Sono trascorsi esattamente 100 anni dal 10 aprile 1925, giorno in cui lo scrittore Francis Scott Fitzgerald pubblicò a New York la prima edizione de Il grande Gatsby: dopo una reazione inizialmente piuttosto tiepida da parte del pubblico, il romanzo ricevette una seconda chance vent’anni più tardi (e 5 anni dopo la morte di Fitzgerald), raccogliendo finalmente il successo che l’autore sperava ottenesse. Ecco la storia e la fortuna di questo capolavoro della letteratura, che T.S. Eliot arrivò a definire “il primo passo avanti fatto dalla narrativa americana dopo Henry James”.
Forte del successo di Belli e dannati, Fitzgerald si approccia alla stesura de Il grande Gatsby ispirandosi in parte a un duplice omicidio avvenuto 3 anni prima nel New Jersey, con protagonista un prete Episcopale e la sua amante segreta: si tratta di uno dei primi casi di cronaca ad ottenere un’attenzione morbosa da parte della stampa, influenzando l’opinione pubblica nel corso delle indagini. Quanto al titolo, inizialmente la scelta verte su Il Trimalcione del West Egg: un chiaro riferimento al “nuovo ricco” su cui è incentrato il Satyricon di Petronio; Fitzgerald decide però in un secondo momento di puntare su un titolo più convenzionale, ipotizzando che non siano in molti a cogliere la correlazione con il classico della letteratura latina.
La storia è narrata da Nick Carraway, un puritano agente di borsa del Midwest trasferitosi nel villaggio aristocratico di West Egg, ed è incentrata principalmente sul suo vicino di casa, il misterioso ed eccentrico Jay Gatsby: un uomo di origini umili che nel corso della sua vita ha accumulato ingenti ricchezze, di cui fa ora sfoggio organizzando frequenti feste nel suo sfarzoso palazzo e invitando i più illustri membri dell’alta borghesia dell’epoca. Quando Gatsby decide di sfruttare il suo nuovo stile di vita per riconquistare una donna amata in gioventù e ora sposata, la situazione precipita rapidamente, e non sarà soltanto lui a farne le spese.

Al momento della sua pubblicazione, il 10 aprile 1925, Il grande Gatsby non ottiene molto successo: i lettori non sembrano molto interessati alla storia, considerata superficiale, né tantomeno a leggere tra le righe l’analisi che Fitzgerald sta facendo della società del suo tempo, nonché del declino di quel “mito americano” che per lungo tempo aveva affascinato gli scrittori a lui precedenti.
La seconda occasione arriva purtroppo solo dopo la morte dell’autore, ossia nel 1945: viene infatti organizzata una ristampa del romanzo, citato insieme ad altri libri in un elenco di opere letterarie che l’esercito degli Stati Uniti intende inviare al fronte, per intrattenere le truppe impegnate nello sforzo bellico della seconda guerra mondiale. È a quel punto che il pubblico si accorge finalmente della forza de Il grande Gatsby come riflessione sulla grande complessità dell’animo umano, ma soprattutto come ritratto di quella “gabbia dorata” che fu l’età del jazz, con tutte le sue tragedie e contraddizioni, e lo proietterà nell’Olimpo dei grandi classici della letteratura mondiale.



