Una scena che sembrava impossibile fino a pochi giorni fa si è concretizzata ieri mattina in un’aula del tribunale federale di Manhattan. Nicolás Maduro, fino al 3 gennaio presidente del Venezuela, è apparso davanti alla giustizia americana con le caviglie incatenate e l’uniforme arancione dei detenuti. Accanto a lui la moglie Cilia Flores, anche lei in divisa da carcere e con evidenti segni di ferite sul volto.
L’udienza, durata appena trenta minuti, ha mostrato un uomo abituato al potere assoluto costretto a sottomettersi alle regole di un sistema giudiziario che non controlla. Quando il giudice Alvin Hellerstein, 92 anni, ha chiesto semplicemente di confermare la sua identità, Maduro ha tentato di trasformare il momento in una dichiarazione politica: “Sono Nicolás Maduro Moros. Sono il presidente del Venezuela. Mi hanno rapito il 3 gennaio dalla mia casa a Caracas. Sono un prigioniero di guerra“.
Ma il giudice lo ha fermato immediatamente con tono secco: “La interrompo. Ci sarà tempo per discutere tutto questo. Ora voglio sapere solo se lei è Nicolás Maduro Moros“. Un momento che ha chiarito subito chi comanda in quella stanza, rovesciando i ruoli a cui Maduro era abituato nel suo paese.

Il leader venezuelano di 63 anni deve rispondere di quattro reati gravissimi che abbracciano oltre 25 anni, dal 1999 al 2025: cospirazione per narcoterrorismo, possesso illegale di armi e traffico di cocaina verso gli Stati Uniti. Quando gli è stato chiesto come si dichiarasse, ha risposto in spagnolo: “Soy inocente. Non sono colpevole. Sono un uomo onesto. Sono ancora il presidente del mio paese”.
Anche Cilia Flores si è presentata come “la first lady del Venezuela” dichiarandosi “completamente innocente”. Il suo avvocato ha rivelato che durante l’operazione militare americana la donna avrebbe riportato ferite serie, forse costole rotte o gravemente contuse. Il giudice ha ordinato subito assistenza medica per entrambi.
L’operazione “Absolute Resolve” è stata lanciata sabato 3 gennaio su ordine del presidente Donald Trump. Le forze speciali americane, in particolare il Delta Force e l’FBI Hostage Rescue Team, hanno fatto irruzione nella residenza di Maduro a Caracas catturando lui e la moglie. Dopo essere stato trasferito prima a Guantanamo Bay e poi in elicottero a New York, Maduro è ora detenuto nel carcere federale MDC Brooklyn.
L’incriminazione si basa su prove raccolte in oltre dieci anni durante diverse amministrazioni americane. Le accuse sono state costruite anche grazie alla collaborazione di due ex figure di vertice del regime venezuelano: il generale Cliver Alcalá e l’ex capo dell’intelligence militare Hugo Carvajal, entrambi processati per narcotraffico nello stesso tribunale.
A rappresentare Maduro c’è Barry Pollock, l’avvocato che ha già difeso Julian Assange, fondatore di WikiLeaks. Durante l’udienza Pollock non ha chiesto la scarcerazione su cauzione né un processo veloce, ma ha fatto capire che la linea difensiva punterà sulla legalità dell’operazione militare: “Ci sono questioni sulla legittimità del suo rapimento da parte dell’esercito”, ha dichiarato. La prossima udienza è stata fissata per il 17 marzo.
Il giudice ha verificato con cura che Maduro e la moglie conoscessero i loro diritti, avessero letto le accuse e sapessero di poter ricevere visite consolari. Un dettaglio significativo: Maduro ha ammesso di non conoscere quei diritti prima che il giudice li spiegasse, un paradosso per un leader che in patria ha sistematicamente negato questi stessi diritti a migliaia di oppositori e manifestanti.
Decine di persone si erano messe in fila dall’alba per assistere all’udienza. Durante la seduta si è verificato un momento di tensione quando Maduro si è dichiarato innocente: Petro Rojas, un venezuelano di 33 anni tra il pubblico, ha gridato in spagnolo “Jamas!” (giammai), aggiungendo che Maduro è un leader illegittimo che pagherà per i suoi crimini. Il presidente venezuelano si è girato verso di lui proclamando: “Sono un uomo di Dio, un prigioniero di guerra. Sarò libero”, mentre le guardie lo scortavano fuori dall’aula.
Fuori dal tribunale la scena era divisa: da una parte chi celebrava vedere finalmente Maduro davanti alla giustizia dopo anni di regime oppressivo, dall’altra chi denunciava l’operazione come prova dell’imperialismo americano. Due visioni contrapposte di un evento che segna comunque una svolta storica senza precedenti: un leader sudamericano in carica processato da una potenza straniera.
Le conseguenze internazionali dell’operazione sono ancora tutte da valutare, mentre il Venezuela si trova ora senza il suo presidente storico, con la vicepresidente Delcy Rodríguez nominata presidente ad interim dalla Corte Suprema venezuelana.



