Il Tribunale di Milano ha condannato i titolari di un ristorante a risarcire gli eredi di Antonio De Curtis, in arte Totò, per l’uso non autorizzato dell’immagine dell’attore a fini commerciali. La sentenza stabilisce che il volto del “Principe della risata” non può essere utilizzato per promuovere attività di lucro senza il consenso esplicito della famiglia. I proprietari del locale meneghino dovranno versare circa 8.000 euro tra danni e spese legali dopo aver esposto per anni una gigantografia del comico sulle proprie pareti.

La decisione dei giudici milanesi mette fine a una controversia iniziata nel 2016 e culminata con la rimozione della fotografia nel gennaio del 2025. Al centro della disputa legale c’era l’esposizione di una grande immagine di Totò all’interno di una pizzeria, utilizzata non solo come elemento d’arredo, ma anche come strumento di marketing sui canali social e sulle piattaforme di recensioni. Il ricorso è stato presentato dai nipoti dell’attore, figli di Liliana De Curtis, che dopo la scomparsa della madre nel 2022 sono diventati gli unici custodi dei diritti d’immagine del nonno.
La magistratura ha chiarito che il ritratto di una persona gode di una protezione rigorosa: non può essere riprodotto, venduto o esposto senza il permesso dell’interessato o, in caso di decesso, dei suoi discendenti fino alla quarta generazione. Nel caso specifico, i giudici Giani, Tota e Ventriglia hanno evidenziato come l’insegna del locale e la pubblicità online, accompagnate da simboli che evocavano la figura di Totò, avessero una chiara finalità promozionale. Questo utilizzo esclude qualsiasi forma di esenzione, rendendo il pagamento del risarcimento obbligatorio.
Un punto fondamentale della sentenza riguarda la distinzione tra diritto di cronaca e uso pubblicitario. La legge permette di diffondere l’immagine di una persona celebre senza consenso solo se l’evento è legato a fatti di rilevanza sociale o manifestazioni pubbliche di carattere informativo. Tuttavia, questa libertà decade immediatamente se l’immagine viene sfruttata per attirare clienti o vendere prodotti.
In sostanza, se una fotografia di Totò appare in un documentario o in un articolo di giornale che ne celebra la carriera, l’uso è considerato lecito. Se invece la stessa immagine viene usata per decorare la sala di un ristorante o per creare un brand, si entra nel campo dello sfruttamento commerciale. Poiché la pizzeria milanese non aveva mai ottenuto le autorizzazioni necessarie, spesso regolate da contratti in esclusiva che la famiglia De Curtis stipula con soggetti selezionati, il comportamento è stato giudicato illecito.
Questo verdetto rappresenta un monito per migliaia di attività in tutta Italia che utilizzano regolarmente i volti dei grandi miti del cinema, da Sophia Loren a Marcello Mastroianni, per connotare i propri ambienti. La famiglia De Curtis ha voluto dare un segnale preciso: l’eredità di Totò va tutelata per garantirne il decoro e l’autenticità.
L’esposizione di simboli evocativi, unita alla diffusione web, ha creato un legame tra la qualità del servizio del ristorante e il prestigio dell’attore, generando un vantaggio economico per i titolari a scapito dei legittimi eredi. La somma di 8.000 euro, pur sembrando contenuta, stabilisce un principio giuridico invalicabile: “Niente consenso, niente Totò”. Chiunque intenda omaggiare il Principe della risata nel proprio esercizio commerciale dovrà d’ora in avanti passare per le vie ufficiali, pena pesanti sanzioni pecuniarie.



