La guerra in Ucraina potrebbe finalmente vedere uno spiraglio di pace. Oggi, 28 dicembre 2025, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato Donald Trump nella residenza di Mar-a-Lago in Florida per discutere un piano articolato che potrebbe mettere fine al conflitto iniziato nel 2022. Secondo quanto dichiarato dai due leader, l’intesa su circa il 90-95% di un documento in venti punti è stata raggiunta, ma restano da sciogliere i nodi più complicati.
Prima di sedersi al tavolo con Zelensky, Trump ha avuto una lunga conversazione telefonica con il presidente russo Vladimir Putin, durata tra un’ora e mezza e due ore e mezza. Il leader americano l’ha definita costruttiva e ha sottolineato come Putin sembri seriamente interessato alla pace. Il Cremlino non ha perso tempo e ha subito sostenuto che Washington e Mosca condividerebbero la stessa visione su come risolvere il conflitto.
Quello che emerge dai negoziati è una sorta di braccio di ferro diplomatico tra Putin e Zelensky, entrambi impegnati a convincere Trump che la loro posizione sia quella giusta. Da un lato, la Russia pretende il controllo totale del Donbass e chiede all’Ucraina di ritirare le proprie truppe anche dai territori ancora sotto il suo controllo. Dall’altro, Zelensky cerca di limitare le concessioni territoriali e vuole ottenere solide garanzie di sicurezza per il futuro del suo Paese.
Il Donbass, la regione orientale ricca di industrie, rappresenta il principale ostacolo. Trump stesso ha ammesso che “il territorio” è la questione più spinosa, riconoscendo che alcune zone sono già state conquistate dalla Russia mentre altre restano contese. Inoltre, sul tavolo c’è la proposta americana di creare una zona economica libera nell’area smilitarizzata, anche se non è ancora chiaro come funzionerebbe nella pratica.
Un altro tema delicato riguarda la centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, attualmente sotto controllo russo. Stabilire chi la gestirà dopo un eventuale cessate il fuoco è fondamentale per la sicurezza di tutta la regione. Zelensky ha anche fatto capire che qualsiasi accordo territoriale dovrà essere sottoposto a referendum popolare, lasciando quindi ai cittadini ucraini la decisione finale su eventuali rinunce al proprio territorio.
Per l’Ucraina, ottenere protezioni credibili contro future aggressioni russe è prioritario quanto il cessate il fuoco stesso. Zelensky ha dichiarato che le garanzie di sicurezza sono state concordate al cento per cento, anche se Trump ha parlato più cautamente di un 95%. Il presidente americano ha confermato che gli alleati europei saranno in prima linea in questo meccanismo di protezione, con Francia e Regno Unito che spingono per inviare truppe di interposizione nelle zone di confine ucraine una volta siglato l’accordo.
Sul tavolo c’è anche l’ipotesi, nata da una proposta italiana, di estendere all’Ucraina l’articolo 5 del Trattato NATO, secondo cui un attacco a un alleato viene considerato un attacco a tutti. Tuttavia, Trump ha fatto capire che gli Stati Uniti non invieranno soldati americani sul territorio ucraino e che il compito di garantire la sicurezza spetterà principalmente agli europei. Questa posizione preoccupa Zelensky, che teme che una copertura solo europea possa non essere abbastanza efficace per scoraggiare Putin in futuro.
Durante la conferenza stampa congiunta, Trump ha sottolineato che non ci sono scadenze per raggiungere l’accordo definitivo, anche se spera che tutto possa concretizzarsi nel giro di qualche settimana. Questa posizione rappresenta un cambiamento importante: il presidente americano sembra aver capito che mettere pressione eccessiva su Zelensky potrebbe essere controproducente. L’assenza di ultimatum permette al leader ucraino di negoziare con più serenità, sottraendosi alla trappola nella quale Putin cerca di costringerlo.
Zelensky è arrivato in Florida accompagnato da una delegazione più numerosa del solito, composta da figure chiave della sicurezza nazionale, dell’economia e della difesa. Secondo indiscrezioni, alcuni suoi consiglieri gli avrebbero suggerito di rinviare l’incontro, ma il presidente ucraino ha scelto di presentarsi comunque, visibilmente teso all’arrivo.
Per rendere più attraente l’accordo agli occhi americani, Zelensky ha sottolineato i vantaggi economici che le imprese statunitensi potrebbero ottenere partecipando alla ricostruzione dell’Ucraina e allo sfruttamento delle sue ricchezze minerarie. Il presidente ucraino ha anche mantenuto costanti contatti con i leader europei prima e dopo l’incontro con Trump, compresa la premier italiana Giorgia Meloni, per assicurarsi che tutti restino allineati sulla stessa linea.
Trump, dal canto suo, si è detto per la prima volta disposto a recarsi in Ucraina e parlare al parlamento di Kiev, se questo potesse aiutare a concludere l’accordo. Un gesto simbolico importante, anche se lo stesso presidente americano ha ammesso di non ritenere necessario il viaggio se le cose procedono bene a distanza.
Mentre a Mar-a-Lago si discute di compromessi, la Russia non sembra intenzionata a fare passi indietro. Il Cremlino vuole tutto il Donbass e, in cambio, sembra disposto ad accettare garanzie di sicurezza fornite dagli Stati Uniti e, in parte, anche dagli europei. Putin ha fatto capire che considera questa guerra la più difficile da chiudere rispetto ad altri conflitti, riconoscendo indirettamente la complessità della situazione.
Le posizioni restano quindi distanti. Zelensky ha bisogno di un meccanismo di protezione veramente credibile per accettare di perdere territorio, mentre Putin vuole risultati concreti sul campo prima di sedersi definitivamente a un tavolo di pace. La partita diplomatica si gioca su questo equilibrio fragile.
Lasciando Mar-a-Lago, Zelensky ha annunciato che un nuovo incontro con Trump e gli alleati europei si terrà a Washington nei primi giorni di gennaio 2025. Nel frattempo, Trump continuerà i contatti con Mosca e conta di avere una risposta definitiva da Putin entro qualche settimana. Il presidente americano ha dichiarato che potrebbe richiamare il leader russo dopo questo incontro per continuare le trattative.
La strada verso la pace sembra accelerata, ma il destino dell’accordo dipende ancora dalla volontà di Mosca e dalla capacità di Trump di mediare tra due posizioni apparentemente inconciliabili. L’incontro di oggi potrebbe rappresentare un punto di svolta, ma solo le prossime settimane diranno se la buona volontà dichiarata si trasformerà in un cessate il fuoco concreto e duraturo.



