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Home » Attualità » L’Italia è in guerra? La premier Meloni è chiara: “Non vogliamo esserlo, ma le conseguenze sono imprevedibili”

L’Italia è in guerra? La premier Meloni è chiara: “Non vogliamo esserlo, ma le conseguenze sono imprevedibili”

Meloni a RTL 102.5: 'Non siamo in guerra e non vogliamo esserlo.' Ecco cosa sta succedendo davvero tra Italia, Iran e Medio Oriente.
RedazioneDi Redazione5 Marzo 2026
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aereo da guerra
aereo da guerra (fonte: FreePik)
Una domanda che in queste ore rimbalza sui motori di ricerca e sui social: l’Italia è in guerra? La risposta arriva direttamente da Giorgia Meloni, intervistata in diretta da RTL 102.5 mentre la tensione in Medio Oriente continua a salire. La premier ha scelto parole nette, senza margini di ambiguità:
“Non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”.
Meloni ha descritto la situazione attuale come una crisi profonda del diritto internazionale, con un mondo che,  a suo dire, sembra sempre più governato dal caos. A preoccuparla in modo particolare è il comportamento dell’Iran che, con una reazione definita “scomposta”, sta colpendo paesi vicini. Un’escalation, ha sottolineato, capace di produrre “conseguenze imprevedibili” con possibili ripercussioni dirette anche sull’Italia.
Giorgia Meloni Porta a Porta
Giorgia Meloni Porta a Porta (fonte: YouTube)
A tenere banco è anche la questione delle basi militari americane presenti sul suolo italiano, tre strutture concesse agli Stati Uniti in virtù di accordi risalenti al 1954 e aggiornati nel corso dei decenni. Meloni ha chiarito che, ad oggi, non è pervenuta nessuna richiesta di utilizzo ai fini del conflitto. Gli accordi bilaterali, ha spiegato, prevedono autorizzazioni per operazioni logistiche e per le cosiddette operazioni non cinetiche, cioè attività diverse dal bombardamento diretto. Qualora dovessero arrivare richieste di un impiego più esteso delle basi, la decisione, ha precisato la premier, spetterebbe al governo insieme al Parlamento.

A proposito di Parlamento, mentre Meloni parlava ai microfoni radiofonici, a Montecitorio il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro degli Esteri Antonio Tajani rendevano comunicazioni congiunte alla Camera sulla situazione in Medio Oriente. Crosetto ha annunciato di aver già dato mandato al Capo di Stato Maggiore della Difesa di innalzare al massimo il livello di protezione della difesa aerea e antimissilistica nazionale, in coordinamento con gli alleati e con la NATO:

“Di fronte a una reazione sconsiderata possiamo aspettarci di tutto“.

Il ministro ha anche chiarito la strategia di Teheran: l’Iran, impossibilitato a colpire Israele direttamente per via della distanza, avrebbe optato per una deliberata strategia del caos, bersagliando paesi estranei al conflitto come Emirati Arabi, Qatar, Kuwait, Turchia e Cipro. Per quest’ultima, l’Italia si è impegnata, insieme a Spagna, Francia e Polonia, all’invio di assetti navali, in applicazione dell’articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea, che obbliga gli stati membri a prestarsi reciproca assistenza in caso di aggressione armata.

Sul fronte degli aiuti ai paesi della regione, sia Meloni che Tajani hanno confermato che l’Italia, insieme a Francia, Germania e Regno Unito, invierà supporto di natura difensiva ai paesi del Golfo, con particolare riferimento ai sistemi di difesa aerea. Una scelta motivata non soltanto dalle relazioni diplomatiche tra le nazioni, ma anche dalla presenza nell’area di decine di migliaia di cittadini italiani e di circa duemila militari, oltre che dall’importanza strategica di quelle rotte per gli approvvigionamenti energetici del paese. Tajani ha chiuso ribadendo che la priorità del governo resta la via diplomatica: i canali di dialogo con Teheran, ha assicurato, rimarranno aperti.

 

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