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Home » Attualità » Perché le sinagoghe hanno bisogno di protezione militare?

Perché le sinagoghe hanno bisogno di protezione militare?

L'attentato alla sinagoga di Manchester, nel giorno dello Yom Kippur, riporta in primo piano il tema della sicurezza degli edifici religiosi.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino2 Ottobre 2025
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una sinagoga
una sinagoga (fonte: Unsplash)
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Poco fa, in un giorno sacro per gli ebrei, quello dello Yom Kippur, un accoltellamento si è verificato nei pressi di una sinagoga di Manchester, nel nord dell’Inghilterra. Due sono i morti accertati. Una terza persona, che si ritiene sia l’aggressore, colpita dalla polizia, sarebbe morta. Il premier britannico Keir Starmer, la cui moglie Victoria ha radici ebraiche, ha annunciato di aver disposto un rafforzamento della presenza della polizia a protezione di tutte le sinagoghe del Regno Unito.

Le sinagoghe sono considerate obiettivi sensibili in gran parte del mondo occidentale. Una realtà che ha trasformato i luoghi di culto ebraici in fortezze permanentemente sorvegliate, con misure di sicurezza che variano significativamente da Paese a Paese ma accomunate da un livello di allerta costante.

In Italia la situazione è particolarmente stringente. Cinquantotto obiettivi sensibili ebraici tra sinagoghe, scuole e cimiteri sono presidiati giorno e notte da oltre 700 militari. Un dispiegamento di forze che ricorda scenari di conflitto piuttosto che la normale sicurezza urbana di un Paese europeo. Le principali sinagoghe delle città italiane sono circondate da barriere di cemento, metal detector e personale armato in servizio permanente.

l'interno di una sinagoga
l’interno di una sinagoga

La Conferenza dei Rabbini Europei ha lanciato un allarme che sintetizza efficacemente la situazione: le sinagoghe non sono più un rifugio sicuro. Dopo il 7 ottobre 2023, lo stato di allerta per sinagoghe e scuole ebraiche è stato innalzato in tutta l’Unione Europea. In Svizzera, il Servizio delle attività informative classifica la comunità ebraica tra quelle più esposte a minacce terroristiche, provenienti in particolare da ambienti islamisti o di estrema destra.

L’intensificazione delle misure di sicurezza non è casuale ma frutto di una serie di attacchi che hanno colpito luoghi di culto ebraici negli ultimi decenni. Il 9 ottobre 1982, un commando palestinese attaccò la sinagoga di Roma causando la morte di un bambino di due anni e il ferimento di 37 persone. Rimane il più grave atto antisemita avvenuto in Italia dal secondo dopoguerra.

Più recentemente, il 27 ottobre 2018, undici persone furono uccise nella sinagoga Tree of Life a Pittsburgh, Pennsylvania, nell’attentato più mortale mai compiuto contro la comunità ebraica negli Stati Uniti. L’attentatore entrò durante la preghiera del sabato e aprì il fuoco contro i fedeli.

Un anno dopo, il 9 ottobre 2019, sempre in occasione dello Yom Kippur, un neonazista tedesco tentò di fare irruzione nella sinagoga di Halle, in Germania, dove si trovavano circa 80 fedeli. Non riuscendo a entrare grazie alla porta blindata, uccise due persone all’esterno e trasmise l’attacco in diretta streaming.

La vulnerabilità di questi siti è tale che oltre 2.000 luoghi ebraici di importanza nazionale e internazionale in Europa, Iraq e Siria sono stati inseriti in un elenco speciale per essere protetti in caso di conflitto armato. Le informazioni sulla loro localizzazione e stato sono state consegnate alle autorità militari occidentali per prevenire che possano essere presi di mira durante operazioni belliche.

Secondo l’Anti-Defamation League, negli ultimi anni gli attacchi contro ebrei, sinagoghe, scuole e attività commerciali si sono intensificati in maniera allarmante nei cosiddetti Paesi del J7: Germania, Francia, Regno Unito, Canada, Stati Uniti, Australia e Argentina. Una situazione che impone alle comunità ebraiche costi economici enormi per la sicurezza e un peso psicologico costante. Entrare in una sinagoga oggi significa attraversare controlli di sicurezza, confrontarsi con guardie armate e barriere protettive: una routine che trasforma ogni atto di culto in un promemoria della vulnerabilità.

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