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Home » Attualità » Napoli compie 2500 anni e lo fa nel giorno in cui la luce batte il buio: la storia della città delle sirene

Napoli compie 2500 anni e lo fa nel giorno in cui la luce batte il buio: la storia della città delle sirene

La città partenopea festeggia oggi un traguardo straordinario: 2500 anni di storia, cultura e tradizioni che l'hanno resa unica al mondo.
RedazioneDi Redazione21 Dicembre 2025
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Napoli in tutto il suo splendore
Napoli in tutto il suo splendore (fonte: Unsplash)

Oggi, 21 dicembre 2025, Napoli spegne simbolicamente 2500 candeline. Una data che coincide con il solstizio d’inverno, quel momento magico dell’anno in cui le giornate smettono di accorciarsi e la luce inizia a vincere sul buio. Non è un caso: per i popoli antichi, fondare una città in questo giorno aveva un significato profondo, quasi un augurio di lunga vita. E a vedere Napoli oggi, così vitale e pulsante, quell’augurio sembra essersi davvero realizzato.

Parliamoci chiaro: nessuno stava lì con un calendario il giorno della fondazione. La data precisa è convenzionale, ma gli storici sono piuttosto concordi sull’anno: 475 avanti Cristo. Secondo le fonti antiche, furono i Cumani a creare questa “città nuova” – che in greco si dice proprio Neapolis – dopo essersi separati dall’insediamento più antico di Parthenope. Una sorta di “scissione” che diede vita a qualcosa di completamente nuovo.

La geografia aiutò molto: mentre Parthenope sorgeva su un promontorio a picco sul mare (l’attuale zona di Pizzofalcone), Neapolis venne costruita su un pianoro che degradava dolcemente verso il mare. Immaginate la scena: dove oggi camminate nel centro storico, passeggiavano mercanti greci, l’acropoli si trovava nella zona di Sant’Aniello a Caponapoli, e la piazza principale – l’agorà – era dove adesso sorge piazza San Gaetano. La basilica di San Paolo Maggiore? Prima lì c’era il tempio di Castore e Polluce, le cui colonne sono ancora visibili all’ingresso della chiesa.

Nel 326 a.C. i Romani misero gli occhi su Napoli. Dopo un anno di assedio, la città si arrese e iniziò una nuova fase. Diventò un porto cruciale per l’impero, anche se commise alcuni “errori di valutazione” politici: schierarsi con Mario contro Silla e poi con Pompeo contro Cesare le costò caro. Ma Napoli sa sempre risollevarsi: ospitò i congiurati che organizzarono l’assassinio di Cesare e, con l’imperatore Augusto, tornò a splendere grazie ai Giochi Isolimpici, una versione romana delle Olimpiadi che attirò visitatori da tutto il Mediterraneo.

La caduta dell’Impero Romano nel 476 d.C. vide Napoli ospitare l’ultimo imperatore, Romolo Augustolo, esiliato dopo la conquista degli Ostrogoti. Una fine simbolica per Roma, un nuovo inizio per Napoli.

Dal Medioevo in poi, Napoli divenne un crocevia di dominazioni: Bizantini, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Spagnoli, Austriaci, Borbone. Un carosello di regni e dinastie che, invece di snaturarla, l’hanno resa un concentrato unico di culture diverse. Due sovrani in particolare sognarono di unificare l’Italia con Napoli capitale: Federico II di Svevia nel XIII secolo e re Ladislao I nel XV secolo. Entrambi ci andarono vicini, ma la storia aveva altri piani.

Più tardi fu Gioacchino Murat, cognato di Napoleone, a riprovare l’impresa: il suo esercito arrivò fino a Bologna, unificando quasi tutta la penisola. Ma la sconfitta di Occhiobello e il crollo napoleonico riportarono i Borbone al potere, almeno fino all’arrivo di Garibaldi nel 1860.

piazza del Plebiscito a Napoli
piazza del Plebiscito a Napoli (fonte: Unsplash)

L’Unità d’Italia del 1861 trasformò profondamente Napoli. Non fu facile: la città dovette affrontare problemi antichi e nuovi. Ma pian piano iniziò un percorso di rinascita: l’alfabetizzazione si diffuse, nacquero le prime attività imprenditoriali autonome, il popolo divenne cittadinanza consapevole. All’inizio del Novecento Napoli era tornata ad essere un centro culturale ed economico vitale, con il porto principale del Sud Italia.

La Seconda Guerra Mondiale fu durissima: i bombardamenti distrussero gran parte delle infrastrutture portuali. Ma anche questa volta, la città si rialzò. Oggi, dopo 2500 anni di storia, Napoli è tra le città più visitate d’Italia, meta di turisti da tutto il mondo che vengono a scoprire le sue contraddizioni, la sua autenticità, la sua capacità unica di fondere antico e moderno.

Il risveglio della città è stato un rito collettivo nel Real Bosco di Capodimonte. Alle 7:00 del mattino, mentre l’aria era ancora pungente, un ensemble di voci femminili ha accompagnato il pubblico in un viaggio sonoro fino al Belvedere. Il culmine dell’emozione è arrivato esattamente alle 7:23: in quell’istante, con il primo raggio di Sole spuntato dietro il profilo del Vesuvio, Napoli ha idealmente dato inizio al suo nuovo millennio. È stato un omaggio alla natura e alla posizione geografica che ha reso questa città un porto sicuro per marinai, poeti e viaggiatori sin dall’antichità.

Al tramonto, la letteratura di Erri De Luca riempirà le sale del Museo di Capodimonte, trasformandosi in una performance teatrale che ha esplorerà il concetto di “madre”, figura centrale nella cultura partenopea.

Non può mancare il tributo al teatro, cuore pulsante dell’identità napoletana. Al Teatro San Ferdinando c’è mostra che racconta il legame tra due giganti del Novecento: Eduardo De Filippo e Paolo Grassi. Attraverso documenti mai visti e scatti d’epoca, l’esposizione svela come la cultura di Napoli sia stata fondamentale per costruire l’idea stessa di teatro moderno in tutta Italia.

Questi appuntamenti sono solo il cuore di un percorso iniziato mesi fa e che continuerà ancora. Napoli festeggia non solo per guardarsi indietro, ma per riaffermare la sua forza creativa. Dopo duemilacinquecento anni, la “Città Nuova” dimostra di saper essere ancora, e più che mai, attuale e sorprendente.

Come ha detto lo storico Alessandro Barbero: «Napoli è una città dove la storia gronda dai tetti e cammina per le strade». Venticinque secoli dopo la sua fondazione, queste parole suonano più vere che mai.

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