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Home » Cultura » Cosa vuol dire “Woke” e perché questa parola è così controversa?

Cosa vuol dire “Woke” e perché questa parola è così controversa?

Il termine woke diventa centrale nei movimenti progressisti, ma è anche un bersaglio per critiche da parte di alcuni gruppi politici.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino5 Marzo 2025Aggiornato:9 Luglio 2025
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la scritta woke su un palo della luce
la scritta woke su un palo della luce (fonte: Unsplash)
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Il termine “woke” ha una storia lunga e complessa, che affonda le sue radici nella comunità afroamericana. Fin dagli anni ’30, “woke” veniva usato come sinonimo di “awake” (sveglio) per indicare una consapevolezza delle ingiustizie sociali, in particolare quelle razziali. La frase “stay woke” appare in registrazioni della metà del XX secolo, come nel brano “Scottsboro Boys” del cantante folk Lead Belly. In questo contesto, essere “woke” significava essere attenti ai pericoli della discriminazione e della violenza razziale.

Il termine ha iniziato a diffondersi maggiormente negli anni 2010, quando il movimento Black Lives Matter lo ha adottato durante le proteste per la morte di Michael Brown nel 2014 a Ferguson, Missouri. In quell’occasione, “stay woke” ha assunto un significato più ampio, richiamando l’importanza di essere vigili rispetto alle ingiustizie sistemiche, come la violenza della polizia contro le persone afroamericane. Con il tempo, “woke” ha iniziato a riferirsi a una più ampia consapevolezza sociale, includendo battaglie per i diritti delle donne, delle persone LGBTQ+ e per la giustizia sociale in generale.

ragazza che protesta (fonte: Unsplash)

Il termine è stato ampiamente adottato sui social media, specialmente su Twitter, dove ha trovato risonanza tra i millennials e la Generazione Z. L’inclusione di “woke” nell’Oxford English Dictionary nel 2017 ha segnato la sua consacrazione nell’uso comune. Tuttavia, con la crescente diffusione, il termine ha iniziato a essere utilizzato anche in maniera sarcastica e critica, soprattutto da alcuni ambienti conservatori e centristi.

A partire dal 2019, “woke” è stato sempre più usato come termine dispregiativo da parte di critici della sinistra progressista. Politici come Donald Trump e Ron DeSantis lo hanno utilizzato per descrivere in modo negativo le battaglie per la giustizia sociale, accusandole di essere eccessive o ipocrite. Alcuni hanno coniato termini come “woke capitalism” o “woke-washing” per criticare aziende che adottano un linguaggio progressista a scopo di marketing piuttosto che per un reale impegno sociale.

Nelle ultime ore, Donald Trump, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, ha detto che la cultura woke è ormai finita.

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