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Home » Cultura » Dal sugo alla gloria, la cucina italiana a un passo dal diventare Patrimonio dell’Umanità UNESCO

Dal sugo alla gloria, la cucina italiana a un passo dal diventare Patrimonio dell’Umanità UNESCO

L'Unesco ha dato il primo via libera alla cucina italiana come patrimonio immateriale dell'umanità. La decisione finale a dicembre 2024 a New Delhi.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino10 Novembre 2025
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un delizioso piatto di pasta
un delizioso piatto di pasta (fonte: Unsplash)

L’Unesco ha dato il primo via libera storico alla candidatura della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità. Questa mattina del 10 novembre l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura ha reso pubblica la valutazione tecnica del dossier di candidatura, e l’organo degli esperti mondiali ha espresso parere positivo. Si tratta del primo fondamentale passaggio che ora dovrà affrontare lo scrutinio finale.

La decisione definitiva, di natura politica, sarà presa dal Comitato intergovernativo dell’Unesco durante la riunione prevista a New Delhi, in India, dall’8 al 13 dicembre. Se il giudizio tecnico venisse confermato dal Comitato politico, la cucina italiana diventerebbe la prima cucina al mondo a ottenere, nel suo complesso, il riconoscimento Unesco.

Pier Luigi Petrillo, professore alla Luiss Guido Carli e curatore del dossier di candidatura, ha commentato la notizia con soddisfazione ma anche con prudenza. La valutazione tecnica pubblicata dimostra che il dossier è ben fatto ed è coerente con gli obiettivi dell’Unesco. Tuttavia, Petrillo ha sottolineato un punto cruciale: questo primo sì non deve creare illusioni, perché il Comitato intergovernativo che si riunirà a dicembre ha la possibilità di rivedere completamente la decisione.

Una pizza Margherita
Una pizza Margherita (fonte: Unsplash)

L’Italia vanta attualmente 20 riconoscimenti nella lista dei beni immateriali Unesco. A livello mondiale il paese si posiziona al secondo posto dopo la Turchia per riconoscimenti in campo agroalimentare, con cinque ingressi nel prestigioso elenco. Il percorso di candidatura è iniziato a marzo 2023, con l’impulso dei ministri Lollobrigida e Sangiuliano, e fin dall’inizio la strategia si è concentrata su un aspetto ambizioso: ottenere il riconoscimento della cucina italiana nel suo complesso, non per singole espressioni tecniche o produttive.

Questo approccio differenzia la candidatura italiana da quelle di altri paesi. La Francia, per esempio, è entrata nella lista Unesco per i pasti dell’alta gastronomia celebrativi della domenica o delle ricorrenze festive. Il Messico ha ottenuto il riconoscimento per i pasti celebrativi dei riti religiosi di una minoranza etnica, mentre la Corea vanta il riconoscimento per la tecnica della fermentazione del Kimchi. L’Italia ha invece puntato a valorizzare l’intera tradizione culinaria nazionale.

Tra le altre decisioni pubblicate oggi dall’Unesco figurano lo yodel svizzero, il son cubano, gli origami giapponesi, il vino passito cipriota e la passione di Cristo in Messico. La giornata ha dunque segnato un momento importante per diversi patrimoni culturali nel mondo.

Ora tutti gli occhi sono puntati su dicembre, quando a New Delhi il Comitato intergovernativo dell’Unesco prenderà la decisione finale che potrebbe consegnare alla cucina italiana un primato mondiale senza precedenti.

 

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