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Home » Cultura » Medici Senza Frontiere: come un piccolo gruppo di medici cambia il mondo (e perché dovremmo saperlo)

Medici Senza Frontiere: come un piccolo gruppo di medici cambia il mondo (e perché dovremmo saperlo)

La storia di Medici Senza Frontiere: gli eroi in camice che salvano vite in tutto il mondo. Dal 1971 cure gratuite senza confini né barriere.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino17 Settembre 2025
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Medici senza frontiere a Gaza
Medici senza frontiere a Gaza (fonte: Medici senza frontiere)

Medici Senza Frontiere (conosciuta anche con la sigla MSF, dal francese “Médecins Sans Frontières”) è un’organizzazione umanitaria internazionale che porta cure mediche gratuite dove ce n’è più bisogno. Questa organizzazione non governativa opera in 75 paesi diversi con oltre 65.000 persone tra medici, infermieri, logisti e volontari. Il loro motto potrebbe essere: “Dove c’è sofferenza, noi ci siamo“. MSF non fa distinzioni: cura tutti, indipendentemente dalla nazionalità, religione o colore della pelle.

La storia di MSF inizia nel 1971 a Parigi, durante un periodo molto difficile della storia. Alcuni medici francesi, tra cui Bernard Kouchner, avevano lavorato come volontari durante la guerra del Biafra in Nigeria, assistendo a scene terribili di violenza e genocidio. Quando tornarono in Francia, erano scioccati dal silenzio dei media su quello che avevano visto.

Decisero quindi di creare un’organizzazione medica che fosse “più libera nelle parole e nelle azioni” rispetto alla tradizionale Croce Rossa. Il 22 dicembre 1971 nacque così Medici Senza Frontiere, con circa 300 volontari iniziali. Il loro primo intervento fu nel 1972 in Nicaragua, per aiutare le vittime di un devastante terremoto.

Nel 1999, MSF ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace per il suo instancabile lavoro nel portare cure mediche anche nei luoghi più pericolosi e dimenticati del pianeta.

Dottoressa che visita bambino
Dottoressa che visita bambino (fonte: Medici senza frontiere)

MSF è organizzata come una grande famiglia internazionale. Ci sono 26 sezioni nazionali (compresa quella italiana) e 6 centri operativi principali che coordinano gli interventi sul campo. Il quartier generale internazionale si trova a Ginevra, in Svizzera, dove vengono prese le decisioni più importanti.

Quello che rende speciale MSF è la sua indipendenza economica: il 98% dei fondi arriva da donazioni private di persone comuni (circa 7 milioni di donatori in tutto il mondo), non da governi. Questo significa che possono decidere dove e come intervenire senza pressioni politiche. In Italia, molte persone supportano MSF anche attraverso il 5×1000, quel codice che si può inserire nella dichiarazione dei redditi.

MSF interviene principalmente in situazioni di emergenza: guerre, epidemie, catastrofi naturali, crisi umanitarie. I loro operatori costruiscono ospedali da campo, curano feriti di guerra, combattono epidemie come Ebola o colera, e assistono rifugiati in fuga da conflitti.

Alcuni degli interventi più significativi degli ultimi anni includono il soccorso alle vittime dello tsunami del 2004 nell’Oceano Indiano, la lotta contro l’epidemia di Ebola in Africa Occidentale, l’assistenza ai rifugiati Rohingya in Bangladesh, e il salvataggio di migranti nel Mar Mediterraneo. E a Gaza, dove oggi è morto il collaboratore Hussein Alnajjar. Al momento sono 13 i membri dello staff uccisi dall’inizio della guerra.

Dal 1999, MSF opera anche in Italia per assistere migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Attualmente gestisce progetti in Calabria (assistenza agli sbarchi), a Ventimiglia (clinica mobile per migranti in transito verso la Francia) e a Palermo (supporto a vittime di torture). Durante la pandemia di Covid-19, MSF ha anche supportato ospedali italiani in Lombardia e nelle Marche.

Una delle attività più conosciute di MSF è il salvataggio di persone nel Mediterraneo centrale. Dal 2015, utilizzando diverse navi (attualmente la Geo Barents), MSF ha contribuito a salvare oltre 80.000 vite in mare, rispettando sempre il diritto marittimo internazionale.

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