Solo qualche ora fa, Re Carlo ha ufficialmente privato il fratello Andrea del titolo di principe dopo il coinvolgimento nello scandalo Epstein. Ma come fanno i nobili britannici a conquistare il proprio titolo? Tutto si lega a un antico sistema di potere chiamato “peerage”. I “Peers” (i nobili), nel Medioevo, erano vassalli del monarca: giuravano fedeltà al re o alla regina in cambio di terre o denaro. Nel sistema feudale, questi titoli si tramandavano di padre in figlio maschio, insieme ai territori da governare.
Oggi potrebbe sembrare un sistema superato, ma la realtà è diversa: dal 1999, 92 nobili ereditari occupano ancora seggi nella Camera dei Lord, l’equivalente del nostro Senato, dove votano e revisionano le leggi.
Al vertice ci sono il re e la regina. Attenzione però: se un re sale al trono, sua moglie diventa “regina consorte”, ma se è una donna a regnare, suo marito non ottiene automaticamente un titolo. Il principe Filippo, per esempio, era “Duca di Edimburgo” e solo nel 1957 la regina Elisabetta II gli conferì ufficialmente il titolo di principe.
Subito sotto troviamo i duchi e le duchesse, i titoli più prestigiosi della nobiltà. Un duca tradizionalmente governava un ducato (un vasto territorio) e spesso il titolo veniva dato a membri della famiglia reale. Per questo motivo i reali britannici hanno titoli territoriali come “Duca di Cambridge” o “Duchessa di Sussex”.
Poi ci sono marchesi e marchesi, che nel Medioevo governavano i territori di confine tra Galles e Scozia, con la responsabilità extra di difenderli dagli invasori.

Il terzo gradino spetta a conti e contesse. In origine, un conte era una specie di governatore tuttofare: amministrava una contea, riscuoteva tasse e multe, faceva da giudice. Il suo compenso? Aveva diritto a un terzo di tutti i soldi raccolti con le multe.
I visconti e le viscontesse erano letteralmente “vice-conti”, assistenti dei conti. Oggi il titolo viene spesso dato ai figli dei conti.
Infine ci sono baroni e baronesse, il gradino più basso della nobiltà tradizionale. Il barone era il “capo inquilino” del sovrano e gestiva diversi feudi (suddivisioni di una contea).
Qui sta il punto centrale: un titolo non può essere lasciato in eredità a qualcuno scelto dal nobile. Il titolo passa all’erede legittimo più anziano secondo regole stabilite in documenti reali chiamati “lettere patenti”.
Tradizionalmente, i titoli passavano solo ai figli maschi primogeniti. Questo sistema si chiama “male primogeniture” (primogenitura maschile) e fino a poco tempo fa sembrava ovvio: le donne si dedicavano alla famiglia, mentre gli uomini gestivano le ricchezze. Se una donna avesse ereditato il titolo, sposandosi lo avrebbe portato “fuori” dalla famiglia.
Ma attenzione: alcuni titoli possono passare alle figlie in assenza di eredi maschi, ma solo se specificamente indicato nelle lettere patenti. In Scozia, a differenza di Inghilterra e Galles, è già prassi che le figlie possano ereditare normalmente.
Nel 1958 è stata introdotta una novità rivoluzionaria: i “life peers” (pari a vita). Questi titoli non hanno niente a che fare con l’ereditarietà. Vengono assegnati dal Primo Ministro e confermati dal sovrano a persone che si sono distinte nella società: medici illustri, professori, veterani di guerra, imprenditori. Non puoi trasmettere il titolo ai tuoi figli, ma ottieni comunque un posto nella Camera dei Lord.
Dal 2015, un movimento chiamato “Daughters’ Rights” (i diritti delle figlie) sta lottando per cambiare la legge e permettere anche alle donne di ereditare i titoli nobiliari alla pari degli uomini. L’argomento? In un paese che ha avuto la regina Elisabetta II sul trono per 70 anni e due donne come Primo Ministro, questo sistema è anacronistico.
Il problema è che dei 92 posti riservati ai nobili ereditari nella Camera dei Lord, oggi non c’è nemmeno una donna. L’ultima, la contessa di Mar, si è ritirata nel marzo 2020. Un tentativo di riforma nel 2013, soprannominato “legge di Downton Abbey” (dalla famosa serie TV), fallì proprio alla Camera dei Lord.
Potrebbe sembrare una questione da ricchi, e in effetti molti la vedono così. Ma c’è un punto fondamentale: questi nobili hanno ancora potere legislativo reale. Decidono sulle leggi che valgono per tutti i cittadini britannici. Dei 826 membri totali della Camera dei Lord, 92 sono ereditari, 709 sono membri a vita e 38 sono in congedo.
Quindi sì, nel 2025 i titoli di duca, conte e barone non sono solo decorazioni eleganti da usare nei film in costume. Sono parte viva del sistema politico britannico, per quanto controversa possa sembrare questa eredità medievale nell’era moderna.



