Nel corso della storia, il cinema è stato spesso usato come strumento di propaganda politica, ma pochi film incarnano questa funzione come Il trionfo della volontà. Diretto da Leni Riefenstahl, il documentario è un esempio inquietante di come il linguaggio cinematografico possa essere piegato a fini ideologici. Commissionato da Adolf Hitler per celebrare il congresso del Partito Nazionalsocialista a Norimberga nel 1934, infatti, il film servì a glorificare il regime nazista, trasformando la politica in spettacolo e la leadership di Hitler in un culto.
Leni Riefenstahl, ex attrice e regista di talento, aveva già realizzato un film per il Partito Nazista, La vittoria della fede, ma con Il trionfo della volontà porta la propaganda cinematografica a un livello senza precedenti. Utilizzando tecniche innovative per l’epoca, come carrellate, riprese aeree, angolazioni studiate e montaggio ritmico, la regista riesce a creare un’estetica che conferisce al congresso nazista un’aura quasi mistica.

Il film si apre con immagini di nuvole e della città di Norimberga vista dall’alto, mentre un aereo si avvicina. Il montaggio, poi, attribuisce alla figura di Hitler, mentre scende dall’aereo, il ruolo di una sorta di messia, arrivato dal cielo per portare ordine e potenza alla Germania. Da subito, dunque, il tono è chiaro: il Führer non è solo un leader politico, ma un’icona carismatica e indiscutibile. Seguono, poi, immagini di parate militari, folle osannanti e discorsi enfatici. Così la Riefenstahl costruisce un racconto di forza e unità. Non c’è spazio per il dissenso o l’individualità: il partito e il popolo sono un’unica entità compatta.
A differenza della propaganda più esplicita, però, il film non contiene attacchi diretti agli oppositori politici né richiami all’antisemitismo. Il suo scopo non è denunciare, ma persuadere attraverso l’emozione e la suggestione visiva. La bellezza estetica delle immagini e la loro perfezione formale, dunque, sono al servizio di un un messaggio specifico: la Germania sta risorgendo e lo sta facendo grazie al Führer.
Tutto questo, peró, ha avuto delle conseguenze sulla carriera della regista. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, infatti, Il trionfo della volontà viene bandito in molti paesi e la Riefenstahl è accusata di aver collaborato con il regime nazista. La regista, pur negando di aver avuto intenzioni politiche, non riuscirà mai a scrollarsi di dosso l’ombra del film. Il suo lavoro, dunque, rimane un paradosso della storia del cinema: un capolavoro tecnico e formale che, tuttavia, è indissolubilmente legato a una delle pagine più oscure del Novecento.



