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Home » Attualità » Negoziati Ucraina, Putin fissa il prezzo della pace: “L’Ucraina deve lasciare il Donbass o continueremo a combattere. La confisca dei beni russi avrà conseguenze negative”

Negoziati Ucraina, Putin fissa il prezzo della pace: “L’Ucraina deve lasciare il Donbass o continueremo a combattere. La confisca dei beni russi avrà conseguenze negative”

Putin fissa le condizioni per la pace: l'Ucraina deve ritirarsi dal Donbass. Negoziati in corso tra USA, Russia e Ucraina. Analisi della crisi diplomatica.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene28 Novembre 2025
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Vladimir Putin durante la visita di Stato in Kirghizistan
Vladimir Putin durante la visita di Stato in Kirghizistan (fonte: YouTube)
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Vladimir Putin ha ribadito con fermezza le sue condizioni per porre fine alla guerra in Ucraina, affermando che la Russia deporrà le armi solo se le truppe di Kiev si ritireranno dai territori rivendicati da Mosca. Le dichiarazioni sono arrivate durante una visita di Stato in Kirghizistan, proprio mentre si intensificano i contatti diplomatici tra Stati Uniti, Russia e Ucraina in vista di possibili negoziati di pace.

Il presidente russo ha specificato che le ostilità termineranno solamente quando le forze ucraine lasceranno le aree attualmente occupate nel Donbass, la regione orientale composta dalle province di Luhansk e Donetsk. “Se non si ritireranno, otterremo questo risultato con mezzi militari”, ha dichiarato Putin davanti ai giornalisti, sottolineando come la Russia mantenga l’iniziativa sul campo di battaglia.

Le richieste di Mosca includono il riconoscimento legale dei territori ucraini conquistati con la forza, tra cui la penisola di Crimea, annessa nel 2014, e gran parte della regione del Donbass, oggi sotto controllo russo. Per Kiev, che ha sempre rifiutato di cedere le porzioni del Donbass ancora in suo possesso, accettare queste condizioni significherebbe premiare l’aggressione russa, una prospettiva considerata inaccettabile.

Le dichiarazioni di Putin rappresentano la prima reazione ufficiale all’intensa attività diplomatica dell’ultima settimana, che ha visto Stati Uniti e Ucraina impegnati in discussioni serrate su un piano di pace. Il documento, presumibilmente redatto lo scorso ottobre da funzionari americani e russi, è stato successivamente revisionato durante i colloqui tra delegazioni ucraine e statunitensi a Ginevra, con la presenza di rappresentanti europei.

Putin ha confermato che il nuovo testo è stato mostrato alla Russia e potrebbe diventare la base per un futuro accordo, anche se ha precisato che dopo i colloqui di Ginevra il piano originale in 28 punti è stato diviso in quattro parti che devono ancora essere tradotte in un linguaggio diplomatico appropriato. “Al momento non si tratta di un progetto di accordo, ma di un insieme di questioni che devono essere discusse, elaborate e formulate in modo definitivo”, ha spiegato.

Un punto critico riguarda lo status dei territori occupati. Interrogato sulla possibilità che Crimea e Donbass vengano riconosciuti come sotto controllo russo de facto ma non legalmente, Putin ha risposto: “Questo è il punto della nostra discussione con i nostri omologhi americani”. Il presidente russo ha aggiunto che Crimea e Donbass devono essere l’argomento delle trattative con gli Stati Uniti.

Una delegazione americana guidata dall’inviato speciale Steve Witkoff è attesa a Mosca nella prima metà della prossima settimana. Il presidente Donald Trump ha confermato che Witkoff potrebbe essere accompagnato da Jared Kushner, genero di Trump. Da parte sua, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che le delegazioni ucraina e americana si incontreranno per tradurre i punti concordati a Ginevra in un percorso verso la pace e le garanzie di sicurezza.

At the end of the week, our team – together with American representatives – will continue to translate the points we secured in Geneva into a form that puts us on the path to peace and security guarantees.

There will be a meeting of delegations, and the Ukrainian delegation will… pic.twitter.com/FDYdbbdvQv

— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) November 27, 2025

Putin ha nuovamente espresso il suo disprezzo per la leadership ucraina, definendola illegittima e sostenendo che non avrebbe senso firmare documenti con loro. L’Ucraina è sotto legge marziale dall’inizio dell’invasione russa su larga scala nel febbraio 2022 e non ha potuto tenere le elezioni programmate. Il parlamento ucraino ha votato all’unanimità quest’anno per affermare la legittimità del presidente Zelensky, il cui mandato era tecnicamente scaduto in primavera.

Rivolgendosi all’Europa, Putin ha respinto con ironia gli avvertimenti dei leader europei secondo cui la Russia potrebbe attaccare il continente nei prossimi decenni. “Ci sembra ridicolo, davvero”, ha commentato. Tuttavia, ha affrontato con tono serio la questione della possibile confisca dei beni russi congelati in Europa, avvertendo che tale mossa avrebbe conseguenze negative per il sistema finanziario globale, ridurrebbe la fiducia nell’Eurozona e lo costringerebbe a predisporre un pacchetto di contromisure su cui sta lavorando.

Un dettaglio emblematico della tensione diplomatica è emerso proprio durante la visita in Kirghizistan. L’ambasciata ucraina si trova di fronte al palazzo presidenziale di Bishkek, la capitale kirghisa, ma è stata nascosta alla vista di Putin da un gigantesco schermo LED posizionato sulla strada che separa i due edifici. Sul pannello compariva una grande bandiera russa, in quella che le autorità locali hanno definito un nuovo elemento del protocollo.

Il Kirghizistan si conferma un alleato sempre più prezioso per la Russia: negli ultimi anni ha aumentato del 150% l’acquisto di semiconduttori, microchip e altri beni provenienti dai Paesi che hanno imposto sanzioni a Mosca, fungendo di fatto da intermediario per aggirare le restrizioni internazionali.

Nonostante l’ottimismo espresso dalla Casa Bianca e da Donald Trump riguardo alla recente spinta diplomatica, i leader europei hanno ripetutamente manifestato scetticismo sulla reale intenzione di Putin di porre fine alla guerra. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha accusato la Russia di mantenere una mentalità post-Seconda Guerra Mondiale, vedendo il continente europeo come una sfera di influenza in cui le nazioni sovrane possono essere spartite.

Secondo l’Institute for the Study of War, organizzazione americana che monitora il conflitto, i lenti progressi russi nell’Ucraina orientale sono costati enormi perdite in termini di personale. Al ritmo attuale, Mosca impiegherebbe quasi altri due anni per conquistare il resto della regione di Donetsk. Una prospettiva che rende ancora più complesso il quadro negoziale, tra richieste massimaliste e realtà sul campo di battaglia.

In risposta alle dichiarazioni di Putin, Zelensky ha affermato in un videomessaggio serale che la Russia ha disprezzato gli sforzi per porre veramente fine alla guerra, ribadendo la determinazione ucraina a non cedere sulla questione dei territori occupati, che insieme alle garanzie di sicurezza per l’Ucraina rappresenta il principale punto di scontro tra Mosca e Kiev.

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