Il maestoso leone alato, simbolo indiscusso di Venezia e della sua gloriosa Repubblica, potrebbe avere origini ben più lontane di quanto si immagini. Non Venezia, non la Siria, nemmeno l’Anatolia: recenti studi scientifici suggeriscono che la famosa statua bronzea del leone di piazza San Marco sia stata realizzata nientemeno che in Cina.
Alcuni ricercatori dell’Università di Padova, attraverso l’analisi isotopica del piombo, hanno scoperto che il rame utilizzato per la lega bronzea della statua proviene dal fiume Yangtze, in Cina. Questo studio, pubblicato sulla rivista Antiquity, getta nuova luce sull’enigmatica provenienza del leone, il cui stile misterioso aveva sempre suscitato parecchi interrogativi.
L’imponente statua, lunga 4 metri e alta 2,2 metri, installata in piazza San Marco nel XIII secolo, presenta infatti caratteristiche stilistiche più affini alle opere prodotte durante la dinastia Tang cinese (618-907 d.C.) che a quelle tipicamente medievali del Mediterraneo. Il muso e i segni lasciati dalla rimozione di corna preesistenti sono elementi che avvalorano questa ipotesi.

Ma come è giunto questo leone dalla Cina a Venezia? Gli studiosi ipotizzano un coinvolgimento di Marco Polo, o meglio di suo padre e suo zio, Niccolò e Maffeo Polo, che soggiornarono alla corte di Kublai Khan tra il 1264 e il 1268. Si pensa che proprio durante questo periodo abbiano acquisito la scultura, originariamente uno zhènmùshòu, un monumentale guardiano di tombe tipico della dinastia Tang e dalla forma simile a quella di un leone.
Una volta giunta a Venezia, la statua sarebbe stata modificata per assomigliare al simbolo di San Marco: le corna rimosse e una sorta di “parrucca” aggiunta a mo’ di criniera. L’assenza di documentazione scritta lascia spazio a varie interpretazioni, ma l’installazione del leone potrebbe aver avuto un significato politico, oltre a rappresentare un simbolo della sorprendente interconnessione del mondo medievale.
La colonna su cui poggia il leone proviene dall’Anatolia (regione compresa nell’attuale Turchia), e la statua stessa è stata restaurata più volte nel corso dei secoli, la prima volta nel 1293. Questo studio rivela un affascinante intreccio di storia, arte e cultura, dimostrando come anche i simboli più iconici possano celare segreti sorprendenti.



