L’artista di strada più famoso al mondo, Banksy, ha colpito ancora, questa volta prendendo di mira il sistema giudiziario britannico. Un suo nuovo murale, apparso sul muro del Royal Courts of Justice di Londra, raffigurava un giudice che picchiava un manifestante con un martello: una scena cruda e provocatoria che ha immediatamente acceso il dibattito pubblico.
L’opera, realizzata con la tecnica dello stencil e spray, è stata prontamente rimossa dalle autorità giudiziarie, che hanno motivato la decisione con la necessità di preservare il carattere storico dell’edificio vittoriano. La polizia metropolitana ha inoltre avviato un’indagine per accertare se l’opera costituisca un atto di vandalismo.
Come di consueto, Banksy aveva rivendicato la paternità dell’opera pubblicando una foto sul suo profilo Instagram. L’immagine, che ritraeva il manifestante a terra con un cartello macchiato di sangue, ha fatto rapidamente il giro del web, suscitando reazioni contrastanti: mentre alcuni hanno interpretato il murale come una critica alla repressione delle proteste e alla recente messa al bando del gruppo Palestine Action, accusato di terrorismo dal governo britannico, altri hanno condannato l’azione di Banksy, definendola irrispettosa nei confronti delle istituzioni.
Banksy could not have hoped for a better outcome than this. https://t.co/78V8WJQYCa
— Dr. Bendor Grosvenor 🇺🇦 (@arthistorynews) September 10, 2025
In realtà non è la prima volta che le opere di Banksy vengono distrutte o danneggiate: ricordiamo ad esempio il gigantesco murale “anti-Brexit” realizzato sul fianco di un edificio di Dover, che ritraeva un operaio intento a staccare con uno scalpello una delle stelle della bandiera dell’Unione Europea; o ancora la caricatura della famiglia reale inglese sulla parete di un palazzo di Londra. A volte sono gli stessi fan dell’artista di Bristol a smantellare o rubare i suoi pezzi, magari per rivenderli o tenerli gelosamente per sé.
La precarietà delle opere di Banksy è diventata ormai parte integrante del suo lavoro, e contribuisce al suo enorme successo: l’esempio più famoso di questa tendenza è Love is in the bin, con cui egli stesso è intervenuto nella parziale distruzione di una versione pittorica del suo murale Girl in the balloon immediatamente dopo la sua vendita all’asta per più di 1 milione di sterline; l’iniziativa ha fatto salire il valore dell’opera a 18,5 milioni di sterline. In direzione totalmente opposta va invece la vicenda di The Migrant Child, murale a tema immigrazione realizzato sulla facciata di Palazzo San Pantalon a Venezia ed esposto per anni alle intemperie e alla salsedine, che i proprietari dell’edificio hanno provveduto a rimuovere – insieme alla porzione di parete di cui fa parte – per procedere con il suo restauro.
L’episodio solleva comunque, ancora una volta, degli importanti interrogativi sul ruolo dell’arte nello spazio pubblico e sul confine tra espressione artistica e vandalismo. L’arte di Banksy, spesso provocatoria e politicamente impegnata, continua a dividere l’opinione pubblica, ma allo stesso tempo a stimolare una riflessione critica sulla realtà che ci circonda.
Resta da vedere quale sarà il prossimo obiettivo di Banksy e quale messaggio deciderà di lanciare al mondo con la sua arte irriverente.



