Il Presidente americano Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che, di fatto, dà il via libera all’accordo per la vendita di una quota significativa di TikTok a investitori statunitensi. Ma ciò che ha catturato l’attenzione e sollevato un’ondata di preoccupazione è la sua esplicita dichiarazione: “Se potessi renderlo 100% MAGA, lo farei”.
L’accordo, annunciato ieri, prevede che investitori americani acquisiscano una quota maggioritaria di TikTok. Trump ha persino affermato che il Presidente cinese Xi Jinping avrebbe approvato l’intesa, sebbene il via libera formale da parte della Cina sia ancora in sospeso, secondo quanto riportato dal Washington Post. Tra i nomi degli investitori “di calibro mondiale” menzionati da Trump figurano Larry Ellison, Michael Dell e Rupert Murdoch, sebbene i dettagli legali e la composizione finale del gruppo siano ancora da definire.
Secondo le indiscrezioni di CNBC, una nuova entità gestita da Oracle, Silver Lake e dal fondo di investimento di Abu Dhabi MGX, dovrebbe controllare circa il 45% di TikTok. Il restante 35% sarebbe in mano agli attuali investitori di ByteDance e a nuovi azionisti, mentre ByteDance stessa manterrebbe il 19,9%, il limite imposto dalla legge approvata l’anno scorso per costringere la società cinese a disinvestire o affrontare un divieto totale negli Stati Uniti. Tuttavia, il mantenimento di una quota significativa da parte di ByteDance, e soprattutto il potenziale controllo sull’algoritmo TikTok, sollevano dubbi sulla conformità dell’accordo con la lettera della legge.

La posizione di Trump su TikTok è stata tutt’altro che lineare. Durante il suo primo mandato nel 2020, aveva tentato di bandire la piattaforma con un ordine esecutivo, bloccato poi dai tribunali e infine abbandonato dall’amministrazione Biden. Nel 2023, un gruppo bipartisan di legislatori ha ripreso gli sforzi per vietare TikTok per motivi di sicurezza nazionale, culminati in una legge firmata da Biden nel 2024. Sorprendentemente, nel marzo 2024, in vista delle elezioni presidenziali, Trump ha fatto una giravolta completa, dichiarando di non volere più il bando.
Ma è la questione dell’algoritmo a destare maggiore scalpore. Alla domanda di un giornalista se volesse che il nuovo algoritmo TikTok suggerisse più contenuti legati al movimento MAGA, Trump ha risposto con la citazione che ha fatto il giro del mondo. Sebbene abbia poi aggiunto che “tutti saranno trattati equamente” e che “ogni gruppo, ogni filosofia, ogni politica sarà trattata molto equamente”, le sue azioni recenti gettano un’ombra su tali rassicurazioni. Solo 30 minuti dopo aver firmato l’ordine su TikTok, Trump ha firmato un memorandum presidenziale che prendeva di mira gruppi di sinistra e antifascisti per la persecuzione, definendoli “terroristi domestici”.
Questo episodio non è isolato. Come dimostra il caso di Jimmy Kimmel, Trump ha suggerito di revocare le licenze di trasmissione alle emittenti televisive che lo criticano, portando alla cancellazione di programmi e alla sospensione di conduttori (poi reintegrati). Il Presidente non tollera nemmeno le forme più lievi di critica, e il governo statunitense non ha esitato a chiedere alle piattaforme mediatiche di censurare le voci dissenzienti. Il futuro dell’algoritmo TikTok, in questo contesto, diventa un barometro cruciale per la libertà digitale e la neutralità delle piattaforme sotto un’amministrazione che ha mostrato una chiara tendenza a voler plasmare il panorama informativo.



