Nella campagna senese, in un casale costruito a sua immagine e somiglianza, l’ex compagna del Cavaliere Silvio Berlusconi Francesca Pascale si racconta senza filtri in un’intervista al Corriere della Sera e ripercorre i momenti più intensi e dolorosi della sua vita.
Il simbolo del legame con Berlusconi è un ciliegio maestoso nel giardino, sotto il quale Pascale ha posto una sedia rubata a Villa Maria, la residenza brianzola dove vivevano insieme. “Ci lascio sempre un cuscino, è la sua postazione per guardare il panorama. È il vero totem del mio grande amore, con cui parlo, piango, trova conforto”, confessa.
Il racconto si fa drammatico quando Pascale affronta il tema delle origini familiari. “Papà operaio, mamma casalinga: un patriarcato naturale. A mio padre rimprovero di non avermi mai fatta sentire amata. Era un uomo violento: con mia madre, con me e le mie sorelle. Non lo perdonerò mai di essere stato violento con mamma anche durante la malattia”.
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La madre, pur spinta dalla figlia verso un’emancipazione, non riuscì mai a lasciare il marito. “La preoccupava cosa avrebbe detto la gente. E si preoccupava per lui”, ricorda Pascale. L’ultimo incontro con il padre risale al matrimonio della sorella Marianna, nel 2016 o 2017. Da allora, nessun contatto: “Ho già fatto testamento: non voglio nemmeno che venga al mio funerale”.
Proprio in questo contesto di sofferenza familiare, la relazione con Berlusconi assume il significato di una rivalsa personale. “Conquistare l’amore dell’uomo più importante d’Italia fu una rivalsa incredibile. Sì, l’ho sempre pensato”, ammette. Un percorso psicologico complesso: “I tuoi genitori sono la radice dell’amore. Per me dare e ricevere amore è su questo binario di non reciprocità e di sofferenza. Oggi ho deciso di non stare con nessuno”.
Il ricordo della scomparsa di Berlusconi rimane vivido. “Un’autrice di Otto e Mezzo mi avvisò, subito dopo mi chiamò il professor Zangrillo. Ricordo solo di essere scoppiata a piangere e di aver messo giù. Un dolore così forte lo avevo provato solo per nostra madre”, racconta. Al funerale si sedette nell’ultima fila, all’ultimo posto, tra gli ultimi amici del Presidente.
Sulla separazione, Pascale chiarisce: “Berlusconi diceva che avevo bisogno di libertà, che non poteva farmi vivere la sua vecchiaia e non voleva imprigionarmi. La situazione diventò fragile per tanti motivi. Ma la verità è che tra di noi non è mai finita, non ci siamo mai realmente separati”. Il punto di rottura arrivò sui diritti civili: dal 2013 il Presidente aveva voglia di rinnovare il linguaggio del partito, ma l’ala conservatrice del partito non gradì.
Pascale rivela anche un capitolo amaro della sua vita sentimentale post-Berlusconi: “Ho vissuto una relazione tossica con chi lo disprezzava ma viveva con il suo denaro”. Il riferimento è all’ex compagna Paola Turci.
Sul fronte politico, Pascale è netta: “Nessuno è l’erede politico di Berlusconi. Mi piacerebbe tantissimo Mario Draghi. Tajani è inadeguato e dovrebbe solo dimettersi. Mi piacerebbe candidarmi per le segreterie”.



