Ogni prima domenica di settembre, il piccolo borgo di Pacentro, ai piedi del monte Morrone nel Parco nazionale della Majella (sì, quello dei nonni di Madonna), si anima con una tradizione secolare: la Corsa degli zingari. Un evento che, da oltre 560 anni, rappresenta per la comunità locale un rito a metà tra il pagano e il cristiano, un’occasione di festa e un’espressione profonda di identità e appartenenza.
Ma cosa si cela dietro questo nome così particolare? Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il termine “zingari” non si riferisce all’etnia rom, ma deriva dal dialettale, sinonimo di “morto di fame”, “scalzo e nudo”, a ricordare le umili origini dei partecipanti. Secondo la ricostruzione storica più accreditata, la corsa serviva in passato a selezionare i giovani più validi per l’esercito del condottiero Giacomo Caldora, la cui famiglia è profondamente legata alla storia di Pacentro.

Oggi, la Corsa degli zingari è un’emozionante gara che vede pacentrani, giovani e meno, correre scalzi, dalla Pietra Spaccata attraverso il fiume Vella, fino alla Chiesa della Madonna di Loreto, in un percorso difficilissimo tra sassi e rovi. Un atto di devozione verso la Madonna, ma anche una prova di forza e coraggio.
L’edizione 2025 ha visto trionfare il quindicenne Andrea Paletta, che ha dedicato la vittoria al nonno scomparso, portando a casa il “Palio”, una pregiata stoffa che un tempo veniva utilizzata per cucire il vestito “buono”. Paletta ha “sconfitto” 25 partecipanti. Tra questi il più anziano di 62 anni, il più giovane di 14.
L’evento ha registrato un’affluenza record di oltre 30.000 presenze, con turisti provenienti da tutta Italia e dal mondo, e una forte partecipazione della comunità pacentrana emigrata, soprattutto in America e Australia.



