Quelle di Antonio Pioli, noto con lo pseudonimo di Wandrè, non erano chitarre normali, ma vere opere d’arte che incarnavano perfettamente l’utopia di un uomo che credeva nel potere politico della creatività. E non poteva essere che una Wandrè la chitarra portata al teatro Ariston da Lucio Corsi durante il Festival di Sanremo 2025, uno strumento dalla forma bellissima che ben si sposa con l’immagine del cantautore toscano. Ma chi era Antonio Pioli? Pioli nasce il 6 giugno del 1926 a Cavriago, in provincia di Reggio Emilia, un luogo che non si può non definire mitico. Noto anche per la presenza di un busto di Lenin.
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Il padre Roberto lavora come liutaio, passione che trasmette al figlio a cui spesso si rivolge dicendogli, ‘Va’ ndrè’ (vai indietro” in dialetto reggiano), che diventerà il suo soprannome. La sua carriera inizia ufficialmente nel 1957 quando capisce la potenza delle chitarre semiacustiche ed elettriche. Abbandona quindi la costruzione dei contrabbassi classici, per concentrarsi su questa nuova produzione. Ed è il “come” a fare la differenza. Wandrè introduce i manici in alluminio ed elimina le barre che contrastano la tensione delle corde, creando chitarre che danno un suono limpido. Le forme sono fantasiose, i colori brillanti. Insomma, non chitarre ma opere d’arte.
Tra i modelli più memorabili figurano la “Rock Oval”, la “BB” e la “Selene”, caratterizzate da un design visionario e da una leggerezza strutturale che le rendeva particolarmente apprezzate dai musicisti sperimentali. Le sue chitarre, prodotte tra gli anni ’50 e ’60, divennero veri e propri oggetti da collezione, oggi ricercati a livello internazionale.
Anche la fabbrica di chitarre Wandrè, la prima in Italia, è speciale. Di pianta circolare è un luogo dove operaie e operai non sono pezzi di una catena di montaggio, ma lavorano con soddisfazione. Le Wandrè hanno fatto il giro del mondo.
Sebbene Bob Dylan non sia stato un utilizzatore, ne era innamorato. E quando la vide in un negozio di strumenti musicali, nella Swinging London degli anni ’60 rimase folgorato (quanto può esserlo Dylan, insomma). Le Wandrè finirono tra le mani di Adriano Celentato e Francesco Guccini, di Eddie Van Halen, dei Kiss e degli Aerosmith. E perfino di Frank Zappa. Fino a Lucio Corsi.
Antonio Pioli Wandrè è scomparso nel 2004, ma la sua eredità continua a vivere nelle mani di collezionisti e musicisti che apprezzano il suo genio creativo. Il suo contributo alla liuteria moderna rimane un punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia esplorare il confine tra musica, design e avanguardia.



