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Home » Cultura » Chi erano i Re Magi e quanti erano davvero? La leggenda del quarto magio

Chi erano i Re Magi e quanti erano davvero? La leggenda del quarto magio

La storia dei Re Magi va oltre il presepe: non erano tre, non erano re e i loro nomi sono un'invenzione medievale. Ecco cosa dice davvero il Vangelo.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino6 Gennaio 2026
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Re Magi
I tre Re Magi

Ogni 6 gennaio portiamo in processione tre figure: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, i Re Magi che secondo la tradizione portarono oro, incenso e mirra a Gesù Bambino. Ma questa immagine, così familiare nei nostri presepi, non corrisponde a quello che è scritto nei testi sacri.

L’unica fonte cristiana ufficiale che racconta l’episodio è il Vangelo di Matteo, che dedica all’evento appena dodici versetti. Il testo greco originale parla semplicemente di “magoi”, cioè sapienti astrologi arrivati “da oriente” a Gerusalemme. Non viene specificato quanti fossero, come si chiamassero o se fossero sovrani. La descrizione è essenziale: seguirono una stella, passarono prima da Erode chiedendo dove fosse nato il re dei Giudei, poi arrivarono a Betlemme guidati dall’astro.

La parola “Magi” nell’antichità aveva un significato preciso. Lo storico greco Erodoto, vissuto nel V secolo a.C., li descriveva come una delle sei tribù dei Medi, un antico popolo che viveva nell’attuale Iran. I Magi costituivano la casta sacerdotale della religione mazdea, il culto riformato da Zarathustra che venerava il dio unico Ahura Mazda.

Questi sacerdoti erano anche scienziati: studiavano l’astronomia e interpretavano i sogni, come attestano le fonti storiche persiane. Essendo astronomi, è plausibile che abbiano intrapreso un viaggio seguendo un fenomeno celeste. C’è un dettaglio ancora più sorprendente: nella loro religione si parlava di un Messia nato da una vergine e annunciato da una stella, destinato a salvare il mondo. Questa coincidenza con il racconto evangelico ha fatto riflettere gli studiosi su come Matteo, descritto come un semplice esattore delle tasse, potesse conoscere particolari così specifici della religione persiana.

i re magi
i re magi (fonte: Unsplash)

Il numero tre probabilmente si è affermato a causa dei tre doni citati nel Vangelo: oro, incenso e mirra. Ognuno aveva un significato profondo: l’oro rappresentava la regalità di Cristo, l’incenso la sua natura divina, la mirra la sua morte futura. Ma il numero tre aveva anche un valore simbolico più ampio: rappresentava i tre continenti conosciuti all’epoca (Asia, Europa e Africa), suggerendo che tutto il mondo aveva reso omaggio al Salvatore.

Come ha sottolineato papa Francesco nell’omelia del 6 gennaio 2016, i Magi rappresentano persone di ogni parte della terra accolte nella casa di Dio, dove non esistono più divisioni di razza, lingua o cultura.

La trasformazione dei Magi in re avvenne probabilmente attraverso l’interpretazione di alcuni passi dell’Antico Testamento. Nel libro di Isaia si legge: “Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere”, con riferimento a doni come oro e incenso. Nel Salmo 72 si elencano i re di Tarsis, Sceba e Saba che offrono tributi e doni, concludendo che “tutti i re gli si prostreranno dinanzi”.

I nomi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre sono comparsi molto più tardi, tra l’VIII e il XII secolo. La loro origine etimologica rivela provenienze geografiche diverse: Baldassarre ha radici babilonesi, Gaspare iraniche, Melchiorre fenicie. Nella lingua persiana antica questi nomi avevano significati simbolici: Gaspare “venerabile maestro”, Melchiorre “il mio re è luce”, Baldassarre “Bel, proteggi il re”.

Gran parte delle conoscenze tradizionali sui Magi deriva da fonti medievali, in particolare dal trasferimento delle loro presunte reliquie da Milano a Colonia nel 1164 e dalla Legenda Aurea di Giacomo da Varazze (1260-1298). Anche i Vangeli apocrifi, non riconosciuti dalla Chiesa, hanno alimentato leggende che hanno progressivamente arricchito la figura dei Magi.

Curiosamente, i nomi variano da tradizione a tradizione. In Siria, ad esempio, non sono Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ma Larvandad, Hormisdas e Gushnasaph. Esiste persino una leggenda del Quarto Magio, chiamato Artaban, che avrebbe dovuto portare pietre preziose a Gesù ma arrivò in ritardo a Betlemme. Secondo questo racconto, cercò Cristo per tutta la vita donando le sue gemme ai poveri, per incontrarlo finalmente dopo la Risurrezione. Il messaggio: ogni gesto di generosità verso chi ha bisogno è un dono fatto a Gesù stesso.

 

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