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Home » Cultura » Chi era Vincent Van Gogh, protagonista della puntata di “Ulisse” in onda stasera

Chi era Vincent Van Gogh, protagonista della puntata di “Ulisse” in onda stasera

Ripercorriamo la vita del tormentato pittore post-impressionista che incantò il mondo con le sue splendide opere: Vincent Van Gogh.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene7 Aprile 2025
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Uno dei tanti autoritratti di Vincent Van Gogh, risalente al 1889 e conservato al Museo d'Orsay di Parigi
Uno dei tanti autoritratti di Vincent Van Gogh, risalente al 1889 e conservato al Museo d'Orsay di Parigi (fonte: VCG Wilson/Corbis/Getty Images)

Si intitola Van Gogh – I colori dell’eternità e andrà in onda stasera alle 21:30 su Rai1 la nuova puntata di Ulisse: il piacere della scoperta, incentrata sulla figura di Vincent Van Gogh: il conduttore Alberto Angela intraprenderà un viaggio attraverso i luoghi più significativi per la sua vita e la sua carriera. Approfittiamo di questa occasione per ricordare anche noi un artista dal talento straordinario, che ancora oggi non cessa di deliziare il mondo con i suoi capolavori ma che da vivo non conobbe mai la fama, e visse costantemente in condizioni di estrema povertà nonostante una carriera assai prolifica (con quasi 900 dipinti su tela e più di 1000 disegni).

Vincent Willem Van Gogh nasce nel villaggio di Groot-Zundert, in Olanda, li 30 marzo 1853. Il padre Theodorus, pastore protestante, impartisce una rigida educazione religiosa ai suoi 6 figli, di cui Vincent è il maggiore. A 11 anni inizia a frequentare il collegio di Zevenbergen dove impara varie lingue e soprattutto l’arte del disegno, che cercherà di perfezionare in una seconda scuola a Tilburg; il suo scarso rendimento negli studi lo portano tuttavia a tornare nella sua città natale nel 1868, senza aver conseguito un diploma.

La famiglia gli trova allora un impiego presso la casa d’aste Goupil & Cie con sede all’Aja: Vincent si occupa di vendere dipinti, litografie e altre opere d’arte, e approfondisce con grande interesse lo studio delle principali correnti culturali e artistiche dell’epoca. Negli anni successivi, trasferito nelle sedi di Bruxelles, Londra e Parigi non manca di restare affascinato da queste grandi città e dal grande patrimonio culturale che offrono; nel frattempo mantiene i contatti con la famiglia, e soprattutto con il fratello minore Théo che rappresenterà per lui un punto di riferimento per tutta la vita. Dopo una delusione amorosa, tuttavia, Vincent cade in una profonda depressione e perde del tutto l’interesse verso il lavoro e la cultura a cui tanto si era dedicato: il suo rendimento diminuisce al punto da farlo congedare nell’aprile del 1876.

La Notte Stellata, uno degli ultimi e più famosi quadri di Van Gogh, realizzato nel 1889
La Notte Stellata, uno degli ultimi e più famosi quadri di Van Gogh, realizzato nel 1889 (fonte: Wikipedia)

Qualche giorno dopo Vincent è già impiegato come supplente in una scuola metodista a Ramsgate, nei pressi di Londra: in realtà la sua vera ambizione è quella di intraprendere una carriera religiosa, sulle orme di quella del padre, e ciò diventa palese quando collabora con un altro pastore metodista a Isleworth e pronuncia il suo primo sermone; rimane immutato invece il suo interesse nei confronti dell’arte, dimostrato dalle assidue frequentazioni delle gallerie di Hampton Court. Le sue precarie condizioni di salute – fisica e mentale – preoccupano però la sua famiglia, che durante una breve visita di Vincent lo spingono ad accettare un impiego presso una libreria di Dordrecht: anche questa volta egli si mostra del tutto disinteressato al lavoro, preferendo rintanarsi sul retro a tradurre la Bibbia in varie lingue.

Deciso a iscriversi alla facoltà di teologia di Amsterdam, Vincent si trasferisce dallo zio paterno Johannes che vive nella capitale, e frequenta allo stesso tempo uno zio materno dal quale impara latino e greco; anche durante la permanenza in questa città continuano a essere assidue le visite alle biblioteche e ai musei locali, in particolare il Rijksmuseum. Falliti gli esami di ammissione e un successivo corso di evangelizzazione a Laeken, Vincent ottiene un incarico semestrale come predicatore laico nella regione assai povera del Borinage: egli si occupa di assistere i malati e predicare la Bibbia ai minatori, vivendo egli stesso in condizioni assai precarie. I suoi superiori, non vedendo di buon occhio una tale abnegazione, non gli rinnovano il contratto, ma lui si trasferisce imperterrito nella vicina Cuesmes dove persiste nella sua missione di assistere malati e bisognosi.

Solo intorno al 1880 le sue ambizioni religiose e mistiche sembrano diminuire, ed egli sviluppa il desiderio di approfondire attivamente lo studio e le tecniche della pittura, che del resto lo aveva interessato per tutta la vita: potendo ora contare sul pieno appoggio della famiglia, egli si trasferisce a Bruxelles e riprende la corrispondenza con Théo, che nel frattempo vive a Parigi. L’anno seguente va a vivere dai genitori a Etten, ma un’ennesima delusione amorosa spezza quello che sembrava un idillio, che lo spinge a troncare la convivenza con i familiari e perseguire le proprie ambizioni artistiche all’Aja, dove conosce i pittori Teersteg e Mauve e si fa mantenere a distanza dal fratello: cercando di mettere a tacere gli istinti suicidi che già lo perseguitano, si lancia anima e corpo sull’arte, realizzando le sue primissime opere.

Dal 1883 Vincent riprende a viaggiare, complice una dura lite con i suoi colleghi e la fine di una burrascosa relazione con una prostituta di nome Sien, e torna a vivere con i genitori che ora abitano a Nuenen: è qui che crea alcuni dei suoi primi capolavori, tra cui I mangiatori di patate dedicato ai poveri contadini del posto. Sconvolto dalla morte improvvisa del padre, nel 1885 si trasferisce ad Anversa, anche per sfuggire a una realtà provinciale come Nuenen e dalla diffidenza dei suoi abitanti. È in questo periodo che si avvicina al lavoro di Rubens e colleziona xilografie giapponesi, con cui decora la propria camera; la sua arte non è per nulla apprezzata dai suoi contemporanei, ma Vincent non si demoralizza e decide di raggiungere Théo a Parigi.

"I mangiatori di patate" di Vincent Van Gogh, realizzato nel 1885 e conservato al Museo Van Gogh di Amsterdam
“I mangiatori di patate” di Vincent Van Gogh, realizzato nel 1885 e conservato al Museo Van Gogh di Amsterdam (fonte: Wikipedia)

Una volta nella capitale francese, con grande sollievo del fratello, egli conosce una delle fasi più prolifiche e “gioiose” del suo percorso artistico e anche della sua vita; nel frattempo fa la conoscenza di numerosi artisti di spicco come Toulouse-Lautrec, Monet, Degas, Pissarro, Renoir e, nel 1886, Paul Gauguin. Dopo un’altrettanto istruttiva esperienza ad Asnières in compagnia dell’amico Paul Signac, nel 1888 si trasferisce ad Arles, curioso di visitare il Meridione francese, che con i suoi colori e la sua natura lo conquista completamente: egli lavora senza sosta, realizzando un centinaio di disegni e acquerelli e 200 dipinti, tra cui spiccano la Notte stellata sul Rodano e la serie dei Girasoli.

Affittata l’ala destra di un edificio nel nord della città chiamato Casa Gialla, Vincent sogna di fondare una comunità di artisti dal nome di Atelier du Midi invitando gli amici Bernard e Gauguin. Quest’ultimo non è affatto interessato al progetto, che reputa troppo “romantico” per un ateo materialista come lui, ma Théo lo convince promettendo di pagargli la permanenza ad Arles. Una volta arrivato, Gauguin è profondamente deluso e infastidito dalla prospettiva di convivere con Vincent, che accusa di sperperare inutilmente il patrimonio in comune. Nel dicembre 1888 scoppia la prima lite tra loro, con Gauguin che schiva miracolosamente un bicchiere scagliatogli addosso dal collega; il 23 dicembre egli decide di lasciare Arles, ma non prima che Vincent, in preda a delle allucinazioni, lo minacci con un rasoio, finendo poi col tagliarsi il lobo dell’orecchio. Il giorno dopo viene prelevato dalla polizia e ricoverato nell’Hotel-Dieu, l’antico ospedale della città.

Sono numerosi i disturbi fisici e mentali che vengono diagnosticati a Vincent nel corso degli anni, tra i quali anche la schizofrenia, il disturbo bipolare, l’epilessia e la porfiria acuta intermittente; a questi si uniscono malnutrizione, insonnia ed eccessivo consumo di alcool e assenzio in particolare. La sua degenza termina però a gennaio del 1889, consentendogli di fare ritorno alla Casa Gialla: egli alterna momenti di estrema lucidità e serenità ad altri di profonda crisi che insospettiscono gli abitanti di Arles, 30 dei quali firmano una petizione per il suo internamento forzato in manicomio.

La petizione non viene accolta, ma Vincent si rende conto di essere in pessime condizioni di salute e si ricovera volontariamente alla Maison de Santé di Saint-Remy-de-Provence, vicino Arles. Pur non essendo davvero sottoposto a delle cure, Vincent trova una sua serenità, mantenendo la corrispondenza con Théo e avventurandosi (sorvegliato) anche fuori dalla struttura per dipingere paesaggi: è in questo periodo che realizza 150 dipinti, tra cui la Notte stellata. Ben presto però la solitudine lo attanaglia, e in seguito a una profonda crisi allucinatoria ingerisce dei colori velenosi nel tentativo di suicidarsi; gli viene così vietato di dipingere con i colori a olio.

Vincent si congeda dall’ospedale a maggio del 1890, tornando brevemente a Parigi e stabilendosi ad Anvers-sur-Oise, dove viene preso in cura dal dottor Paul-Ferdinand Gachet, anch’egli pittore ed appassionato di arte. È un periodo assai tormentato, come testimoniano le sue ultime opere come il Campo di grano con volo di corvi; in preda a depressione e solitudine, proprio mentre il pubblico sta lentamente cominciando a interessarsi alla sua arte, Vincent Van Gogh muore infliggendosi un colpo di rivoltella allo stomaco.

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