Sebastião Salgado, fotografo brasiliano di fama mondiale, è morto oggi a Parigi all’età di 81 anni. La notizia è stata confermata dall’Académie des Beaux-Arts di Parigi, di cui era membro, e dall’Instituto Terra, organizzazione da lui fondata. Nato nel 1944 a Aimorés, in Brasile, Salgado si laureò in economia prima di intraprendere la carriera fotografica negli anni ’70. Dopo esperienze con le agenzie Sygma, Gamma e Magnum Photos, nel 1994 fondò Amazonas Images insieme alla moglie Lélia Wanick Salgado, dedicandosi a progetti fotografici di lungo termine su temi sociali e ambientali.
Sebastião Ribeiro Salgado Júnior nacque l’8 febbraio 1944 ad Aimorés, nello stato brasiliano del Minas Gerais, sotto il segno dell’Aquario, in una famiglia proprietaria terriera dedita all’allevamento e alla coltivazione del caffè. Cresciuto in una regione segnata dalla disuguaglianza sociale e dalla deforestazione, fu testimone precoce delle tensioni tra sviluppo economico e ambiente, un binomio che avrebbe marcato profondamente la sua visione artistica e il suo impegno civile.
Dopo la laurea in economia presso l’Universidade de São Paulo, ottenne un dottorato all’Université de Paris e intraprese una carriera da economista per l’Organizzazione Internazionale del Caffè, che lo portò in Africa negli anni Settanta. Fu durante queste missioni che cominciò a fotografare, scoprendo nella macchina fotografica uno strumento più potente delle statistiche per raccontare le diseguaglianze del mondo.
Nel 1973 abbandonò definitivamente l’economia per dedicarsi alla fotografia a tempo pieno. Si specializzò nell’uso del bianco e nero che conferiva alle sue immagini un impatto emotivo e una profondità senza tempo.

Iniziò collaborando con l’agenzia Sygma, poi con Gamma e successivamente con Magnum Photos, la celebre cooperativa fondata da Robert Capa e Henri Cartier-Bresson. Nei suoi primi reportage si concentrò sulle condizioni dei lavoratori rurali in America Latina, per poi estendere il suo sguardo a temi come le carestie in Africa, le migrazioni di massa, i conflitti armati e le condizioni dei lavoratori industriali.
Stabilitosi a Parigi, sposò Lélia Wanick, architetta e figura centrale della sua vita e del suo lavoro, con la quale fondò nel 1994 l’agenzia Amazonas Images, volta a promuovere e distribuire esclusivamente il suo lavoro. Fu proprio insieme a Lélia che, dopo anni passati a documentare la sofferenza umana, decise di volgere lo sguardo alla bellezza originaria del pianeta con il progetto Genesis (2004–2013), una celebrazione della natura e delle culture ancora in equilibrio con l’ambiente. Tale percorso culminò con la fondazione dell’Instituto Terra, un’operazione di riforestazione che ha contribuito a rigenerare l’ecosistema della foresta atlantica nel sud-est del Brasile.
La sua vita e opera sono state raccontate nel documentario “Il sale della terra” (2014), diretto dal figlio Juliano Ribeiro Salgado e da Wim Wenders, candidato agli Oscar nel 2015.



