiste, così non offendo nessuno, era assolutamente sensato sospendere quel pagamento finché non si avesse avuto la certezza che quei soldi sarebbero entrati in cassa“.
Le dimissioni di Tortato non arrivano per protesta contro la nomina in sé, che considera legittima. Arrivano per la gestione politica dell’intera vicenda, che ha reso, a suo dire, inutile la presenza di una figura tecnica nel Consiglio. Chiude il suo post con parole amare ma dignitose: “Torno alle mie passioni, mai abbandonate, con il grande rimpianto di aver vissuto un’esperienza che mi aspettavo entusiasmante e che si è invece rivelata un disastro. Viva la Fenice, viva Venezia.”
La sua uscita apre ora un nuovo capitolo nella già complicata governance del teatro veneziano, mentre Beatrice Venezi si prepara ad assumere ufficialmente l’incarico a partire dall’ottobre 2026, con un contratto quadriennale.



