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Home » Attualità » Uccise la fidanzata con 57 coltellate, dopo 7 anni torna a casa: pesa 200 chili e fuma due pacchetti al giorno

Uccise la fidanzata con 57 coltellate, dopo 7 anni torna a casa: pesa 200 chili e fuma due pacchetti al giorno

Dimitri Fricano, condannato a 30 anni per l'omicidio di Erika Preti, torna agli arresti domiciliari per gravi problemi di salute. Pesa 200 kg e ha problemi cardiaci.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene10 Novembre 2025
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Dimitri Fricano
Dimitri Fricano (fonte: YouTube)
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Dimitri Fricano è tornato agli arresti domiciliari. L’uomo, oggi 38enne, nel 2017 aveva ucciso la fidanzata ventenne Erika Preti con 57 coltellate durante una vacanza estiva a San Teodoro, in Sardegna. Condannato in via definitiva a 30 anni di carcere, Fricano ne ha scontati appena sette prima di ottenere nuovamente il permesso di lasciare il carcere torinese per motivi di salute.

Il Tribunale di sorveglianza di Torino ha accolto la richiesta presentata dai legali dell’uomo, ritenendo le sue condizioni di salute incompatibili con la detenzione in carcere. Fricano pesa circa 200 chili, ha gravi difficoltà motorie e problemi cardiaci, aggravati dal fatto che fuma due pacchetti di sigarette al giorno. Durante la detenzione, il suo peso era più che raddoppiato, raggiungendo la condizione di obesità cronica che ha spinto i giudici a concedergli la misura alternativa.

Non è la prima volta che Fricano lascia il carcere per gli stessi motivi: poco più di un anno fa gli erano già stati concessi gli arresti domiciliari per problemi di obesità. In quell’occasione aveva trascorso circa 15 mesi nella casa dei genitori a Biella, dove era seguito dal padre e dalla madre, prima di rientrare in carcere lo scorso febbraio. Ora tornerà a scontare la pena nella stessa abitazione.

La decisione del tribunale, fondata come di consueto su perizie mediche, prevede però condizioni più restrittive rispetto alla precedente concessione dei domiciliari. Questa volta Fricano può vedere e parlare solo con i genitori. In passato, infatti, aveva anche l’obbligo di recarsi in una struttura sanitaria per le cure e, soprattutto, tre ore al giorno di libertà per gli spostamenti.

Erika Preti, uccisa nel 2017 da Dimitri Fricano
Erika Preti, uccisa nel 2017 da Dimitri Fricano (fonte: YouTube)

Proprio questa libertà di movimento aveva creato situazioni drammatiche che avevano fatto scalpore a Biella: capitava che il padre della vittima, Fabrizio Preti, incontrasse l’assassino della figlia davanti alle poste o nella centrale via Italia. Episodi come questi avevano scatenato non poche polemiche sui giornali locali e i social network, con la cittadinanza divisa tra chi comprendeva le ragioni sanitarie e chi riteneva inaccettabile vedere un condannato per femminicidio libero di circolare.

I familiari di Erika Preti si sono sempre dichiarati contrari alla concessione dei domiciliari. In un’intervista dello scorso dicembre, i genitori della ragazza avevano espresso tutto il loro dolore: mentre l’assassino della figlia poteva trascorrere il Natale a casa con i suoi familiari, loro erano costretti a passarlo sulla tomba di Erika. Il dramma di una famiglia che non ha mai trovato pace dopo quella terribile estate del 2017.

La vicenda di Dimitri Fricano solleva interrogativi complessi sul sistema penitenziario italiano e sulla gestione dei detenuti con gravi problemi di salute. Se da un lato le condizioni sanitarie dell’uomo sono oggettivamente critiche e certificate da perizie mediche, dall’altro la percezione pubblica è quella di una giustizia che non rende fino in fondo il peso della condanna per un crimine tanto grave. Il dibattito resta aperto, mentre Fricano ha lasciato il carcere torinese da alcuni giorni per fare ritorno dai genitori a Biella.

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