Nella terza serata del Festival di Sanremo 2026, il palco dell’Ariston ha ospitato qualcosa di più potente di qualsiasi canzone: la voce di Paolo Sarullo. Venticinque anni, originario di Albenga, in provincia di Savona, Paolo era collegato in diretta dal Centro S. Maria dei Poveri della Fondazione Don Carlo Gnocchi di La Spezia, dove sta portando avanti il suo percorso riabilitativo. Carlo Conti ha scelto la sua storia per accendere i riflettori su un tema che riguarda tutti: la violenza giovanile e il bullismo.
Era il 19 maggio 2024 quando la vita di Paolo ha subito una svolta drammatica. Stava tornando a casa con un amico dopo una serata in discoteca, quando all’uscita del locale un gruppo di ragazzi, tra i 18 e i 20 anni, uno dei quali minorenne, lo ha circondato per rubargli il monopattino. Un pugno in pieno volto lo ha fatto cadere all’indietro: la testa ha battuto con violenza sull’asfalto, causando una gravissima emorragia cerebrale.
Trasportato d’urgenza all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, Paolo è stato sottoposto a due interventi chirurgici della durata di 15 ore ciascuno. Ha trascorso tre mesi in coma. Al risveglio, le conseguenze erano devastanti: tetraplegia, difficoltà cognitive, impossibilità di parlare. Per mesi l’unico canale di comunicazione rimasto era lo sguardo.
Nell’agosto del 2024 Paolo è stato accolto presso il Centro Don Gnocchi di La Spezia, diretto dalla dottoressa Martina Iardella con la direzione sanitaria del dottor Pietro Balbi. Da quel momento ha intrapreso un cammino riabilitativo lungo e impegnativo, che sta dando risultati concreti: oggi respira autonomamente, parla, mangia da solo e riesce a muoversi. Grazie alla riabilitazione robotica per l’arto superiore e all’uso di tutori specifici, sta recuperando mobilità in modo progressivo. Con il supporto di uno speciale deambulatore, il cosiddetto “Grillo”, riesce persino a percorrere brevi tratti a piedi.
Ad assisterlo c’è sua madre Miranda, che ha lasciato il lavoro per dedicarsi interamente a lui. Prima di quella notte, Paolo era un giovane pieno di energia e passioni: amava il calcio, la musica, e aveva un debole per le canzoni di Ultimo.
Durante il collegamento con l’Ariston, Paolo ha risposto alle domande con una calma e una lucidità che hanno commosso il pubblico in sala e milioni di telespettatori a casa. Alla domanda sul cantante preferito ha risposto con un nome preciso: Olly. E ha anche intonato qualche strofa di Balorda nostalgia, lasciando la platea in silenzio.

Poi è arrivata la domanda più attesa: “Hai perdonato i tuoi aggressori?” Un lungo applauso ha accolto il suo “Sì“. E ha aggiunto: “Vorrei dire loro che non deve più accadere a nessuno“. Poi, all’esortazione di Carlo Conti che lo invitava a non mollare, Paolo ha risposto senza mezzi termini: “Non si molla un ca**o“, scatenando risate e applausi fragorosi.
Sul piano giudiziario, i responsabili dell’aggressione sono stati arrestati. La Corte d’Appello ha confermato la condanna penale per chi ha sferrato il colpo fatale, disponendo inoltre un risarcimento di 1 milione e 270 mila euro in favore di Paolo e di 200 mila euro per la madre Miranda.
La vicenda ha dato origine alla fondazione Uniti per Paolo, nata per sostenere la famiglia e sensibilizzare le nuove generazioni sui rischi della violenza.



