C’è anche Bologna fra le stelle della lunga notte di Hollywood. Valentina Merli, produttrice cinematografica nata e cresciuta sotto le Due Torri, è stata l’unica italiana a salire sul palco degli Oscar 2026, conquistando la statuetta come miglior cortometraggio live action per il film “Two People Exchanging Saliva”.
La vittoria è arrivata poco dopo l’una di notte, ora italiana, con una particolarità che ha reso il momento ancora più eccezionale: per la settima volta nella storia degli Oscar, il premio è stato assegnato a pari merito. L’attore e comico Kumail Nanjiani, dopo aver aperto la busta, ha annunciato con sorpresa: “È un pareggio, non sto scherzando”. Insieme a “Two People Exchanging Saliva” ha vinto anche “The Singers”, rendendo necessari due discorsi di ringraziamento consecutivi.
Alexandre Singh e Natalie Musteata, registi e autori del cortometraggio vincitore, hanno ritirato la statuetta insieme a un’emozionata Valentina Merli. “Il film è un invito a riscoprire l’intimità in un mondo sempre più freddo“, hanno dichiarato sul palco, ringraziando per aver premiato “un film strano e queer“. Tra le produttrici esecutive del progetto figurano nomi di grande prestigio come Isabelle Huppert e Julianne Moore.
“Ancora non ci credo: è un sogno!“, ha dichiarato Merli a caldo dopo la cerimonia. Ma alle parole di gioia si sono subito mescolate riflessioni amare sul cinema italiano: “Mi dispiace che l’Italia sia assente. Eppure abbiamo una tradizione così solida e ammirata in tutto il mondo. Abbiamo registi, attori e tecnici fantastici“.
La produttrice ha poi spiegato le ragioni di questa assenza: “Penso che il cinema, come tutta la cultura, non sia abbastanza sostenuto in Italia. In Francia ti senti più ascoltato, accompagnato. Con il giusto supporto, il cinema crea un ritorno economico. Della cultura si mangia eccome. Come vorrei lavorare di più con italiani“.
Valentina Merli vive da molti anni in Francia, dove ha fondato insieme a Violeta Kreimer la casa di produzione Misia Films, proprio dopo il periodo del Covid. Il cortometraggio vincitore fa parte della serie “By Night”, un progetto nato durante la pandemia su iniziativa delle Galeries Lafayette di Parigi.
“Durante il Covid i grandi magazzini erano chiusi e ci proposero di realizzare qualcosa al loro interno, in quel tempo sospeso“, ha raccontato Merli. “Da lì è nata l’idea di girare film di notte, a serrande abbassate. Ci hanno dato carta bianca nella scelta degli artisti e dei registi“.
Il film porta con sé anche messaggi politici e sociali profondi. “Uno dei costumi in bianco e nero ha un significato preciso: è ispirato a un Qr code e nasce dal clima della rivoluzione ‘Donna, vita, libertà‘ in Iran. Nel film c’è anche l’America di Trump, le politiche sull’immigrazione, la violenza sistemica. È un cinema che sembra distopico, ma purtroppo non lo è“.
Nonostante viva a Parigi, Bologna resta centrale nella vita e nella formazione di Valentina Merli. “Bologna è una città che nutre. Ha una scena culturale fortissima. Ti dà energia, dinamismo“, ha spiegato la produttrice, che si è laureata in Giurisprudenza con una tesi di Diritto privato comparato con la Francia.
“Poi ho fatto uno stage a Strasburgo, all’interno di ‘Eurimages’, il fondo europeo per le coproduzioni cinematografiche. Da lì è iniziato tutto: sono stata a Roma, sui set, e in seguito mi sono trasferita in Francia. Vivo qui dal 1999 e la mia carriera si è sviluppata soprattutto all’estero, ma torno sempre nella mia città, in famiglia e tra gli amici“. Da ieri, con un Oscar in più



