All’alba di ieri, l’uomo più influente dell’Ucraina dopo il Presidente Volodymyr Zelensky ha ricevuto una visita che ha scosso il governo: agenti dell’Agenzia anticorruzione sono entrati nella sua casa e nel suo ufficio per una perquisizione. Poche ore dopo, Andriy Yermak, capo dello staff presidenziale dal 2020 e per anni l’ombra costante di Zelensky, ha presentato le sue dimissioni, lasciando un vuoto di potere in un momento critico della guerra.
Yermak, 54 anni, era soprannominato “il Cardinale” proprio per la sua influenza capillare. Tutte le decisioni cruciali dell’Ucraina – dalla strategia militare alla politica estera, passando per gli affari economici – dovevano ottenere il suo sigillo. Era il guardiano del presidente e il punto di riferimento assoluto per chiunque volesse trattare con Kiev.
La sua caduta è legata a “Mida“, il più grande scandalo di corruzione emerso in Ucraina dall’inizio del conflitto. Nelle intercettazioni di questa vasta indagine, i presunti colpevoli parlavano sempre di un misterioso “Ali Babà”. Il nome in codice, usato con cautela per proteggere l’identità, era riferito proprio ad Andriy Borysovych Yermak. Il riferimento alla “Grotta di Ali Babà” era tristemente calzante: si trovava in via della Banca, il cuore del quartiere governativo di Kiev.
Per settimane, il Presidente Zelensky aveva tentato in ogni modo di proteggere il suo braccio destro, arrivando persino a promuovere leggi per limitare i poteri delle agenzie anticorruzione. Ma la pressione era diventata insopportabile. Lo scandalo non solo aveva fatto crollare il consenso pubblico, con il 70% degli ucraini che ne chiedeva la cacciata, ma aveva anche provocato il sarcasmo del Cremlino e le forti pressioni di alleati cruciali come l’Unione Europea e Washington.
L’Europa, infatti, ha ricordato che la lotta alla corruzione è un punto fondamentale per l’adesione dell’Ucraina all’UE, e alcuni diplomatici lo hanno definito un “elemento tossico”.
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Zelensky ha dovuto cedere, firmando il licenziamento. In un video serale, ha ringraziato Yermak per la sua “posizione patriottica”, ma la decisione era chiara. La loro vicinanza era nota sin dall’inizio dell’invasione russa, quando Yermak, in divisa, era apparso al fianco del presidente nell’eroico videoselfie girato in piena notte per dimostrare che “Siamo tutti qui”.
Le dimissioni arrivano in un momento delicatissimo per i negoziati di pace. Yermak era appena rientrato dai colloqui internazionali a Ginevra, dove aveva ribadito con fermezza che l’Ucraina non avrebbe mai ceduto territorio alla Russia. Nel giro di poche ore è possibile l’arrivo a Kiev del viceministro dell’Esercito statunitense Dan Driscoll. La prossima settimana una delegazione americana sarà a Mosca, mentre Vladimir Putin ha annunciato di essere pronto a discutere una nuova bozza a Budapest, personalmente con Donald Trump.
Ora, la priorità è sostituire velocemente il Cardinale. Il vuoto di potere è considerato pericolosissimo dagli analisti, ma può anche rappresentare un’opportunità per dimostrare agli alleati internazionali che l’Ucraina è disposta a indagare e punire anche ai livelli più alti della politica. Il Cremlino, senza dubbio, cercherà di sfruttare questo scandalo per indebolire la posizione di Kiev al tavolo delle trattative.



