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Home » Attualità » La protesta per Gaza spacca l’Eurovision Song Contest 2026, è caos dopo il via libera a Israele: ecco le nazioni che non parteciperanno

La protesta per Gaza spacca l’Eurovision Song Contest 2026, è caos dopo il via libera a Israele: ecco le nazioni che non parteciperanno

Israele ammesso all'Eurovision 2026, ma Spagna, Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia boicottano per protesta contro Gaza.
RedazioneDi Redazione5 Dicembre 2025
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Eurovision 2026
Eurovision Song Contest 2026 (fonte: Sito ufficiale Eurovision)

L’Unione Europea di Radiodiffusione ha dato il via libera alla partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2026, ma la decisione ha innescato una reazione a catena che minaccia di ridimensionare significativamente la manifestazione. Spagna, Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia hanno annunciato ufficialmente il boicottaggio della competizione canora, in programma dal 12 al 16 maggio a Vienna, in segno di protesta contro la condotta di Tel Aviv nella guerra a Gaza.

La decisione è arrivata al termine dell’assemblea generale dell’Ebu tenutasi a Ginevra, convocata per discutere alcune modifiche al regolamento e per affrontare le richieste di esclusione di Israele avanzate da diversi paesi membri. L’assemblea ha scelto di non procedere a un voto che mettesse in discussione la partecipazione israeliana, approvando invece a larga maggioranza nuove regole di votazione più severe per garantire maggiore trasparenza e fiducia nel sistema.

Le nuove norme mirano a prevenire i televoti multipli e pilotati verso lo stesso concorrente, una problematica emersa con forza nell’edizione 2025 quando la cantante israeliana fu protagonista di una straordinaria rimonta grazie al massiccio voto del pubblico, alimentando ulteriori polemiche e sospetti di manipolazione dei risultati.

 

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La Spagna è stata tra le prime a formalizzare il ritiro. Il Consiglio di amministrazione di Rtve ha stabilito che non invierà alcun rappresentante a Vienna e non trasmetterà nemmeno la finale dell’evento sugli schermi spagnoli. Alfonso Morales, Segretario Generale della Rtve, ha espresso seri dubbi sulla partecipazione dell’emittente israeliana Kan, sottolineando come la situazione a Gaza e l’uso del concorso da parte di Israele per scopi politici rendano sempre più difficile mantenere l’Eurovision come evento culturale neutrale.

L’emittente olandese Avrotros ha seguito la stessa linea, dichiarando che dopo aver soppesato tutte le prospettive, la partecipazione non può essere conciliata con i valori pubblici fondamentali per l’organizzazione. Anche l’Irlanda ha confermato la propria posizione attraverso l’emittente pubblica Rte, che ha definito inaccettabile la partecipazione dato il conflitto in corso.

Nel comunicato ufficiale, Rte ha evidenziato la spaventosa perdita di vite umane a Gaza e la crisi umanitaria che continua a mettere a rischio la vita di così tanti civili. L’emittente irlandese si è dichiarata profondamente preoccupata per l’uccisione mirata di giornalisti a Gaza durante il conflitto e per il continuo diniego di accesso al territorio ai giornalisti internazionali. La Slovenia si è unita successivamente al boicottaggio attraverso un annuncio pubblicato sul sito web della sua emittente nazionale RTV.

La questione riaccende il dibattito sui doppi standard applicati dall’Eurovision. Nel 2022 la Russia venne espulsa dalla manifestazione dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina, una decisione che ha sollevato interrogativi sulla coerenza dei criteri di esclusione. Il premier spagnolo Pedro Sanchez aveva già criticato a maggio questa disparità di trattamento, mettendo in luce come situazioni apparentemente simili ricevano risposte differenti da parte degli organizzatori.

L’Islanda ha fatto sapere che prenderà una decisione definitiva sulla propria partecipazione entro la settimana prossima, lasciando aperta la possibilità di un ulteriore allargamento del fronte dei paesi boicottanti. La situazione resta fluida e potrebbe evolversi ulteriormente nei prossimi giorni, con altri paesi membri dell’Ebu chiamati a valutare la propria posizione di fronte a una frattura che appare sempre più evidente all’interno della comunità radiofonica europea.

 

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