Accompagnarli dal medico, preparare i pasti, aiutarli nelle faccende quotidiane. Prendersi cura di un genitore o di un nonno anziano può diventare impegnativo quanto un lavoro vero e proprio. Ma nella maggior parte dei casi non c’è né uno stipendio né un contratto che riconosca questo sforzo. La buona notizia è che dal 2025 lo Stato offre un contributo mensile di 850 euro agli anziani non autosufficienti per coprire le spese di assistenza. Questo aiuto economico si aggiunge alla classica indennità di accompagnamento, portando il totale a circa 1.380 euro al mese.
I soldi possono essere usati per pagare una badante assunta regolarmente o per acquistare servizi di assistenza qualificati. E la cosa interessante è che questa badante può essere anche un familiare, purché vengano rispettate alcune regole precise. Il bonus è destinato a persone che hanno almeno 80 anni, non sono autosufficienti e hanno un ISEE familiare non superiore a 6.000 euro. L’anziano deve già ricevere (o avere i requisiti per ricevere) l’indennità di accompagnamento dall’INPS.
Per accedere al contributo è necessario assumere qualcuno con un contratto regolare di almeno 25 ore settimanali. Questo qualcuno può essere anche un figlio o un altro parente, ma c’è un dettaglio importante: non deve vivere nella stessa casa dell’anziano. Questo requisito serve a evitare finte assunzioni “di comodo” all’interno della famiglia.

Il meccanismo è semplice: il contributo di 850 euro viene erogato per un periodo sperimentale di due anni, il 2025 e il 2026. I soldi devono essere utilizzati esclusivamente per pagare l’assistenza: stipendio della badante o servizi professionali di cura.
Se il denaro non viene utilizzato per questi scopi, l’INPS revocherà il contributo e l’anziano dovrà restituire le somme ricevute. Non è uno di quei sostegni che arrivano automaticamente. Bisogna presentare domanda all’INPS, dimostrando di avere tutti i requisiti: età, condizione di non autosufficienza, ISEE entro i limiti e contratto di lavoro regolare.
Per questo può essere utile farsi aiutare da un CAF o da un patronato, che possono seguire tutta la pratica: calcolo dell’ISEE, presentazione della domanda e gestione dei documenti necessari.
Questo nuovo contributo rappresenta un riconoscimento concreto per chi ogni giorno si prende cura di un familiare anziano. Non risolve tutti i problemi, ma offre un supporto economico reale a famiglie che spesso faticano a sostenere i costi dell’assistenza.
La chiave è informarsi per tempo e muoversi in modo corretto: contratto regolare, contributi versati e documenti in ordine. Solo così si può accedere a questo aiuto che, per molte famiglie, può fare davvero la differenza.



