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Home » Cultura » La Storia, come finisce il romanzo di Elsa Morante?

La Storia, come finisce il romanzo di Elsa Morante?

Ecco come finisce La Storia, il celebre romanzo di Elsa Morante, da cui è tratta la serie tv con Jasmine Trinca oggi in tv.
Agnese AlbertiniDi Agnese Albertini8 Gennaio 2024
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Frame tratto dalla serie tv Rai La Storia
Frame tratto dalla serie tv Rai La Storia (Picomedia)

La Storia, il romanzo di Elsa Morante, finisce con Davide che, vittima di un’overdose, muore nel suo appartamento, dopo aver verbalmente aggredito Useppe (che era venuto a trovarlo insieme a Bella) durante uno dei suoi violenti scatti d’ira. L’abuso subito scuote profondamente Useppe, causandogli ricorrenti attacchi epilettici che alla fine lo conducono alla morte.  La madre, Ida, che al momento della morte del figlio era a scuola, torna a casa guidata da un presentimento. Alla vista del figlio morto, Ida perde la ragione e si rinchiude in casa per paura che qualcuno possa portarglielo via. Quando arrivano le autorità, sono costrette ad abbattere Bella, che si oppone loro in modo aggressivo. Ida viene poi ricoverata in un ospedale psichiatrico, dove morirà nove anni dopo.

(Picomedia)

Il romanzo “La Storia,” scritto da Elsa Morante nel 1974, è considerato una delle sue opere più riconosciute, sebbene sia stato oggetto di dibattiti e critiche. Morante dedicò almeno tre anni alla sua composizione e scelse di pubblicarlo direttamente in edizione tascabile, in brossura e a basso costo. Nel giugno del 1974, il romanzo vide la luce nella collana Gli Struzzi della casa editrice Einaudi.

La trama si svolge nella Roma della seconda guerra mondiale e del periodo immediatamente successivo, compreso tra il 1941 e il 1947. Presentato come un romanzo corale, serve da pretesto per dipingere un affresco degli eventi bellici attraverso gli occhi dei protagonisti e della popolazione provata.

I quartieri romani colpiti dai bombardamenti, come San Lorenzo, Testaccio, Pietralata, il ghetto ebraico di Roma, insieme alle periferie affollate da nuovi e vecchi poveri, e le alture dei Castelli Romani, dove si muovono le formazioni partigiane antinazifasciste, fungono da scenario realistico arricchito da una visionarietà poetica marcata che permea la narrazione.

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