È caos in Messico dopo l’operazione militare che ha portato all’uccisione di Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, conosciuto con l’alias El Mencho, fondatore e leader del Cartello di Jalisco Nueva Generación. L’uomo era considerato il criminale più ricercato del Paese e uno dei più pericolosi al mondo, con taglie che raggiungevano cifre record sia negli Stati Uniti che in Messico.
Le forze di sicurezza messicane hanno confermato la morte del potente narcotrafficante, avvenuta ieri dopo un blitz condotto nel comune di Talpa de Allende, nello stato di Jalisco, area storicamente identificata come roccaforte del cartello. Secondo quanto dichiarato dal Ministero della Difesa messicano, Oseguera Cervantes è stato intercettato a Tapalpa, a circa due ore di macchina a sud-ovest di Guadalajara, durante un’operazione delle forze speciali.
Durante il blitz, i soldati sono stati colpiti dal fuoco nemico e hanno risposto uccidendo quattro persone sul posto. Altre tre persone, tra cui El Mencho, sono rimaste gravemente ferite. Il boss è deceduto durante il trasporto aereo verso Città del Messico. Nell’operazione sono state arrestate altre due persone e sono stati sequestrati veicoli blindati, lanciarazzi e armi di alto calibro. Tre membri delle forze armate sono rimasti feriti e stanno ricevendo cure mediche.
Nemesio Oseguera Cervantes era nato il 17 luglio 1966 nella comunità rurale di Aguililla, nello stato di Michoacán, in una famiglia povera che coltivava avocado. Abbandonò la scuola elementare in quinta per lavorare nei campi e all’età di 14 anni iniziò a sorvegliare piantagioni di marijuana. Negli anni ’80 emigrò illegalmente negli Stati Uniti, stabilendosi nell’area della Baia di San Francisco, dove venne arrestato nel 1986 all’età di 19 anni per possesso di proprietà rubata e porto d’arma illegale.
Secondo le investigazioni della DEA e delle autorità messicane, fu durante quel periodo negli Stati Uniti che Oseguera iniziò a essere coinvolto nella produzione e nel traffico di metanfetamine a Redwood City, California, insieme al cognato Abigael González Valencia. Dopo essere stato deportato in Messico nei primi anni ’90, iniziò a lavorare per il Cartello Milenio, scalando rapidamente le gerarchie dell’organizzazione criminale fino a fondare il proprio gruppo, il Cartello di Jalisco Nueva Generación (CJNG), dopo l’arresto o l’uccisione di diversi suoi capi.
La Drug Enforcement Administration americana descriveva il CJNG come una delle organizzazioni criminali più potenti del Messico, responsabile del traffico globale di cocaina, metanfetamina e fentanyl. Brian McKnight, dirigente della DEA, aveva definito Cervantes il nuovo “nemico pubblico numero uno“, capace di controllare l’80% della droga che arriva in città come Chicago e un terzo dell’intero import di stupefacenti negli Stati Uniti.
Per la sua cattura, il governo americano aveva offerto una taglia di 15 milioni di dollari, mentre quello messicano aveva messo sul piatto 300 milioni di pesos. El Mencho era ricercato per traffico di droga, coinvolgimento in attività criminali organizzate e possesso illegale di armi da fuoco. La sua notorietà derivava anche dalla leadership aggressiva e dagli atti di violenza sensazionalistici contro gruppi criminali rivali e forze di sicurezza messicane, utilizzando tattiche militari e armi di alto calibro per consolidare il proprio potere.
L’uccisione del boss ha scatenato una rappresaglia violentissima da parte dei membri del cartello. Sono stati segnalati blocchi stradali in almeno sei stati del Messico: Jalisco, Michoacán, Colima, Tamaulipas, Guanajuato e Aguascalientes. Si tratta di una tattica comune utilizzata dalle organizzazioni criminali in risposta ad arresti o omicidi di personaggi di alto profilo, volta a bloccare le operazioni militari e seminare il panico.
Alcuni commando dei narcotrafficanti hanno fatto irruzione nell’aeroporto di Guadalajara, capitale dello stato di Jalisco, durante degli scontri a fuoco con le forze di sicurezza: numerosi video diffusi sui social media mostrano passeggeri che fuggono dallo scalo in preda al panico, con il rumore di colpi d’arma da fuoco in sottofondo; la situazione è tornata alla normalità solo dopo un paio d’ore. L’aeronautica militare messicana ha bombardato i convogli dei criminali per contenere la violenza.
Altri filmati provenienti da Puerto Vallarta, importante snodo del narcotraffico nel Jalisco, mostrano incendi e colonne di fumo. In questa città, secondo i media locali, sarebbe in corso un’evasione di massa dalla prigione di Ixtapa; a San Juan de Los Lagos, i narcos avrebbero attaccato una base della Guardia Nazionale. Il governo messicano ha ordinato la chiusura dello spazio aereo sopra Tapalpa, mentre nel pomeriggio erano ancora attivi 21 blocchi stradali dei narcos.
Il bilancio delle vittime è drammatico: almeno 26 morti confermati dalle autorità in seguito alle violenze. Tra le vittime civili figurano una donna al terzo mese di gravidanza e 17 agenti delle forze dell’ordine, tra cui quindici membri della Guardia Nazionale, un agente della Procura e una guardia carceraria. Sul fronte criminale si registrano otto decessi. Le forze dell’ordine hanno arrestato 27 persone: undici per gli episodi di violenza e 14 per i saccheggi ai danni di attività commerciali e istituti di credito.
L’allarme si è esteso anche allo stato confinante di Michoacán, dove il governatore Alfredo Ramírez Bedolla ha annunciato l’avvio di un’operazione di sorveglianza su tutto il territorio. Molte compagnie aeree hanno sospeso i voli verso il Messico e sono state annullate alcune partite di calcio programmate nella regione.
L’ambasciata degli Stati Uniti e il governo canadese hanno emesso allerte di sicurezza per i propri cittadini, invitandoli a non uscire dalle abitazioni negli stati di Jalisco, Tamaulipas, Michoacán, Guerrero e Nuevo León. Anche il governo canadese ha avvertito della presenza di posti di blocco con veicoli incendiati, sparatorie ed esplosioni. La Farnesina italiana sta seguendo gli sviluppi della situazione invitando i connazionali sul posto a limitare gli spostamenti.
Secondo quanto riportato dalla testata El Universal, gli Stati Uniti avrebbero contribuito al blitz con supporto dell’aviazione, anche se questo dettaglio non è stato ufficialmente confermato. L’agenzia Reuters ha riferito che Washington ha fornito informazioni di intelligence complementari alle forze messicane. L’ambasciata messicana a Washington ha precisato sui social media che l’operazione militare a Tapalpa è stata pianificata ed eseguita dalle Forze Speciali messicane nell’ambito della cooperazione bilaterale.
La presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha invitato la cittadinanza a mantenere la calma attraverso un messaggio su X: “Il Ministero della Difesa Nazionale ha riferito in merito all’operazione condotta questa mattina dalle forze federali, che ha causato diversi posti di blocco e altri incidenti. C’è pieno coordinamento con i governi di tutti gli stati; dobbiamo rimanere informati e mantenere la calma. Il mio riconoscimento all’Esercito, alla Guardia Nazionale, alle Forze Armate e al Gabinetto di Sicurezza. Lavoriamo ogni giorno per la pace, la sicurezza, la giustizia e il benessere del Messico”.



