C’è un giorno nell’anno in cui milioni di fedeli escono di casa con una piccola croce di cenere disegnata sulla fronte. È il Mercoledì delle Ceneri, una delle ricorrenze più antiche del calendario cristiano, che segna l’inizio ufficiale della Quaresima, il cammino di quaranta giorni che conduce alla Pasqua.
La data non è fissa: cade sempre il mercoledì che precede la prima domenica di Quaresima, e quindi varia di anno in anno. Per le Chiese cattoliche di rito romano e per molte comunità protestanti, questo giorno rappresenta un momento di penitenza, digiuno e astinenza dalle carni, un invito a rallentare, riflettere e prepararsi spiritualmente.
Il termine non è casuale. Durante la liturgia, il celebrante benedice un pizzico di cenere, ottenuta bruciando i rami d’ulivo della Domenica delle Palme dell’anno precedente, e la depone sul capo dei fedeli.
Non tutte le tradizioni cristiane celebrano le Ceneri nello stesso giorno. Nel rito ambrosiano, seguito a Milano e in alcune diocesi lombarde, la Quaresima comincia quattro giorni dopo rispetto al rito romano. Di conseguenza, anche l’imposizione delle ceneri è posticipata: avviene la prima domenica di Quaresima o il lunedì successivo. È questa la ragione storica per cui il carnevale ambrosiano, il celebre Carnevalone, dura più a lungo degli altri: non finisce il martedì, ma il sabato precedente la domenica di Quaresima.
Per secoli, la liturgia papale del Mercoledì delle Ceneri si è svolta nella basilica di Sant’Anastasia al Palatino, dove il cardinale protovescovo imponeva le ceneri al pontefice. Secondo uno studio del cardinale Niccolò Maria Antonelli risalente al 1727, il rito era già in uso prima di papa Gregorio I, nel VI secolo. Curiosamente, per diversi secoli l’imposizione avvenne in silenzio assoluto, senza pronunciare alcuna formula, prima che la tradizione delle parole venisse reintrodotta agli inizi del Settecento.
Dalla basilica partiva poi una solenne processione penitenziale, a piedi scalzi almeno fino al XII secolo, che saliva fino a Santa Sabina sull’Aventino per la messa stazionale. Interrotta nel Settecento, questa processione è stata ripristinata da papa Giovanni XXIII nel 1962, a partire dalla chiesa di Sant’Anselmo, e da allora è diventata un appuntamento fisso, salvo eccezioni, come nel 2021, quando la pandemia di Covid-19 costrinse papa Francesco a celebrare in San Pietro.

Come spesso accade con le grandi ricorrenze religiose, intorno al Mercoledì delle Ceneri si è sviluppato un ricco universo di costumi popolari, a volte molto lontani dallo spirito liturgico originale.
In Sardegna, nella Barbagia di Ollolai, sopravvive una tradizione pagana chiamata intinghinzu: i partecipanti si imbrattano il viso di fuliggine, parodiando ironicamente il rito quaresimale. A Ovodda, la festa del Mehuris de lessia prevede maschere in groppa ad asini, animali al guinzaglio e un fantoccio grottesco — Don Conte — con una pancia di stracci e il volto di sughero e cartapesta, che al tramonto viene bruciato e gettato in una scarpata. Identica sorte tocca al pupazzo della vicina Tiana, dove gli Intintos con il viso annerito di carbone girano il paese imbrattando chiunque incontrino.
Anche nel Nord Italia non mancano le eccentricità: a Borgosesia, il Mèrcü scüròt (“Mercoledì scuro” in piemontese) si celebra con un vero e proprio funerale del carnevale, con un corteo che visita tutte le osterie della città fino a notte fonda. A Lazise, invece, si friggono le aole, le alborelle del lago, e si nomina ufficialmente il nuovo “re del carnevale” in municipio.
