I cinque pilastri dell’Islam
- Shahada: testimonianza di fede nell’unicità di Dio e nel messaggio di Maometto;
- Salat: le cinque preghiere quotidiane rivolte verso la Mecca;
- Sawm: il digiuno durante il mese del Ramadan;
- Zakat: l’elemosina obbligatoria a favore dei più bisognosi;
- Hajj: il pellegrinaggio alla Mecca, almeno una volta nella vita.

Quando cade la festa e perché la data cambia ogni anno
Come avviene per la Pasqua cristiana, anche l’Eid al-Fitr non ha una data fissa nel calendario gregoriano. L’inizio del Ramadan, e quindi la sua conclusione, dipende dall’apparizione della prima luna nuova del nono mese islamico. Il calendario islamico è lunare, il che significa che ogni anno anticipa di circa undici giorni rispetto a quello solare.
Ne deriva che la festa cade in stagioni sempre diverse nel corso dei decenni. La data ufficiale non viene stabilita con anticipo, ma confermata solo al momento dell’osservazione della luna crescente di Shawwal, il decimo mese del calendario islamico. A seconda della posizione geografica, poi, il giorno esatto può variare da paese a paese.
Cosa si fa durante i tre giorni di festa
L’Eid al-Fitr dura tre giorni. Il primo si apre prima dell’alba con la Salat al-Eid, una preghiera collettiva che si svolge nelle moschee o in grandi spazi aperti. Prima ancora di pregare, ogni fedele è tenuto a versare la zakat al-fitr, una forma di carità obbligatoria destinata ai più bisognosi: il fine è che nessuno arrivi alla festa senza i mezzi per celebrarla. La zakat è anche uno dei cinque pilastri dell’Islam, insieme alla testimonianza di fede (shahada), alla preghiera (salat), al digiuno (sawm) e al pellegrinaggio alla Mecca (hajj).
C’è poi un dettaglio curioso legato alla tradizione: il fedele dovrebbe percorrere un cammino diverso all’andata e al ritorno dalla preghiera dell’Eid, un’usanza che risale direttamente al Profeta Maometto. Dopo la funzione religiosa, la giornata si trasforma in una celebrazione: ci si veste con abiti nuovi, si scambiano doni e auguri, il più comune è Eid Mubarak, che significa “Eid benedetto”, e si organizzano banchetti in famiglia. Le ragazze si adornano con tatuaggi temporanei all’henné, uno dei segni più riconoscibili della festa nelle culture del Medio Oriente e del Sud Asia. Non mancano visite ai cimiteri, per ricordare i defunti.
I dolci dell’Eid: datteri, miele e pistacchi
La tradizione gastronomica dell’Eid al-Fitr varia da paese a paese, ma i dolci occupano sempre un posto centrale. Tra i più diffusi c’è il Maamoul, un piccolo biscotto di pasta frolla ripieno di frutta secca, datteri, fichi o pistacchi, che si prepara con stampi decorati e si offre agli ospiti come segno di benvenuto. Miele, frutta secca e spezie aromatiche sono gli ingredienti ricorrenti in buona parte delle ricette della festa, eredità di una cucina che attraversa secoli e continenti.

L’Eid al-Fitr in Italia: dalle grandi moschee alle chiese aperte
L’Italia è il terzo Paese dell’Unione europea per numero di residenti musulmani, dopo Francia e Germania. Non sorprende, quindi, che l’Eid al-Fitr sia diventato un appuntamento visibile anche nel contesto italiano. A Roma, la Grande Moschea, la più grande d’Europa, ospita ogni anno una delle celebrazioni più partecipate della Penisola, con migliaia di fedeli riuniti per la preghiera del mattino e i momenti conviviali che seguono. A Milano, il Centro Islamico di Lombardia e altre strutture accolgono raduni altrettanto numerosi, con colazioni comunitarie dopo la preghiera.
Episodi significativi avvengono anche altrove. A Prato, la comunità islamica bengalese ha celebrato l’Eid nel cortile di un complesso cattolico, con l’apertura della Diocesi locale. A Torino, iniziative come “Moschee aperte” hanno coinvolto più di venti luoghi di culto, permettendo alla cittadinanza di avvicinarsi alla tradizione islamica attraverso il dialogo diretto. Queste esperienze raccontano una festa che, oltre al suo profondo significato religioso, ha acquisito in Italia una dimensione interculturale sempre più riconoscibile.
