La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il tentativo di Donald Trump di imporre restrizioni al voto per corrispondenza in vista delle elezioni di midterm, ponendo fine a una serie di azioni legali dell’ultimo minuto mentre le operazioni di voto sono già in corso in diversi Stati americani.
La decisione consente agli Stati di continuare a inviare le schede per posta secondo le stesse procedure utilizzate da anni, attraverso le quali è stato espresso quasi un terzo dei voti totali. Si tratta di una netta sconfitta per Trump su una questione che il presidente ha costantemente sottolineato come vitale per garantire l’integrità delle elezioni, nonostante non vi siano prove di frodi legate al voto per posta.
Nella sua breve sentenza, la Corte ha affermato che è improbabile che l’amministrazione abbia successo nel merito della sua contestazione sulla procedura introdotta e bloccata da due tribunali inferiori per imporre agli Stati di compilare un elenco di tutti gli elettori che devono ricevere la scheda per posta. L’amministrazione Trump aveva presentato la proposta come una modifica minore ai regolamenti postali, volta a prevenire le presunte frodi.
Tuttavia, per i due tribunali che l’hanno bocciata, l’iniziativa rappresentava un’acquisizione di potere incostituzionale e il Servizio Postale non era nemmeno pienamente in grado di attuarla. Il giudice distrettuale Carl J. Nichols, nominato da Donald Trump durante il suo primo mandato, ha stabilito che il piano del presidente probabilmente eccede l’autorità conferita dal Congresso al Servizio Postale.

L’ordine esecutivo emanato dalla Casa Bianca, e ora sospeso dalla Corte Suprema, impone agli Stati di caricare gli elenchi degli elettori su un portale in corso di realizzazione da parte del Servizio Postale. Secondo una denuncia presentata da un whistleblower federale, il sistema potrebbe impedire a numerosi elettori di ricevere le schede.
Il Servizio Postale avrebbe adottato una politica di zero per cento di errori in base alla quale un intero lotto di schede potrebbe essere respinto qualora anche un solo codice a barre controllato da un dipendente non corrispondesse alle informazioni presenti sul portale. Un singolo lotto potrebbe contenere decine di migliaia di schede. Il senatore democratico del Connecticut Richard Blumenthal, che ha reso pubblica la denuncia del whistleblower, ha affermato che il Servizio Postale ha progettato un sistema per privare del diritto di voto milioni di americani. Un portavoce del Servizio Postale ha invece sostenuto che il sistema funzionerà correttamente.
Le iniziative dell’amministrazione avrebbero potuto avere effetti particolarmente destabilizzanti negli Stati che gestiscono il voto interamente per posta. Il Segretario di Stato di Washington, il democratico Steve Hobbs, ha affermato che la decisione consente di proseguire il lavoro per garantire elezioni sicure, protette e accurate senza dover stravolgere le procedure elettorali per soddisfare requisiti irrealistici relativi alle schede inviate per posta.
Nel 2024, circa il 30 per cento degli elettori ha votato per corrispondenza. Nel 2020, al culmine della pandemia, il 43 per cento degli elettori ha inviato la propria scheda elettorale per posta. Allora, Trump venne battuto da Joe Biden e attribuì questa sconfitta, senza reali prove, a una frode diffusa proprio tramite le schede elettorali inviate per posta.
Storicamente, gli elettori democratici sono più propensi a votare per corrispondenza rispetto ai repubblicani, anche se nelle ultime elezioni la quota di repubblicani che si è espressa attraverso il voto postale è aumentata. Tradizionalmente, infatti, gli elettori democratici hanno fatto un uso maggiore del voto per corrispondenza, per cui una stretta su questa possibilità potrebbe avvantaggiare il partito repubblicano.
Le schede elettorali arrivate per posta vengono spesso conteggiate per ultime e con tempi piuttosto lunghi, per questo capita spesso che i margini dei democratici si amplino proprio nelle fasi finali degli scrutini. Trump e i suoi sostenitori hanno strumentalizzato questo elemento concreto, sfruttandolo per accreditare l’ipotesi, infondata, di voti fittizi fatti comparire ad arte per correggere i risultati elettorali.
