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Home » Cultura » Hindi, inglese e greco sono figli di una stessa lingua (e per capirlo ci abbiamo messo un po’)

Hindi, inglese e greco sono figli di una stessa lingua (e per capirlo ci abbiamo messo un po’)

 Una lingua perduta nel tempo unisce la maggior parte delle lingue europee e asiatiche: ecco come gli scienziati l'hanno scoperta senza averla mai sentita.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino30 Settembre 2025
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vecchie iscrizioni
vecchie iscrizioni (fonte: Unsplash)

Chi studia una lingua straniera sa che parole diverse spesso sembrano stranamente familiari. La parola francese “mort” (morto) ricorda l’inglese “murder” (omicidio). Il tedesco “Hund” (cane) è praticamente identico all’inglese “hound” (segugio). Il ceco “sestra” assomiglia all’inglese “sister” (sorella). E se vi dico che in albanese “kau” significa bue, forse non vi sorprenderete più di tanto.

Ma perché queste somiglianze esistono? La risposta è sorprendente e affascinante: queste parole sono effettivamente imparentate tra loro. Discendono tutte da un’unica lingua ancestrale che esisteva migliaia di anni fa e che oggi chiamiamo proto-indoeuropeo.

Il proto-indoeuropeo, abbreviato spesso come PIE dall’inglese Proto-Indo-European, è una lingua che probabilmente veniva parlata da qualche parte in Eurasia fino a 8.000 anni fa. Questa lingua esisteva molto prima dell’invenzione della scrittura, quindi non è mai stata scritta su pietra, argilla o pergamena. Nessuno l’ha mai sentita parlare, eppure gli studiosi sono riusciti a ricostruirne molte caratteristiche usando metodi scientifici sofisticati.

Ma come facciamo a sapere che questa lingua misteriosa è davvero esistita? La consapevolezza moderna di questa connessione tra le lingue cominciò a prendere forma durante il Rinascimento e i primi periodi coloniali. Studiosi europei che lavoravano in India, come Gaston Coeurdoux e William Jones, conoscevano già i legami tra le lingue europee, ma rimasero stupefatti quando scoprirono echi di latino, greco e tedesco in parole sanscrite come “mā́tṛ” (madre), “bhrā́tṛ” (fratello) e “dúhitṛ” (figlia).

antiche iscrizioni
antiche iscrizioni (fonte: Unsplash)

Queste somiglianze non potevano essere semplici prestiti linguistici, perché quelle lingue non avevano mai avuto contatti storici diretti. E sicuramente non potevano essere coincidenze casuali. Dopotutto, mentre alcune parole si assomigliano per puro caso (come il thailandese “fai” che suona come l’inglese “fire” senza alcun motivo), troppe somiglianze sistematiche non possono essere ignorate.

Quello che rese la scoperta ancora più convincente fu la natura sistematica di queste corrispondenze. Il “bh-” sanscrito corrispondeva al “b-” germanico non solo in “bhrā́tṛ” (fratello) ma anche in “bhar” (orso). Nel frattempo, il “p-” sanscrito si allineava con il “p-” latino e greco, ma con la “f-” germanica.

Poteva esserci una sola spiegazione per corrispondenze così regolari: le lingue dovevano discendere da un unico antenato comune, la cui antica frammentazione aveva portato ai loro percorsi evolutivi distinti. Ricerche recenti hanno confermato che il proto-indoeuropeo fu portato in Europa intorno al 3.000 a.C. da gruppi di persone provenienti dalle steppe eurasiatiche, l’enorme distesa di praterie che si estende dalla Romania fino al Kazakistan.

Nel XIX secolo, studiosi come Rasmus Rask, Franz Bopp e August Schleicher sistematizzarono queste osservazioni. Dimostrarono che, confrontando e invertendo i cambiamenti subiti dalle parole di ciascuna lingua discendente, era possibile ricostruire le parole della lingua ancestrale perduta. Queste intuizioni non solo gettarono le basi della linguistica storica moderna, ma influenzarono persino la concezione darwiniana dell’evoluzione biologica.

Come un genere biologico, le lingue indoeuropee formano una famiglia. Alla loro radice c’è l’antenato PIE, mentre le lingue discendenti si ramificano come specie per formare un albero genealogico.

La famiglia indoeuropea include le lingue indo-arie come il sanscrito e l’hindi, le lingue iraniane come il persiano e il curdo, l’ellenico che comprende il greco antico e moderno, l’italico con latino, spagnolo e italiano, il germanico con inglese, olandese e tedesco, le lingue balto-slave come russo e lituano, e le lingue celtiche come gallese e bretone. Fanno parte della famiglia anche l’armeno e l’albanese.

Rami estinti, testimoniati solo attraverso documenti scritti, includono l’anatolico (con l’ittita) e il tocario. Lingue come il frigio, il dardano e il trace sembrano probabilmente essere state indoeuropee, ma non sono ben documentate nei documenti storici.

Non tutte le lingue indiane o europee sono indoeuropee! Tra le lingue indiane non indoeuropee ci sono le lingue dravidiche come il tamil e il telugu. In Europa, lingue al di fuori della famiglia includono il basco, il georgiano, il maltese e il finlandese. Se confrontate le parole finlandesi “jalka” (piede), “isä” (padre) e “viisi” (cinque) con le loro corrispondenti in altre lingue europee, noterete che sono completamente diverse.

Purtroppo, le parole, le idee e le identità effettive dei parlanti proto-indoeuropei sono svanite nell’aria molti millenni fa. Eppure i pattern nelle loro lingue discendenti conservano abbastanza struttura per permetterci di intravederne almeno un’ombra. L’italiano è una delle oltre 400 lingue indoeuropee che si ritiene discendano tutte da questo unico progenitore linguistico.

 

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