Un momento senza precedenti nella storia delle relazioni tra la Chiesa cattolica e la Chiesa d’Inghilterra si è compiuto in Vaticano. Durante la visita di Stato di re Carlo III e della regina Camilla, infatti, Papa Leone XIV ha ricevuto il titolo onorifico di Papal Confrater della Cappella di San Giorgio nel Castello di Windsor, in uno scambio simbolico che suggella 500 anni di storia e divisioni religiose.
Lo scambio di titoli rappresenta un riconoscimento reciproco di comunione spirituale. Nel pomeriggio della stessa giornata, presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura, re Carlo III ha infatti ricevuto il titolo di Royal Confrater della basilica e dell’abbazia benedettina annessa. Questo doppio riconoscimento esprime il cammino percorso dalle due Chiese dalla rottura del XVI secolo, quando Enrico VIII diede vita alla Chiesa anglicana separandosi da Roma.
La giornata storica è iniziata alle ore 10.50 con l’arrivo dei sovrani inglesi in Vaticano, accolti nel Cortile di San Damaso con tutti gli onori di Stato. La banda musicale del Corpo della Gendarmeria ha eseguito l’inno God Save the King mentre le guardie svizzere erano schierate in formazione. Re Carlo e la regina Camilla, vestita di nero con veletta, hanno poi incontrato privatamente Papa Leone XIV in udienza.
Durante gli incontri paralleli, la regina Camilla ha visitato la Cappella Paolina mentre re Carlo ha avuto un colloquio in Segreteria di Stato con il cardinale Pietro Parolin e monsignor Paul Richard Gallagher. Al centro della discussione i buoni rapporti bilaterali, la tutela dell’ambiente, la lotta alla povertà e l’impegno comune per promuovere la pace e la sicurezza globale. Particolare enfasi è stata posta, poi, sulla necessità di continuare il dialogo ecumenico, richiamando la lunga storia della Chiesa nel Regno Unito.
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Il culmine spirituale della visita si è consumato alle 12.20 nella Cappella Sistina, sotto gli affreschi immortali di Michelangelo. Per la prima volta in cinque secoli, un Papa e il sovrano inglese, governatore supremo della Chiesa d’Inghilterra, hanno pregato insieme in una celebrazione ecumenica in latino e inglese, circostanza che ha scatenato l’ira di alcuni prelati anglicani come il reverendo Kyle Paisley.
Papa Leone XIV, inoltre, è stato affiancato dall’arcivescovo di York Stephen Cottrell, il vescovo più anziano della Chiesa d’Inghilterra, mentre erano presenti anche il cardinale Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster e presidente della Conferenza Episcopale cattolica d’Inghilterra e Galles, e l’arcivescovo di St Andrews ed Edimburgo Leo Cushley.
La dimensione ecumenica della celebrazione si è riflessa nella scelta dell’inno introduttivo: un testo di Sant’Ambrogio di Milano cantato in una traduzione inglese di San John Henry Newman, figura emblematica che fu anglicano per metà della sua vita e cattolico per l’altra. Newman, dunque, rappresenta perfettamente il ponte tra le due tradizioni cristiane.
Un altro segno tangibile di comunione è stata la presenza congiunta dei cori: i bambini del coro della Cappella Reale di St James’s Palace di Londra e il coro della Cappella di San Giorgio nel Castello di Windsor, insieme al coro della Cappella Musicale Pontificia Sistina. La liturgia, incentrata sul tema della speranza giubilare e sulla lode a Dio creatore, ha incluso il Salmo 8, il Salmo 64 e la lettura della Lettera ai Romani. Prima della conclusione è stato eseguito l’inno If ye love me di Thomas Tallis, compositore che nel XVI secolo servì sia la liturgia romana che il Libro della Preghiera Comune inglese.
Al termine della preghiera, Papa Leone XIV e re Carlo hanno recitato insieme una benedizione. I due sono poi usciti insieme dalla Cappella Sistina, camminando fianco a fianco come simbolo del dialogo che continua nonostante le differenze dottrinali.
Nella Sala Regia si è tenuto successivamente un incontro sulla sostenibilità ambientale, introdotto da suor Alessandra Smerilli, segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Il Papa e il sovrano hanno scambiato due esemplari identici di Cymbidium, orchidee note per la loro resistenza e capacità di adattamento anche in condizioni difficili. Questo gesto botanico ha espresso l’impegno condiviso per la tutela dell’ambiente e la cura del creato, tema centrale per entrambi i leader religiosi.
L’intera giornata, dunque, ha rappresentato un capitolo storico nelle relazioni tra Roma e Canterbury, dimostrando che il dialogo ecumenico può produrre frutti concreti anche dopo secoli di separazione.



