Tra migliaia di dirette, una è rimasta impressa nella memoria collettiva come nella sua. Era una mattina di settembre, le trasmissioni procedevano nella loro normalità, bambini davanti agli schermi, la Melevisione in onda, quando arrivò la notizia che avrebbe cambiato il mondo. Franzelin fu chiamata a fare quello che nessuno avrebbe voluto fare:
Il più indimenticabile fu l’11 settembre 2001: dovetti interrompere “La Melevisione” per annunciare l’attentato alle Torri Gemelle e dare la linea al TG speciale. Fu surreale.
Dietro le quinte, le annunciatrici trascorrevano ore in attesa del proprio turno, sedute in salotto tra specchi e libri. Un’atmosfera che Franzelin descrive come sorprendentemente solidale: niente rivalità, solo collaborazione. Con Paola Perissi, Ilaria Moscato e Mariolina Cannuli il filo è rimasto intatto fino ad oggi, su WhatsApp. Nei corridoi di via Teulada e a Saxa Rubra sfilava il meglio dello spettacolo italiano: da Mario Adorf a Toto Cutugno, da Pippo Baudo a un giovanissimo Edoardo Bennato. Con Lilli Gruber, invece, c’era persino un tavolo condiviso a cena, nella “cellula” altoatesina della Rai.
In studio tutto andava in diretta, senza gobbo elettronico. I testi si imparavano a memoria, spesso lunghi, con le giuste pause e la giusta faccia. Trucco e parrucco erano compiti delle annunciatrici stesse, per non perdere ore preziose. Il caschetto biondo nacque quasi per sbaglio: un parrucchiere di nome Alessandro, un giorno di fantasia, tagliò tutto. “Un orrore”, pensò Franzelin. Divenne il suo marchio.
Crescere con due lingue, il tedesco in casa, l’italiano in strada, è stato per lei un privilegio, non una fonte di tensione. Di fronte alle polemiche identitarie che ancora attraversano l’Alto Adige, Franzelin si dice “basita”: avere due culture a disposizione è una ricchezza che molti non sanno riconoscere. Oggi vive a Vienna per stare vicina al figlio e al nipote, dopo la morte del marito, il giornalista Uwe Ladinser, tre anni fa. Sessant’anni insieme, poi un dolore che, come dice lei stessa, “si è portato via un pezzo di memoria”. Ma non la grinta.
Se potesse tornare davanti a una telecamera una volta sola, cosa direbbe agli italiani? La risposta arriva senza esitazioni, con quella chiarezza da chi ha passato una vita a scegliere le parole giuste:
Signore e Signori, sono lieta di annunciarvi che sono tutti rinsaviti: sono finite le guerre. Sarebbe il mio desiderio più grande.
Nel frattempo, a Vienna, cucina per il nipote, fa lunghe passeggiate e legge. I social non fanno parte del suo mondo: li definisce senza mezzi termini “veleno” e “fabbriche di fake news”. Una posizione netta, coerente con chi ha trascorso una vita a distinguere la notizia vera dall’improvvisazione.



