A pochi giorni dal suo ottantesimo compleanno, Liza Minnelli pubblica un’autobiografia che racconta senza filtri una vita fatta di trionfi clamorosi e cadute dolorose. Il libro, Io, Liza, in uscita il 10 marzo per Rizzoli, è un viaggio intimo tra i momenti più luminosi e quelli più bui della sua storia.
Figlia del regista Vincente Minnelli e della leggendaria Judy Garland, Liza è cresciuta a Hollywood circondata da star. In casa passavano regolarmente icone del cinema come Humphrey Bogart, Lauren Bacall, Lana Turner e Fred Astaire. I suoi compagni di giochi erano futuri volti noti come Mia Farrow e Candice Bergen.
Dietro quell’infanzia da sogno, però, si nascondeva una realtà molto più complessa: lutti, tradimenti, matrimoni falliti e dipendenze. Il rapporto con la madre, ad esempio, fu complicato fin dall’inizio. Quando Liza aveva solo cinque anni, Judy Garland si confidava con lei come se fosse un’adulta, raccontandole paure, rabbia e frustrazioni. La loro vita insieme era imprevedibile: ai concerti trionfali seguivano fughe dagli hotel senza pagare il conto.
Judy sperava di rilanciare la propria carriera con il film È nata una stella, ma l’insuccesso al botteghino fu un duro colpo. Liza ricorda ancora il dolore per la sua scomparsa: avrebbe voluto salvarla dall’abuso di alcol e farmaci. La Garland morì a soli 47 anni.
Il grande successo per Liza arrivò nel 1973 grazie all’Oscar come miglior attrice per Cabaret, diretto da Bob Fosse. Il regista trasformò perfino i suoi piccoli difetti fisici in elementi scenici: Liza, per esempio, era nata con una gamba leggermente più lunga dell’altra, dettaglio che Fosse utilizzò nella coreografia. Ma quel trionfo segnò anche l’inizio di un periodo difficile. Droga, pillole e alcol entrarono sempre più nella sua vita.
Stavo diventando davvero come Sally Bowles. Decadente e sopra le righe, proprio come mia madre.
Dopo l’Oscar, sorprendentemente, il telefono smise quasi di squillare. Nonostante il successo, Hollywood non le offrì ruoli all’altezza e la Minnelli accettò progetti poco convincenti, come Lucky Lady con Burt Reynolds e Gene Hackman, che si rivelò un flop. La sua carriera divenne così un alternarsi continuo di momenti straordinari e cadute improvvise.
Nei periodi migliori organizzava cene memorabili nella sua casa di Los Angeles: attorno al tavolo si ritrovavano artisti come Madonna, Quentin Tarantino e Shirley MacLaine, tra canzoni improvvisate e grandi vassoi di Kentucky Fried Chicken, la sua debolezza. Ma la lotta con la dipendenza rimaneva sempre presente.
Non si guarisce mai davvero. Puoi smettere, ma la tentazione resta sempre lì.
Uno dei momenti più umilianti della sua vita arrivò nel 2003. Dopo aver bevuto troppo in un bar di New York, Liza svenne sul marciapiede. Le persone le passavano accanto senza fermarsi: qualcuno forse pensava fosse una senzatetto, altri magari avevano capito chi fosse davvero. Non lo saprà mai. Fu il suo staff a ritrovarla e riportarla a casa. Oggi, però, dice di non toccare alcol da undici anni.
Tra le rivelazioni più sorprendenti del libro c’è anche il racconto del suo primo matrimonio con il cantautore australiano Peter Allen. Si erano conosciuti da giovanissimi, lei aveva 17 anni, lui 19, proprio grazie a Judy Garland. Si sposarono nel 1967 e sembravano una coppia perfetta: creativi, eccentrici e molto affiatati. Allen scriveva canzoni per lei, anche per lo spettacolo di Broadway Flora the Red Menace.
Il matrimonio però finì nel 1974. Anni dopo Liza raccontò di aver sorpreso il marito a letto con un uomo. Quello stesso giorno Allen le disse la verità: l’amava profondamente, ma era gay. Lei reagì con una risata: in fondo lo aveva sempre sospettato. I due rimasero amici fino alla morte di Allen nel 1992, a causa di complicazioni legate all’AIDS. Nel tempo il cantante è diventato un simbolo della comunità LGBTQ+ americana.
Un altro episodio doloroso riguarda la serata degli Academy Awards del 2022, durante il tributo per i 50 anni di Cabaret. La Minnelli racconta che l’Academy le impose di presentarsi sul palco in sedia a rotelle:
Mi dissero che era per via dell’età. O così, o niente.
Accanto a lei c’era Lady Gaga. Liza racconta che la cantante, prima di salire sul palco, le chiese persino il nome del film celebrato, come per verificare la sua memoria.
Mi sono sentita trattata come un’idiota. Posso perdonare, ma non dimenticherò.
Tornata a casa quella sera, capì che era arrivato il momento di raccontare tutta la verità sulla sua vita. Dopo quattro matrimoni, tra cui uno con un truffatore, e incontri memorabili con personaggi eccentrici come Peter Sellers, che lei ricorda mentre urlava con voci diverse, Minnelli guarda alla sua storia con ironia:
Non sono solo invecchiata, sono proprio vecchia. Ma dentro mi sento sempre la stessa Liza.
La sua autobiografia, dunque, vuole essere anche un messaggio per chi lotta con le dipendenze: chiedere aiuto è fondamentale. Liza continua a dire che la vera compassione va riservata a sua madre, mentre lei vuole andare avanti, continuando a portare gioia alle persone, proprio come ha sempre fatto.
