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Home » Attualità » Si apre ora il fronte della Nigeria? Cosa sta succedendo nella nazione africana dopo gli attacchi USA di Natale

Si apre ora il fronte della Nigeria? Cosa sta succedendo nella nazione africana dopo gli attacchi USA di Natale

Gli Stati Uniti hanno bombardato la Nigeria nella notte di Natale. Trump parla di difesa dei cristiani, ma la realtà è più complessa di così.
RedazioneDi Redazione26 Dicembre 2025
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uomo con bandiera della Nigeria
uomo con bandiera della Nigeria (fonte: Unsplash)

La notte di Natale 2024 ha segnato una svolta: gli Stati Uniti hanno lanciato raid aerei nel nord-ovest della Nigeria, colpendo obiettivi dello Stato Islamico (ISIS) nello stato di Sokoto. Donald Trump ha presentato l’operazione come una risposta necessaria per proteggere i cristiani nigeriani, vittime di violenze terroristiche. Un messaggio che ha trovato forte consenso nella sua base elettorale evangelica.

Ma la situazione sul campo è molto più articolata di quanto appaia. La Nigeria è il paese più popoloso del continente africano con 240 milioni di abitanti (un sesto dell’intera popolazione africana). La composizione religiosa vede circa il 50% di musulmani, concentrati nelle regioni settentrionali, e il 40% di cristiani, prevalentemente nel sud del paese.

Il governo nigeriano ha respinto con forza la narrazione americana, sottolineando come le violenze colpiscano indistintamente cristiani e musulmani. Ridurre tutto a uno scontro religioso significa ignorare la complessità del fenomeno. In questo scenario, infatti, non è sempre facile identificare chi sia davvero il nemico: esistono numerosi gruppi armati, spesso con collegamenti, scissioni interne e rivalità che complicano il quadro.

Nel territorio nigeriano operano almeno cinque principali organizzazioni jihadiste. Mahmudawa, guidato da Mallah Mahmuda, è attivo anche in Niger e in alcune zone del Benin. JAS rappresenta una costola di Boko Haram che continua le sue incursioni. La Provincia dell’Africa Occidentale dello Stato Islamico (ISWAP) è considerata la formazione più potente. Ansaru è un altro gruppo nato da una scissione di Boko Haram, mentre Lakurawa è composto sia da combattenti locali che stranieri provenienti dai paesi vicini.

Questi movimenti hanno dimostrato una ferocia spaventosa: attentati suicidi in serie, utilizzo di donne e persino bambini come kamikaze. Ma accanto all’estremismo ideologico esiste un altro fenomeno: le bande criminali che compiono razzie. In alcuni casi questi gruppi collaborano con i miliziani jihadisti, creando zone grigie dove motivazioni religiose e interessi economici si mescolano.

In questi mesi si è assistito a un’escalation drammatica. Prima un commando ha assaltato un liceo femminile a maggioranza musulmana nello stato di Kebbi, uccidendo il vice-preside e rapendo 25 studentesse. Il giorno dopo, nello stato di Kwara, un altro gruppo ha attaccato una chiesa durante la preghiera, uccidendo due fedeli e sequestrando 38 persone. L’episodio più grave è stato il rapimento di 315 persone (286 tra studenti e studentesse) dalla scuola cattolica di St. Mary, nel nord-ovest del paese.

Gli analisti locali evidenziano come questi sequestri non siano legati solo all’ostilità religiosa. Molte persone si uniscono ai gruppi armati per ragioni economiche: hanno perso terre o mezzi di sostentamento e vedono nelle bande un’opportunità di sopravvivenza. I rapimenti di massa sono diventati un’economia parallela da milioni di dollari che permette ai sequestratori di controllare risorse naturali in aree dove lo stato è praticamente assente.

 

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La situazione è ancora più complessa: i pastori armati di fucili automatici AK-47, arrivati dalla Libia 15 anni fa dopo la caduta di Gheddafi, sono musulmani. La maggior parte dei contadini che li combattono sono cristiani. Ma la loro guerra è per la terra e i pascoli, non per la religione. Ci sono conflitti tra clan di agricoltori e allevatori, lotte amplificate da questioni etniche che poco hanno a che fare con la fede.

L’arcivescovo di Lagos, Alfred Adewale Martins, ha lanciato un allarme preoccupante: dall’annuncio di Trump su una possibile azione militare, le violenze sono paradossalmente aumentate. Secondo il prelato, sembra che qualcuno stia deliberatamente cercando di gettare il paese nel caos. A causa dell’intensificarsi degli attacchi, il presidente nigeriano Bola Tinubu ha dovuto cancellare visite ufficiali in Sudafrica e Angola.

La Nigeria non è un’isola. L’intera regione del Sahel (la fascia che attraversa l’Africa sub-sahariana) è sotto pressione continua da parte di gruppi legati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico. Burkina Faso, Niger e Mali sono le nazioni più colpite, ma è evidente il tentativo degli estremisti di avanzare verso la costa occidentale del continente.

Anche gli equilibri internazionali sono cambiati radicalmente. I francesi sono stati sostituiti dai russi in diversi paesi della regione: prima mercenari, poi militari regolari, con l’obiettivo di sfruttare le ricchezze minerarie locali. Tuttavia, la presenza russa non ha risolto il problema della sicurezza. Ne è prova il Mali, che resta sotto assedio terroristico nonostante il sostegno di Mosca.

Gli Stati Uniti, sotto Trump, avevano preferito concentrarsi altrove: hanno chiuso una base per droni in Niger e ridotto la presenza nell’area, focalizzandosi invece sulla Somalia dove hanno condotto numerosi raid contro gli Shebab (gruppo terroristico affiliato ad Al-Qaeda). Ora, però, con i bombardamenti del 25 dicembre, si apre questo nuovo fronte nigeriano.

Mentre la situazione militare peggiora, si aggrava anche la crisi umanitaria. Secondo il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, la violenza sta causando una fame catastrofica. La Nigeria già affrontava una delle più grandi crisi alimentari al mondo, ma i numeri sono allarmanti: quasi 35 milioni di persone potrebbero trovarsi in condizioni di grave carestia entro la metà del 2026, rispetto ai 27 milioni attuali.

Il rapporto identifica nella violenza diffusa (banditismo e terrorismo) la causa principale della crisi. Ma c’è un altro problema: gli aiuti umanitari si stanno esaurendo. I principali donatori, compresi gli Stati Uniti, hanno tagliato drasticamente gli aiuti esteri che fornivano supporto alimentare a milioni di persone in Nigeria.

Per quasi vent’anni, i governi nigeriani che si sono susseguiti non sono riusciti a garantire nemmeno la sicurezza minima, per non parlare di prospettive lavorative o di un’istruzione pubblica dignitosa. In ampie zone del territorio nazionale, lo stato è praticamente assente.

Boko Haram e la Provincia dell’Africa Occidentale dello Stato Islamico, i due principali gruppi islamisti che operano nel nord, sono pronti ad attaccare i cristiani, ma colpiscono con uguale violenza anche i musulmani che non condividono le loro dottrine radicali. Il terrorismo in Nigeria non fa distinzioni religiose quando si tratta di imporre il proprio controllo.

La domanda che resta aperta è: l’intervento militare americano porterà stabilità o alimenterà ulteriormente il caos? Per la risposta dovremo necessariamente attendere.

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