È stato per più di un secolo il più efficace e popolare sistema di comunicazione a lunga distanza, dall’importanza cruciale soprattutto in ambito bellico e marittimo: stiamo parlando del codice Morse, sviluppato dall’inventore statunitense Samuel Morse con l’aiuto del collega e macchinista Alfred Vail. Raccontiamo la sua storia e spieghiamo il suo funzionamento proprio oggi, a 153 anni dalla morte del celebre studioso.
Il codice (o alfabeto) Morse è un sistema di trasmissione di lettere, numeri e segni di punteggiatura tramite dei segnali a intermittenza opportunamente codificati. Esso si serve fondamentalmente di 4 simboli in combinazione tra loro: punto, linea, intervallo corto e intervallo lungo. Originariamente, nella prima versione sviluppata da Morse e Vail, il codice prevedeva varie combinazioni di punti e linee, ognuna delle quali corrispondeva a un numero; ogni numero corrispondeva a sua volta a una parola, riportata in un apposito libretto. Solo in un secondo momento, principalmente per merito della maggior esperienza tecnica di Vail, fu possibile sviluppare un sistema più semplice, in cui a ogni lettera dell’alfabeto o simbolo corrispondeva direttamente una precisa combinazione di punti, linee e pause e poteva essere trasmessa singolarmente.
La realizzazione del codice Morse si inserisce nel contesto dell’invenzione del telegrafo a filo, il cui brevetto fu depositato da Morse nel 1838: era necessario infatti un codice rapido e intuitivo per la trasmissione di messaggi tramite il nuovo apparecchio. Ulteriormente messo a punto negli anni successivi, il nuovo codice venne infine brevettato nel 1840, e fu dato il via alla costruzione della prima linea telegrafica, che collegava Baltimora e Washington. Proprio utilizzando il codice Morse riveduto e corretto, il 24 maggio 1844, venne trasmesso il primo messaggio: “Cos’ha fatto Dio?” (What hath God wrought?), espressione tratta dal libro dei Numeri della Bibbia.

Il successo di questo innovativo sistema di comunicazione fu immediato e di portata planetaria: esso si impose fin da subito come uno standard imprescindibile per la codifica delle informazioni, e soprattutto in campo marittimo fu mantenuto come standard internazionale di comunicazione. Il telegrafo e il codice Morse si resero indispensabili per innumerevoli missioni di salvataggio in mare: tra queste ricordiamo ad esempio quella delle navi Carpathia e Olympic, che nel 1912 riuscirono a mettere in salvo 705 passeggeri sopravvissuti all’affondamento del Titanic proprio in seguito alle richieste d’aiuto ricevute in codice Morse prima che il gigantesco transatlantico si inabissasse; tali richieste di aiuto furono trasmesse con il convenzionale messaggio di emergenza SOS (acronimo di “Save Our Souls“), che in codice Morse consiste in una sequenza di 3 punti, 3 linee e 3 punti.
Il codice Morse seppe resistere incontrastato alla prova del tempo e all’introduzione di sistemi di comunicazione alternativi per più di un secolo; venne dichiarato obsoleto e infine progressivamente abbandonato da vari Paesi alla fine degli anni ’90, soppiantato da forme più moderne di tecnologia. L’ultimo messaggio in codice Morse trasmesso negli Stati Uniti, il 12 luglio 1999, dalla stazione Globe Wireless a Half Moon Bay, in California, ripropose quello originale del 1844; ma subito dopo venne aggiunto l’acronimo SK, che sta per “fine della trasmissione”.



