La diplomazia internazionale ha registrato quella che la Casa Bianca definisce “un significativo passo avanti”. A Ginevra, ieri, la delegazione statunitense guidata dal segretario di Stato Marco Rubio, dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner ha incontrato i rappresentanti ucraini per finalizzare gli accordi basati sul piano di pace proposto dall’amministrazione Trump.
Secondo il resoconto ufficiale di Washington, l’incontro si è svolto “in uno spirito di collaborazione e obiettivi condivisi”. La delegazione ucraina ha confermato che tutte le principali preoccupazioni relative a garanzie di sicurezza, sviluppo economico a lungo termine, protezione delle infrastrutture, libertà di navigazione e sovranità politica sono state affrontate in modo approfondito. I diplomatici di Kiev hanno dichiarato che l’attuale bozza riflette i loro interessi nazionali e fornisce meccanismi credibili per salvaguardare la sicurezza del Paese sia nel breve che nel lungo termine.
Proprio l’UE avrebbe svolto un ruolo decisivo nel riavvicinamento tra USA e Ucraina mettendo a punto una proposta di mediazione che modifica sostanzialmente il piano di pace per l’Ucraina elaborato dall’amministrazione Trump, tentando di conciliare le posizioni transatlantiche sulla fine del conflitto.
Tra le modifiche più rilevanti, l’eliminazione completa dei riferimenti alla non espansione della Nato, contenuti nei punti 3 e 7 del documento americano. Questa cancellazione rappresenta una linea rossa per l’Europa, che non intende vincolare il futuro dell’Alleanza Atlantica in un accordo bilaterale con Mosca.
Sul fronte militare, la versione europea innalza il limite massimo delle forze armate ucraine da un numero inferiore a 800 mila soldati in tempo di pace. Inoltre, l’impegno della Nato a non stazionare truppe alleate sul territorio ucraino viene circoscritto esclusivamente ai periodi di pace, lasciando aperta la possibilità di intervento in caso di crisi.
Una delle aggiunte più significative riguarda il punto 10, dove appare un meccanismo di difesa collettiva simile all’articolo 5 della Nato. Secondo questa formulazione, un eventuale attacco russo all’Ucraina scatenerebbe una risposta militare coordinata, il ripristino di tutte le sanzioni globali e la revoca di ogni beneficio derivante dall’accordo. Gli Stati Uniti riceverebbero compensazioni per fornire questa garanzia, che però decade se l’Ucraina dovesse invadere la Russia.
Sul tema delle sanzioni economiche contro Mosca, il piano prevede una rimozione graduale, collegata alla reintegrazione della Russia nell’economia globale. Tra le concessioni figura anche il ritorno di Mosca nel G8, nell’ambito di accordi economici tra Stati Uniti e Federazione Russa.
Per quanto riguarda la ricostruzione dell’Ucraina, il documento stabilisce che i costi saranno a carico della Russia e che gli asset sovrani russi congelati rimarranno bloccati fino al completamento delle compensazioni per i danni. È previsto un pacchetto globale che include la creazione di un fondo di sviluppo per investimenti in settori ad alta crescita come tecnologia, data center e intelligenza artificiale, oltre alla modernizzazione delle infrastrutture del gas e allo sviluppo delle risorse naturali.
La questione territoriale viene affrontata con una formula di compromesso: l’Ucraina si impegna a non recuperare con la forza i territori occupati dalla Russia, ma non ne cederà altri. Sono previsti negoziati per eventuali scambi territoriali, con garanzie vincolanti che impediscono a entrambe le parti di modificare gli accordi con mezzi militari una volta definiti.

Tra gli altri punti significativi, la sovranità dell’Ucraina viene confermata formalmente, mentre l’adesione alla Nato resta subordinata al consenso unanime dei membri dell’Alleanza, attualmente assente. L’Ucraina riceverà invece accesso preferenziale al mercato europeo durante il processo di valutazione per l’ingresso nell’Unione Europea.
Per l’implementazione dell’accordo è prevista la creazione di una task force con rappresentanti di Stati Uniti, Ucraina, Russia ed Europa, oltre a un Consiglio di Pace presieduto da Donald Trump con il compito di monitorare l’applicazione e punire le violazioni. L’accordo sarà legalmente vincolante e immediatamente dopo la firma entrerà in vigore un cessate il fuoco, con ritiro delle forze ai punti concordati sotto supervisione americana.
La versione europea del piano richiede infine che la Russia legiferi una politica di non aggressione verso Europa e Ucraina, mentre Stati Uniti e Russia estenderanno i trattati di non proliferazione nucleare. L’Ucraina dovrà adottare le regole dell’Unione Europea sulla tolleranza religiosa e la protezione delle minoranze linguistiche, mantenendo lo status di Stato non nucleare sotto il Trattato di non proliferazione.
Il segretario Rubio ha ribadito che la sovranità, la sicurezza e la futura prosperità dell’Ucraina rimangono centrali nel processo diplomatico, sottolineando che l’obiettivo del presidente Trump è porre fine a una guerra che ha causato la morte di milioni di persone. Tuttavia, il diplomatico americano ha chiarito un passaggio cruciale: “Ovviamente, i russi hanno diritto di voto”. Gli Stati Uniti stanno finalizzando gli accordi con la parte ucraina, dopodiché questi saranno sottoposti alla Russia.
Il dossier ucraino sarà al centro del vertice dei leader europei convocato questa mattina alle 10.30 a Luanda, in Angola, a margine del summit tra Unione europea e Unione africana. La riunione, voluta dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, servirà a fare il punto sul piano di pace alla luce dell’incontro di Ginevra. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, arrivata ieri sera da Johannesburg, parteciperà ai lavori.



