La tragedia che ha sconvolto Paderno Dugnano ha trovato un punto fermo con la condanna a vent’anni di carcere per Riccardo Chiaroni, il ragazzo che a soli 17 anni ha ucciso brutalmente i genitori e il fratellino di dodici anni. Una sentenza emessa dal Tribunale per i minorenni che ha comminato la pena massima in abbreviato, rifiutando categoricamente la tesi dell’infermità mentale avanzata dalla difesa. Le motivazioni della sentenza dipingono un quadro agghiacciante di lucidità e premeditazione, svelando un movente che sfida ogni comprensione.
Il giovane Riccardo, ora maggiorenne, è stato descritto come un individuo capace di distinguere la realtà dall’immaginazione, nonostante fosse guidato da un pensiero stravagante. Quel pensiero? Raggiungere l’immortalità attraverso l’eliminazione della propria famiglia. La corte, però, ha ribadito con forza che il ragazzo ha lucidamente programmato, attuato, variato secondo il bisogno le proprie azioni, prima, durante e dopo. Questa affermazione chiarisce la posizione del tribunale, che non ha riconosciuto il vizio di una infermità anche parziale, pur accertata da alcuni periti. Piuttosto ha evidenziato una piena capacità di intendere e di volere al momento del triplice omicidio familiare.

Secondo la giudice Paola Ghezzi, ci si trova davanti a un vero e proprio manipolatore, una figura capace di progettare gli omicidi nei minimi dettagli. La sua scaltrezza è emersa nella pianificazione della trappola” per i genitori, attirati nella sua cameretta anziché nella loro, e colpiti dopo che il fratello era già stato ucciso. Un piano studiato, dunque, che rivela una mente fredda e calcolatrice.
L’efferatezza del gesto è un altro elemento che ha pesato sulla condanna. Le vittime sono state colpite con 108 coltellate, un accanimento che le motivazioni definiscono spietato. Un’aggressività espressa con una violenza inaudita, infierendo sui corpi esanimi e persino colpendo alle spalle il padre dopo aver finto di volersi fermare.
La condotta tenuta dal ragazzo immediatamente dopo il delitto ha ulteriormente aggravato la sua posizione. Il suo obiettivo era chiaro: eludere le investigazioni e garantirsi l’impunità. Inizialmente, il piano prevedeva di far ricadere la colpa sulla madre, poi sul padre, e infine su di sé, ma solo dopo aver avuto la certezza, tramite il nonno, che gli investigatori non avessero creduto alla versione fornita ai soccorritori. Un tentativo di depistaggio che evidenzia ancora una volta la sua capacità di calcolo e manipolazione.
Nei dispositivi elettronici di Riccardo, inoltre, sono stati trovati pensieri legati a fascismo, nazismo e omofobia, oltre alla foto del Mein Kampf. Questi elementi, uniti al movente dell’immortalità e alla rabbia accumulata, delineano un profilo psicologico complesso e disturbato, ma non sufficiente, secondo la corte, a configurare un vizio di mente tale da attenuare la pena.



